Quel maniaco depressivo che ha inventato l’automobile e la roulette russa

5 Luglio 2013

francescaNon mi piace guidare la macchina.
La cosa è reciproca.
Alla macchina non piace essere guidata da me. Per via del fatto che tendo a confondere il freno con l’acceleratore. Oh, certo, scommetto che adesso è colpa mia e non del maniaco depressivo che quando ha inventato l’automobile ha avuto la folle idea di collegare la funzione FRENANTE e quella ACCELERANTE – che per evidenti motivi non andrebbero confuse – a due pedali IDENTICI, ATTACCATI L’UNO ALL’ALTRO, FUORI DAL CAMPO VISIVO DI CHI GUIDA (!!!).
Dopo l’automobile ha inventato la roulette russa.
Il giorno in cui gli alieni verranno a esportare la democrazia sul nostro pianeta avranno la meglio su di noi perché le loro astronavi avranno il freno e l’acceleratore in bella vista, azionati da due pulsanti luminosi di colori contrastanti, uno con scritto «Stop» e l’altro «Go», e quello sarà il segno evidente di una civiltà superiore.
Già, ci vuole poco.
Io comunque ho altri programmi che quello di schiantarmi contro il paracarri posteriore di un camion della nettezza urbana guidato da un cugino di secondo grado di Alemanno dopo aver accidentalmente pigiato il pedale sbagliato (io, non il cugino di Alemanno. Anche se, per il calcolo delle probabilità, avremmo un 25 per cento di possibilità di premere entrambi il pedale sbagliato). Per questo non me la sono presa troppo quando mi hanno bocciato per la terza volta all’esame di scuola guida.
Ok, la terza volta me la sono presa. Ma solo perché non mi hanno bocciato alla pratica, mi hanno bocciato direttamente alla visita medica. Era la cosa più umiliante che si potesse immaginare prima che qualche centinaio di parlamentari accettasse di dichiarare che una ballerina di lap-dance marocchina fosse la nipote del presidente egiziano.

«Buongiorno dottore»
«Buongior… oh, mi spiace, non posso darle la patente»
«Come sarebbe? Ma se nemmeno mi ha visto guidare! («Oddio, si è già sparsa la voce? Hanno un dossier?», ho pensato tra me e me)
«Quale dossier?»
«Mi scusi, credevo di stare parlando tra me e me»
«È per via dello strabismo»
«No, non credo che c’entri quello, è che certe volte quando parlo tra me e me dico le cose ad alta voce e…»
«È per via dello strabismo che non posso darle la patente»
«Sta scherzando?! Io ci vedo benissimo! («E comunque i pedali NON SI VEDONO. Quel deficiente li ha piazzati sotto al cruscotto», ho pensato tra m…cazzo)»
«Dice a me?»
«No, ce l’avevo con Henry Ford»
«Lasci che le spieghi perché non può guidare la macchina: il suo strabismo le inibisce la visione bioculare, e questo fa sì che lei percepisca in modo diverso la distanza dagli oggetti».
«Sta dicendo che quando da piccola mia madre mi diceva “Non stare così vicina al televisore” e io replicavo che il televisore non era vicino avevo ragione io?»
«Aveva ragione sua madre: guardare la televisione da vicino danneggia la vista»
«Mia madre era troppo rigida».
«Dice?»
«Il televisore era spento»
«Lo vuole un consiglio? Non torni qui alla motorizzazione: vada alla scuola guida. Lì pagherà una bella somma, troverà un medico compiacente che le prescriverà la guida con lenti e verrà promosa»
«Fare l’esame da privatista dopo che mi hanno bocciato tre volte? No, grazie. Non vorrei che poi mi ritrovo assessore regionale in Lombardia eletto con la Lega Nord».

È così che è nato il mio amore per la bicicletta.

Quando dai finestrini delle loro astronavi osservano le colonne di automobili inscatolate lungo le vie di quartieri dove il numero delle immatricolazioni supera quello delle nascite (succede: Roma, secondo municipio) loro pensano: «Non possiamo indugiare oltre, si stanno autodistruggendo, andiamo a esportare la nostra democrazia!».
Ma poi gli cade l’occhio su un ciclista.
«Ehi, comandante Scrunchk, venga a vedere! Quel ragazzino su due ruote frena con le mani e accelera con i piedi!». «Accidenti, è vero! Deve essere il loro Re». «Visto come corre? Va molto più veloce degli aspiranti suicidi chiusi nelle loro capsule semovibili». «E il serbatorio?». «Non lo vedo… non c’è!». «Uhm, quindi usa una fonte energetica più avanzata degli idrocarburi». «Guardi comandante, lì ce n’è un’altro». «Deve essere il loro Re».

Ah, la democrazia aliena: non vedo l’ora.

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