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La bici come medicina, il bilancio di un anno di prova a Strasburgo

News • di 9 Settembre 2013

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Circa un anno fa a Strasburgo, capoluogo dell’Alsazia francese, fu annunciata un’interessante iniziativa che coinvolgeva i medici di famiglia. L’operazione “Sport-santé sur ordonnance à Strasbourg” (lo sport come ricetta per la salute a Strasburgo) incoraggiava i medici a prescrivere, nei casi appropriati, delle ore di bicicletta come “medicina” per i loro pazienti.

L’operazione aveva la durata sperimentale di un anno, e se ne stanno ora valutando i risultati. L’ideatore del progetto, il medico e Vice Presidente della Comunità Urbana di Strasburgo Alexandre Feltz, ha recentemente raccontato al blog “I Bike Strasbourg” i dettagli del funzionamento e dei risultati dell’iniziativa.

Feltz, nell’ideare il progetto, è partito da due constatazioni: il fatto che il movimento è la migliore medicina per numerose patologie, e l’allarmante dato secondo il quale il 75% degli abitanti di Strasburgo non fa alcuna attività fisica. Ha cercato quindi di coinvolgere i medici di famiglia della città, trovandone 120 pronti a rispondere al suo appello.

I pazienti che possono trarre benefici dall’attività fisica vengono indirizzati verso un educatore sportivo. Quest’ultimo definisce insieme al paziente un’attività sportiva da compiere e un programma di allenamento (la consulenza dell’educatore sportivo è gratuita grazie ai finanziamenti pubblici). L’attività sportiva d’elezione è la bici, in quanto – come ricorda il dottor Feltz – permette di fare sforzi molto progressivi e graduali, salvaguardando le articolazioni; viene consigliato un ritmo abbastanza blando, al quale si possa parlare tranquillamente. Altri sport che vengono prescritti sono il nuoto, il nordic walking, lo yoga, il tai chi e la ginnastica.

L’inquadramento in un contesto ufficiale e regolamentato fa sì che i pazienti rispettino effettivamente il programma d’allenamento, evitando il tipico problema dell’abbandono dell’attività fisica da parte di chi ha forte entusiasmo iniziale, ma poca costanza.
Secondo Feltz, i pazienti tipicamente rispondono con stupore al consiglio del medico: da decenni ormai le persone sono abituate a prendere una pasticca al minimo malessere, e si aspettano di leggere sulla ricetta qualche strano nome di farmaco, non certo un programma d’allenamento. Quando però cominciano a pedalare, vedono che la loro vita cambia: si sentono meglio, perdono peso, risparmiano tempo e denaro per i loro spostamenti.

Un dato impressionante, che la dice lunga sulla cultura dell’automobile che ha dominato negli ultimi decenni, è che ben l’80% di questi pazienti (con una maggiore incidenza nelle categorie svantaggiate dal punto di vista socio-economico) non sa andare in bici. Per questo motivo sono stati organizzati dei mini corsi per insegnare l’uso delle due ruote.

L’operazione è stata definita da Feltz un successo. In 9 mesi, sono stati coinvolti 250 pazienti, cifra abbastanza rilevante se si pensa che rappresenta l’un per mille della intera popolazione di Strasburgo. L’iniziativa ha attirato l’attenzione anche del governo centrale, con il Ministro dello Sport Valérie Fourneyron che ha visitato la città per apprenderne i dettagli. A dicembre scadrà il periodo sperimentale di un anno, e il sindaco di Strasburgo Roland Ries dovrà decidere se prolungare l’iniziativa o meno. Nel frattempo Feltz e i suoi collaboratori stanno studiando come estenderla, sia in termini geografici (andando oltre il territorio di Strasburgo) che medici (aumentando il numero di patologie per le quali verrà prescritto l’uso della bici).







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