Politiche

Lo Stato sta finanziando l’aumento del traffico

Lo Stato sta finanziando l’aumento del traffico

Il “Click Day” per le auto elettriche è durato quanto un temporale d’estate: in poche ore, 595 milioni di euro di fondi pubblici si sono volatilizzati. Una pioggia di denaro finita interamente sulle quattro ruote. Chi è riuscito a connettersi in tempo – avendone i requisiti – si è portato a casa il maxisconto, gli altri solo la certezza che, ancora una volta, lo Stato preferisce finanziare chi compra una macchina anziché chi prova a farne a meno.

Un paradosso dello Stato italiano: si spendono centinaia di milioni per rendere più accessibile l’auto “verde”, ma si tagliano i fondi per ciclabili, metropolitane e trasporto pubblico. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: meno mobilità sostenibile, più traffico.

La mobilità sostenibile resta al palo

La Legge di Bilancio 2026 racconta tutto ciò che non vogliamo vedere. Tra i numeri delle tabelle ministeriali si legge una storia chiara: meno trasporto pubblico, meno ciclabilità, meno sicurezza stradale.

Ecco alcuni dati*, partiamo con quelli preceduti dal segno “meno”, cioè i tagli:

  • -80 milioni per lo sviluppo delle metropolitane di Roma, Milano e Napoli, mentre in Europa città come Madrid o Parigi vantano reti tre volte più estese;
  • -12 milioni al Fondo Mobilità Sostenibile, destinato a bus ecologici, ciclovie e mezzi a idrogeno;
  • -2 milioni al Fondo Ciclovie Urbane, ora azzerato;
  • -159,5 milioni al Fondo per lo sviluppo infrastrutturale del Paese – sezione trasporti e viabilità.

Completiamo poi con le voci che rimangono a zero, come sottolinea Andrea Colombo**:

  • 0 euro per adeguare il Fondo Nazionale Trasporti, che da anni è strutturalmente sottofinanziato: secondo sindacati e aziende di trasporto pubblico mancano almeno 800 milioni, e in termini reali il valore del fondo è crollato del 36% rispetto al 2009.
  • 0 euro per finanziare le nuove opere di Trasporto Rapido di Massa – metropolitane, tramvie, ferrovie urbane – dopo che a maggio è scaduto l’Avviso pubblico del Ministero per raccogliere i progetti dei Comuni, per la prima volta a risorse zero.
  • 0 euro per attuare il Piano Nazionale della Sicurezza Stradale 2030, un piano da 1,4 miliardi che che avrebbe dovuto dimezzare i morti sulle strade: a metà del percorso, però, le morti sono diminuite solo del 5%, e la spesa per “interventi di sicurezza stradale ed educazione” è stata già ridotta di altri 4,6 milioni.

Un bilancio che parla chiaro: la mobilità sostenibile, per questo governo, è un argomento da convegno, non da Finanziaria.

Il paradosso italiano: più auto = più traffico

Milano, Roma e Napoli (ma la cosa è valida per moltissime realtà presenti su tutto il territorio nazionale, ndr) rappresentano plasticamente questo cortocircuito. Ogni mattina e sera (nelle ore di punta) queste città si bloccano, strette in una morsa di lamiere (elettriche e non). L’aria è la stessa, gli ingorghi pure.

Se compri un’auto elettrica, lo Stato ti premia. Se prendi la metro, ti arrangi con corse ridotte e tariffe aumentate. Risultato: più macchine in strada, anche se spacciate per “verdi”, ma il colore del traffico resta sempre grigio smog. E il traffico motorizzato non diminuisce, anzi: aumenta.

Bisogna dirlo con chiarezza: l’elettrificazione delle auto non è una rivoluzione della mobilità, è una modernizzazione del traffico. O meglio una “prosecuzione del traffico con altri mezzi”, altrettanto ingombranti anche se meno inquinanti.

E il traffico, elettrico o a benzina/diesel, rimane traffico.

Tagli che fanno rumore

Ogni euro sottratto a ciclabili e metro è un euro investito nel rumore dei clacson. Ecco un paragone culinario calzante: se nella tua dieta elimini frutta e verdura e ti riempi di cibi grassi, il colesterolo salirà. Nella “dieta della mobilità” noi – come sistema-Paese -stiamo facendo con le città: stiamo togliendo i “nutrienti” della mobilità buona e pulita e le stiamo intasando con grassi insalubri, sovvenzionando ancora una volta le quattro ruote. E il traffico è inevitabilmente destinato ad aumentare.

Un costo che pesa sulla collettività

Ogni euro tagliato al trasporto pubblico è un euro speso per aumentare la disuguaglianza. Chi non può permettersi un’auto – elettrica o meno – resta tagliato fuori. Chi vive in periferia o in un piccolo comune non ha alternative. Le nostre città soffocano mentre dai banchi del governo si annuncia la “transizione ecologica”. Ma una transizione che serve a comprare nuove auto, invece di ridurre la necessità di usarle, non è ecologica. E non potrà mai esserlo.

