MENU
viaggi girolibero

Città 30: costi e approcci

Campagna30, News • di 10 Luglio 2013

citta-30

I benefici delle città a 30 sia in termini “sociali” che “economici”, sono sicuramente molto attraenti. Bisogna però riconoscere che trasformare le nostre città riducendo il limite di velocità a 30 km/h ha anche dei costi. È necessario tuttavia fare alcune considerazioni:

• i costi possono anche essere contenuti, come si vedrà meglio più sotto.
• se si pensa al fatto che queste misure salvano migliaia di vite umane ogni anno, allora il problema dei costi passa in secondo piano.
• in ogni caso, i costi sarebbero comunque minori dei benefici derivanti dal risparmio in spese sanitarie per le vittime degli incidenti, che diminuiscono notevolmente.

Ma vediamo meglio in cosa consistono questi costi. Senza scendere eccessivamente in dettagli tecnici, possiamo dire che nel progettare zone (o, meglio, interi centri urbani) a 30 km/h, si possono seguire due linee guida generali che si pongono a due estremi:

• un approccio “low-cost”, con la semplice installazione di segnaletica verticale che indica agli automobilisti che stanno entrando in una zona 30.
• una completa riprogettazione dello spazio urbano che costringa gli automobilisti a rallentare (dossi, chicane, restrizioni della sede stradale…)

Il primo approccio ha il vantaggio di essere decisamente poco costoso: con poche migliaia di euro si potrebbero installare dei cartelli stradali che segnalino il limite a 30 km/h in ampie zone residenziali. In tempi di crisi economica, le amministrazioni pubbliche tenderanno a preferire questo tipo di misure, rispetto al secondo. La città di Portsmouth (156’000 abitanti) ha speso quasi 600’000 € per portare il limite standard a 30 km/h, usando nella gran parte dei casi semplicemente dei cartelli indicatori. Il problema è che è stato più volte notato come gli automobilisti tendano a non rispettare il limite a 30, quando viene introdotto in questo modo.

Il secondo approccio è sicuramente più efficace, in quanto costringe fisicamente le automobili a rallentare; esso è però anche più costoso. Delle zone 30 fatte in questo modo negli ultimi anni a Londra sono costate fra le 40’000 e le 250’000 sterline l’una (circa 50’000 – 300’000 €), cifre sicuramente rilevanti.

traffic-calming-2

traffic-calming

La soluzione migliore è probabilmente quella di usare l’approccio low-cost nella gran parte delle zone urbane, intervenendo sull’infrastruttura stradale nei casi prioritari, come ad esempio nelle vicinanze delle scuole. Per assicurarsi che gli automobilisti rispettino sempre i limiti diventa fondamentale il ruolo svolto da polizia e vigili urbani. Un rappresentante della polizia britannica ha recentemente affermato durante una sessione della commissione parlamentare “Get Britain Cycling”, che in genere il limite a 30 km/h non è fatto rispettare in gran parte del territorio, rendendolo quindi inutile. Sia la città di Graz che quella di Portsmouth, invece, hanno potuto contare sul contributo dei vigili, che ha influito pesantemente sul successo nella riduzione della velocità.
In conclusione, quindi, dire che il limite 30 non verrebbe rispettato non può essere un alibi: se c’è una volontà e un impegno serio da parte della pubblica amministrazione e di tutti i cittadini, le cose si possono cambiare.

Per approfondimenti tecnici sulla moderazione del traffico si rimanda alla lettura del Quaderno n° 7 del Centro Studi FIAB Riccardo Gallimbeni

RACCOLTA FIRME

mob-nuova







2 Risposte a Città 30: costi e approcci

  1. massimo ha detto:

    beh… a Treviso c’è una delibera del comune che prevede i 30 km/h all’interno della cinta muraria ma si sono accorti che non ci sono i soldi neppure x i cartelli…

  2. severino ha detto:

    tutte le considerazioni sui costi/benefici sia in termini di salute che di denaro sono, da noi in Italia, decisamente secondari rispetto alla cultura del rispetto per gli altri. Ne siamo completamente privi. Partendo oggi ad educare i nuovi cittadini (per nuovi intendo i bimbi nati da poco) ci vorrebbero comunque circa trentanni!!! Nel frattempo cosa facciamo….discutiamo, ed è bene, sui limiti a 30 all’ora ma di piste ciclabili, degne di questo nome, niente? Ai nostri amministratori basterebbe andare nella vicina Svizzera per vedere dal vivo come si costruiscono e si gestiscono.
    ciao.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *