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Quello che ascolta la mia bicicletta

News • di 29 Luglio 2013

bici-suoni

Il senso dell’udito per un ciclista è importante. In ambiente urbano aiuta ad avere una maggiore consapevolezza dell’ambiente intorno a sé, percependo ad esempio i mezzi che stanno arrivando da dietro. Durante una scampagnata, ci permette di immergerci ancora di più nella natura: il richiamo di un uccello in lontananza, il vorticare del vento quando si va veloce…

Questi e molti altri sono i suoni che noi percepiamo quando siamo in bicicletta. Ma ad Antonio Mainenti, giovane artista del suono e appassionato ciclista di Pavia, interessano anche altri due tipi di suoni: quelli prodotti dal sistema ciclista+bici, e quelli percepiti dalla bici. Sì, in fondo sono tanti i ciclisti che danno un nome alla propria bici, e quindi la personificano: perché non fare quindi attenzione a ciò che lei ascolta mentre ci accompagna nei nostri viaggi? È proprio questo il nome del suo progetto: “Quello che ascolta la mia bicicletta”.

Montando un microfono a contatto sulla forcella della sua bici, Antonio ha potuto catturare e amplificare suoni che altrimenti vengono soffocati dal costante rimbombo di fondo che le macchine impongono alle nostre città: il cambio, i pedali che girano, o anche le stesse tensioni imposte dal peso del ciclista sul telaio del suo mezzo.
Difficile descrivere questi strani suoni a parole: la cosa migliore è vedere il video che Antonio ha realizzato per il World Listening Day 2013, un’iniziativa di un’organizzazione che cerca di promuovere una maggiore consapevolezza del mondo che ci circonda, attraverso la pratica dell’ascolto attivo del “soundscape”, del “paesaggio sonoro” in cui viviamo.

Sound Pedalling for World Listening Day 2013

Il video ci aveva incuriosito, per cui abbiamo deciso di contattare Antonio e farci spiegare meglio le sue idee. Ecco che cosa ci ha raccontato:

Bikeitalia (Paolo V.): Antonio, come hai realizzato le tue registrazioni?
Antonio: tramite un microfono a contatto. Il microfono a contatto è un microfono che capta le vibrazioni nelle superfici; se viene, come nel mio caso, attaccato alla forcella, l’intera bicicletta diventa come una cassa di risonanza. Per far capire meglio questa cosa, ho realizzato il video un po’ più commerciale “I’m not Diego”, interamente realizzato con i suoni campionati dalla bicicletta.

I’m not Diego

La sella suona come una cassa di batteria, i raggi strofinati dall’archetto del violino suonano come una chitarra distorta, il lucchetto a U percosso…ovviamente ho poi manipolato a mio gusto i suoni con il software audio che prediligo.
Diciamo che il microfono a contatto è il protagonista, quello che anche quando sono fermo al semaforo non smette di captare gli “sforzi” della bicicletta. Da fermo ad esempio capta le vibrazioni dei mezzi o il mio peso sulla sella, piuttosto che lo spingere della gamba appoggiata a terra. Sono tutte sensazioni difficili da immaginare, ma realmente la bici risuona in questo modo se stimolata.

