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A chi fa bene una città a 30 km/h

Campagna30, News • di 9 Luglio 2013

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C’è ormai un sostegno molto convinto, fra gli esperti di mobilità urbana, alla diffusione nelle città di un limite di velocità massimo di 30 chilometri orari nelle zone residenziali. Questo consenso quasi unanime è facile da comprendere, se si ha l’occasione di visitare una zona 30 in Italia o nel resto d’Europa, dove si diffondono sempre di più. Per i più scettici, è possibile andare oltre le impressioni personali e fare riferimento a un crescente numero di studi scientifici che quantificano esattamente i benefici di avere città o zone 30. Le strade sono una delle infrastrutture di base delle nostre società; di conseguenza, un loro miglioramento conviene a tutti.

A ciclisti e pedoni

Minore mortalità in caso di incidenti. Questo è sicuramente il punto più importante di tutti: allo stato attuale, nelle nostre strade si muore. Ogni anno, 35’000 persone in Europa muoiono a seguito di incidenti stradali, e 1,5 milioni rimangono gravemente feriti. L’Italia contribuisce in gran parte a queste cifre, con 5000 morti e 300’000 feriti all’anno, e quasi un quarto delle vittime di incidenti stradali sono pedoni e ciclisti, spesso appartenenti alle categorie più deboli, come anziani e bambini. Fra i fattori che aumentano la pericolosità delle strade, la velocità delle automobili ha il ruolo più importante: uno studio fatto a Londra ha mostrato come la quasi totalità degli incidenti che hanno provocato la morte di ciclisti sia avvenuta in strade con limite di velocità a 48 km/h o superiore.

Per quanto riguarda i pedoni, le cifre sono impressionanti e parlano da sole:

• Se una macchina investe un pedone a 65 km/h, lo uccide nel 90% dei casi
• Se lo investe a 50 km/h, lo uccide nel 20% dei casi
• Se lo investe a 30 km/h, lo uccide nel 3% dei casi
• L’Organizzazione Mondiale della Sanità, in un rapporto sulla sicurezza pedonale, ribadisce l’importanza di introdurre limiti a 30 km/h nelle città.
• Altri dati mostrano che a Londra, dopo l’introduzione in alcuni quartieri di zone con limiti a 30 km/h, c’è stata una riduzione in media del 46% nel numero di persone uccise o gravemente ferite in seguito a incidenti; questa cifra sale al 50% nel caso dei bambini. Uno studio pubblicato sul British Medical Journal conferma questi dati.
• Tutte queste cifre si traducono infine in una maggiore diffusione dell’uso della bici, con i conseguenti benefici in termini di salute, di vivibilità delle strade e, perché no, di felicità personale.

Ai residenti

Maggiore vivibilità delle strade. Nelle zone a 30, il rumore prodotto dal traffico si riduce di circa il 40%; come ricordato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’esposizione a un alto rumore di fondo disturba la qualità del sonno, provoca malattie cardiovascolari e disturbi nel comportamento. Più in generale, se le macchine vanno piano si può camminare e pedalare con maggiore serenità, o lasciare i bambini più liberi di girare da soli per il quartiere, sviluppando quindi la loro autonomia. Poiché le macchine che vanno più piano hanno bisogno di meno spazio per procedere in sicurezza, una maggiore superficie stradale può essere destinata a parcheggi (per auto o bici) o all’allargamento dei marciapiedi. Anche per i commercianti che operano nelle nostre città ci sarebbero dei benefici: sono ormai molto numerosi gli studi che dimostrano un aumento delle vendite in zone a traffico ridotto, dove la gente si reca a fare shopping in bicicletta.

Alla collettività

Minori costi sanitari. La riduzione nel numero di morti e feriti gravi, oltre a essere positiva in sé, si traduce anche in minori costi per l’assistenza medica, difficili da quantificare ma sicuramente rilevanti. In Italia, il PIL annuale perso a causa degli incidenti stradali è pari al 2%, e le spese sanitarie ne sono una componente importante.

Minore inquinamento. La riduzione della velocità di punta delle automobili comporta minori accelerazioni, una velocità media più costante, un traffico più scorrevole: ciò si traduce in una significativa riduzione dell’inquinamento atmosferico. Uno studio in Belgio ha confermato che nelle zone a 30 le emissioni di particolato sono ridotte significativamente. Per quanto riguarda altri agenti inquinanti, sono a disposizione degli studi fatti ad Amburgo, che hanno registrato una riduzione dal 10 fino al 30% della presenza nell’aria di ossidi di azoto, monossido di carbonio e idrocarburi. A Graz, nonostante le Zone 30 coprano l’80% della città, esse contribuiscono solo all’8% dell’inquinamento atmosferico totale.

A chi usa l’automobile

Minori costi di gestione. Una minore velocità di punta vuol dire anche una significativa riduzione dell’uso del carburante (del 12% secondo alcuni studi tedeschi), sicuramente apprezzabile oggi che il prezzo della benzina è al suo massimo storico. Inoltre, nelle zone a 30 anche le morti e i ferimenti gravi di automobilisti diminuiscono (ad esempio di circa il 30% a Portsmouth).

Tutte queste cifre portano chiaramente a un’importante conclusione: l’introduzione delle zone 30 non è una misura che favorisce un gruppo ai danni di un altro; essa va a vantaggio di tutti gli utenti della strada, e di tutta la società in generale.







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