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Ci hanno detto che rallentare in città non conviene. Ma Bologna ha fatto i conti

Ci hanno detto che rallentare in città non conviene. Ma Bologna ha fatto i conti
TAGS: Città 30

Per anni ci hanno ripetuto che abbassare i limiti di velocità nelle aree urbane avrebbe solo creato disagi. Più traffico, più ritardi, più nervosismo. Un ostacolo per chi lavora, una trovata ideologica, forse anche un modo per fare cassa con le multe.

Poi Bologna ha deciso di provarci davvero. Non con una misura simbolica, ma con una scelta strutturale: trasformarsi in una “Città 30”, dove il limite dei 30 km/h diventa la regola, e non più l’eccezione.

I primi risultati? Sorprendenti. E ben lontani da quanto molti si aspettavano.

Un esperimento reale, su dati reali

Lo studio arriva da GO-Mobility, azienda che ha analizzato oltre 135.000 viaggi registrati da scatole nere installate nelle auto. Un approccio oggettivo, basato su numeri, non su opinioni.

In appena sei mesi di applicazione del nuovo limite, Bologna ha risparmiato oltre 150 milioni di euro in costi sociali legati a incidenti stradali. Meno feriti, meno morti, meno ospedalizzazioni.

Ma non è solo una questione di sicurezza.

Meno stress, meno frenate, meno smog

Guidare a 30 km/h non ha rallentato la città, come molti detrattori del provvedimento temevano: su un tragitto medio di 10 minuti, il tempo aggiuntivo è stato inferiore a 30 secondi.

In compenso, lo stile di guida è cambiato

  • Frenate brusche ridotte del 58%
  • Accelerazioni anomale diminuite del 31%
  • Emissioni inquinanti calate fino al 17% per chilometro percorso

In pratica, meno nervosismo, meno traffico a singhiozzo, meno inquinamento.

La Città 30 non è solo un limite

Come abbiamo spiegato a più riprese anche qui su Bikeitalia, il concetto di “Città 30” è spesso frainteso.

Non si tratta semplicemente di cambiare i cartelli stradali: è un approccio urbano che punta a rendere le strade più vivibili, sicure e accessibili, soprattutto per le fasce più fragili – bambini, anziani, pedoni e ciclisti.

Tra i falsi miti da sfatare

🚫 “A 30 all’ora si va troppo lenti” → In realtà, la velocità media in città è già inferiore, spesso sotto i 20 km/h.

🚫 “Ci molto vuole più tempo per arrivare” → Falso: in un contesto urbano, una guida costante è più efficiente di continue accelerazioni e frenate.

🚫 “Aumenta l’inquinamento” → Al contrario: meno picchi, meno consumo di carburante.

Come ha dichiarato il CEO di GO-Mobility, Daniele Mancuso: “Avere dati precisi è fondamentale per valutare l’efficacia delle politiche. E questi dati parlano chiaro”.

Una scelta che si (ri)paga da sola

Il messaggio che arriva da Bologna è chiaro: rallentare conviene, anche in termini economici. Per ogni incidente evitato, la collettività risparmia denaro. Ma soprattutto, si evita il prezzo più alto: quello pagato in vite umane.

Questa non è una rivoluzione ideologica, ma un esempio concreto di come i dati possono guidare le scelte pubbliche. E forse, anche convincere i più scettici.

Il futuro delle città in Italia sarà a 30 km/h?

Bologna – sulla scia di Olbia, prima Città 30 in Italia ha dimostrato che cambiare si può. Che una città può scegliere di rallentare senza perdere tempo, ma guadagnando in sicurezza, qualità della vita e benessere collettivo.

Ma la vera domanda ora è un’altra: chi sarà la prossima? Perché la Città 30 non è solo una misura tecnica. È una visione. Una promessa. Quella di spazi urbani in cui muoversi non significa correre, ma convivere. Dove ogni strada diventa un luogo da attraversare, non da subire.

Oggi le città italiane hanno davanti un bivio: continuare a rincorrere l’illusione della velocità o iniziare a costruire un nuovo equilibrio urbano, più a misura di persona.

[Fonte]

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Commenti

  1. Marco ha detto:

    Non guardate i dati di Bologna, dell’ultimo anno…sono falsati.

    Purtroppo il calo di incidenti e relative conseguenze è dovuto sì ad una diminuzione della velocità media, ma questa è causata maggiormente dal traffico congestionato per via dei numerosi cantieri che l’amministrazione Comunale ha avviato per il nuovo Tram, piuttosto che per i limiti di velocità.

    Anzi, non ci sono più nemmeno i controlli in città nelle zone 30, ergo, gli automobilisti son tornati a sfrecciare come nulla fosse.

    Ve lo dico da Bolognese che (non sempre purtroppo) fa bikeworking.
    Ciao!

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