Eppure le alternative esistono

Ogni chilometro di ciclabile è un investimento che si ripaga in salute, aria pulita e sicurezza.
Ogni linea di metropolitana riduce migliaia di spostamenti in auto.
Ogni autobus in più è un’ora di vita restituita a chi oggi resta fermo nel traffico.

Eppure, mentre il resto d’Europa costruisce reti e percorsi, noi smontiamo quelle poche che abbiamo.
Abbiamo tagliato 300 milioni del PNRR per la ciclabilità.
Abbiamo tolto risorse al trasporto pubblico locale.
E poi ci chiediamo perché le città restano ferme.

L’auto elettrica (da sola) non basta

Chiamarla “mobilità sostenibile” è un insulto al buonsenso se l’unica cosa che si sostiene è il traffico. Abbiamo confuso il mezzo con la soluzione. Abbiamo creduto che cambiare carburante bastasse a cambiare direzione.

Ma se continuiamo a costruire città per le auto, anche le auto elettriche le riempiranno di traffico.
E finché non avremo il coraggio di investire su chi si muove a piedi, in bici o in metro, non ci sarà abbastanza silenzio elettrico per coprire il rumore dei clacson.

Perché lo Stato sta finanziando l’aumento del traffico. E lo sta facendo senza freni, spacciandolo per “transizione ecologica”.

Leggi tutti gli articoli di Bikeitalia sul traffico

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*[Fonte 1] **[Fonte 2]

Commenti

  1. Luciano ha detto:

    I tanti tagli che avete citato servono per finanziare il ponte sullo stretto di Messina ed il riarmo.
    Purtroppo molti capi di stato pensano che i problemi si risolvano con la ragione della forza invece che con la forza della ragione.
    La bici in Italia è vista come ostacolo, contano solo le auto.
    Nella mia zona le nuove strade in costruzione o da poco costruite privilegiano le auto, alcuni percorsi in bici sono stati bloccati.
    Se vi interessa vi do maggiori dettagli.
    Questa è la triste realtà.

    [Ciao Luciano, grazie per il tuo commento: puoi scriverci a [email protected] in merito ai percorsi bici bloccati nella tua zona così vediamo meglio di che cosa si tratta. Un caro saluto, buona lettura e buone pedalate – Bikeitalia.it]

  2. Gianfrancesco Banzi ha detto:

    Trasporti uguale Salvini uguale il nulla più assoluto.

  3. Michele Hillebrand ha detto:

    Purtroppo – diversamente dai paesi europei del Nord – in Italia la cultura dell’utilizzo di un mezzo pubblico e/o a pedali non si è sviluppata. Se chiedo ai miei amici o conoscenti, anche a quelli progressisti, mi dicono che non usano mai i mezzi pubblici perché sono carenti e neppure una bici perché le vie ciclabili le reputano troppo poco protette. I “migliori” dichiarano che se così non fosse, userebbero la bici e i mezzi, i peggiori (xenofobi) che sui mezzi pubblici è pieno di extracomunitari e non li prendono anche per questo motivo. Da qui si capisce che se il governo italiano non cambia approccio e se non si insegna il significato di mobilità sostenibile anche nelle scuole, resteremo sempre indietro.

  4. Vittorio Marletto ha detto:

    Assurdo puntare il dito dei ciclisti contro l’auto elettrica, si tratta di una strategia sbagliata e controproducente, la transizione all’elettrico è indispensabile per abbattere le emissioni di gas serra e di inquinanti collegate alla inevitabile presenza di auto sulle strade. Per capire cosa succede fuori dalla nostra miopia basta guardare l’Olanda, dove accanto a impressionanti infrastrutture ciclistiche e di trasporto pubblico è in corso anche l’elettrificazione massiccia del parco auto, tutt’altro che inesistente. Come ciclista urbano E automobilista elettrico chiedo una riflessione più attenta e una maggiore documentazione.

  5. Giuliano ha detto:

    Infatti io a volte mi chiedo se convenga cercare di cambiare il paese o … cambiare paese!
    Ma la speranza è l’ultima a morire!

  6. Francesco ha detto:

    Questo succede perché chi governa da retta alle lobby delle industrie automobilistiche facendosi convincere che se riducono le macchine, calano le vendite, ci sarà un catastrofe economica, migliaia di persone nel settore dell’ industria automobilistica perderanno i lavoro, le persone devono avere la macchina per lavorare ecc..

  7. Matteo B. ha detto:

    L’Italia è davvero un paese perduto. Perché il problema è che la maggioranza dei cittadini supporta questo modo di agire e soprattutto di pensare. Sono MOLTO felice di poter vivere fuori dal paese, dopo aver provato per anni a cambiare le cose senza essere né ascoltato né capito.

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