Transcontinental Race: Juliana stupisce ancora

16 Agosto 2013

Dopo essere entrata nel guinnes dei primati per essere la donna ad aver compiuto il giro del mondo più veloce in bicicletta, Juliana Buhring ha stupito nuovamente partecipando e portando a termine la Transcontinental Race, una gara massacrante di quasi 3500 km che ha preso il via da Londra il 3 agosto scorso per concludersi a Istanbul.

partenza

La foto di rito alla partenza davanti al Big Ben

Il percorso della Transcontinental Race è più o meno libero: i corridori scelgono la strada da intraprendere a condizione di percorrerla esclusivamente in bicicletta, senza supporto, unici passaggi obbligati sono i checkpoint nelle Fiandre e sul passo dello Stelvio a 2.757 metri slm.

Proprio in occasione del passaggio dallo Stelvio, Juliana scriveva “Devo dire che sua maestà lo Stelvio oggi ha dato il meglio di se. Vento fortissimo, pioggia battente e freddo. Non è stato facile batterlo, ma ha avuto un gusto particolare. Non solo per la salita ma anche la discesa , con quella pioggia, è stata massacrante. Prima di scendere ho tentato di riscaldarmi in un bar per circa 30 minuti , poi ho deciso di buttar giù un whiskey e saltare in sella.“

Juliana stelvio

Il sorriso di Juliana durante la tempesta sullo Stelvio

Alla fine il vincitore è stato Kristof Allegaert che ha impiegato 7 giorni e mezzo per finire il percorso ( media di 430 km al giorno). Il secondo, Richard Dunnet, ha pedalato gli ultimi due giorni per 800 km senza mai fermarsi e senza dormire. Juliana ha concluso la corsa con il tempo di 12 giorni, 2 ore e 50 minuti.

Juliana, l’unica donna ad aver partecipato, ha portato a termine la competizione piazzandosi tra i primi dieci.

transcontinental

Oggi ha scritto sul suo blog: “I primi giorni sono stati difficili, non riuscivo a superare i 270, dovevo fermarmi spesso e non riuscivo a pedale di notte. I dolori, dopo il terzo giorno, hanno iniziato a farsi sentire. Mi guardavo intorno – o meglio sul gps – e vedevo concorrenti coprire distanze disumane. […] Questa è la gara più dura d’Europa. Non si ha supporto e si attraversano paesi e strade di ogni genere – in Bulgaria e Turchia per disperazione sono andata sull’autostrada. Ho visto ciclisti superare prove che metterebbero in difficoltà anche i professionisti del Giro d’Italia e Tour de France. Ma questi lavorano nell’ombra, senza un riconoscimento, senza pubblico….Ho iniziato anche io a spingere ogni giorno di più, allungando le giornate e diminuendo le soste. Ho raggiunto distanze mai percorse e il giorno dopo ero pronta ancora a ripercorrerle. Come ho fatto? Non lo so. Non saprei cosa rispondere alle domande che mi avete fatto circa i miei muscoli ecc….So solo che la mattina alle 5 salivo sulla bici e smettevo la sera tardi. Qualcuno non riesce a credere che abbia percorso 400 km il penultimo giorno. Stento a crederci anche io. Ma la voglia di finire questa gara e far parte di questo gruppo di avventurieri ( questa gara va oltre lo sport ) mi ha travolto. Sporca, puzzolente, senza trucco, con la pelle arsa dal sole, stanca , stanca , stanca….questo significa essere un endurance cyclist, oggi mi sento davvero di esserlo. Pensavo di conoscere i miei limiti, ma ne ho scoperti di nuovi.”

Juliana ci ha stupiti una volta, ci ha stupiti ancora ed è pronta a stupirci di nuovo: il 20 novembre uscirà infatti in libreria il suo libro che non vediamo l’ora di leggere.

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