B: Cosa ti ha spinto a fare queste registrazioni?
A: Questo progetto nasce per il World Listening Day 2013, la giornata mondiale dell’ascolto. Io avevo in mente questa cosa da tempo ed ho pensato bene di inserirla all’interno di questo contesto.
Credo che la percezione sonora del paesaggio in bicicletta per un ciclista anche non appassionato di ascolto, sia fondamentale per districarsi tra le auto, i suv, i motorini, i pedoni. Il mio contributo, in questo caso, è un omaggio alla bicicletta e tramite un processo artistico, ho condiviso il suo punto di ascolto interiore. Penso che questo possa incuriosire ogni appassionato di bicicletta a prescindere ed avvicinare alla bici i curiosi del suono e i creativi.
Non è la prima volta che utilizzo la bicicletta per esperienze sonore, il fatto stesso di pedalare mi libera a tal punto la mente così da farmi venire varie idee.
Ad esempio più di dieci anni fa, avevo pensato ad una composizione dove un oscillatore veniva alimentato dalla dinamo.
Qualche anno fa invece vivevo in Portogallo a Viseu, dove una vecchia strada ferrata è stata trasformata in pista ciclabile. Purtroppo la politica locale ha preferito il trasporto su ruota a quello su rotaia, ma almeno il percorso della ferrovia è stato recuperato.
In questa splendida cornice di alberi, contadini, capre, campagne, corsi d’acqua, ci passavo parecchio tempo libero pedalando, fino a quando non mi venne l’idea di registrare anche in quel caso ma in modo più semplice.

SEXTA: ecopista

B: Quindi sei già da tempo un appassionato di bici?
A: Sono un ciclista urbano ed extraurbano (nel senso che dalla periferia arrivo spesso nei paesini), la bicicletta è il mezzo di trasporto che prediligo, diciamo che è una delle passioni che mi accompagna da tutta la vita, dal triciclo in poi non ho più smesso. Non amo molto camminare e soprattutto correre, vado in bici anche per piccoli spostamenti; non mi piace guidare l’auto che utilizzo solo per necessità e molto raramente.
Con la bici vado ovunque: al lavoro, a fare la spesa, a prendere il treno…sono un ciclista tutto l’anno, con la neve e con il sole.
In questo periodo ho una city bike fine anni ’90 dove ho montato però dei copertoni polivalenti, proprio per poter andare ovunque.

B: Dato il tuo lavoro di artista del suono, vorrei chiederti: come pensi che cambierebbe il soundscape di una città se non ci fossero più macchine, ma solo bici e pedoni?
A: Questa è una domanda difficile, penso di sperimentare l’arte sonora con la bicicletta proprio per questo motivo: vorrei capire fino in fondo quello che succede da un punto di vista uditivo in strada e sono quasi convinto che la maggior parte di noi, non riuscirebbe ad immaginare un paesaggio urbano senza i suoni dei mezzi a motore. Intanto, ho cercato di entrare nella bici e registrando con il microfono a contatto mi sono accorto di quali suoni lei produca all’interno, tra gli ingranaggi; ho amplificato il cambio delle marce, la pressione delle dita sui freni e l’attrito dei pattini nei cerchioni. Questi suoni, per via del traffico di mezzi a motore, non li sentiamo e io li ho addirittura enfatizzati. Quindi la mia ricerca è proprio in quella direzione: immaginare, da un punto di vista uditivo, le strade senza auto, cominciando ad ascoltare in modo differente, se vuoi non naturale.
Da un punto di vista sonoro le strade senza macchine, ci darebbero la possibilità di guidare più liberamente, di distrarci un po’ almeno con l’udito. Come anche andando a piedi, potremmo apprezzare e gustarci i suoni della città non coperti dai mezzi a motore.
Inoltre quella sorta di suono fisso dovuto al traffico, quella serie di decibel, sicuramente influisce negativamente come lo smog per la nostra salute psico-fisica.

B: Cosa ti piace ascoltare, dell’ambiente urbano, durante le tue pedalate?
A: Mi piacciono i suoni casuali, quelli che non ti aspetti e ti colgono all’improvviso. Non mi piace ascoltare quelli che strillano al telefonino, però mi piace sentire il sub-woofer che pompa da qualche macchina, credo che colori il triste paesaggio sonoro del traffico a modo suo.
Mi piacciono i suoni dei centri storici chiusi veramente al traffico, gli ambulanti e i loro slogan, i bicchieri di vetro e il macina caffè del bar. Mi piace il suono delle ruote della bici nelle diverse situazioni: neve, terra, pietre, pozzanghere; mi piace quando ti sorpassa un ciclista sportivo, che senti arrivare il suono in lontananza.





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