Cicloscacchismo: l’irresistibile fascino del cavallo

27 Novembre 2013

Premetto: ho imparato a giocare a scacchi prima ancora di imparare a leggere e scrivere e forse è per questo motivo che per me le regole della grammatica e della sintassi del gioco degli scacchi hanno sempre avuto un’importanza per lo meno pari a quelle della lingua italiana. Gli scacchi non mi hanno certo insegnato a comunicare, ma mi hanno insegnato la necessità, per qualunque azione, di avere una strategia di fondo da associare ad azioni tattiche volte a conseguire un vantaggio.

Nel corso della mia vita mi è capitato di giocare molte partite, rendendomi conto che, per quanto ciascun giocatore abbia a disposizione la bellezza di 16 pezzi, uno più di ogni altro finisce per esercitare un fascino perverso a cui in pochi riescono a resistere: il cavallo.

Per chi non conoscesse le regole del gioco tengo a specificare che il cavallo ha la caratteristica di muoversi a “L” saltando altri pezzi: fregandosene di righe, colonne e diagonali il cavallo è tanto affascinante perché è diverso da tutti gli altri e ha una capacità di movimento che neppure la potentissima regina è in grado di replicare. È uno spirito libero costretto in una superficie quadrata fatta di 64 limitatissime caselle bianche e nere, anarchia allo stato puro, insomma.

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Personalmente ho sempre interpretato la battaglia per la ciclabilità come una lunga partita a scacchi fatta di mosse e contromosse: da una parte coloro che desiderano città a misura di bambino, con spazi pensati per le persone e non più per le automobili (chiamiamola mobilità nuova); dall’altra parte coloro che in nome del profitto di pochi si ostinano a proporre modelli di mobilità insostenibile che puzzano, inquinano, uccidono, occupano abusivamente spazio pubblico e giustificano la depredazione del territorio facendo leva su ignoranza e bisogni indotti (chiamiamola mobilità vecchia). Bianchi e neri che si contrappongono; fazioni che propongono modelli tra loro inconciliabili: o vince il bianco o vince il nero. Poche balle.

La crisi, l’ipermotorizzazione, l’aumento del costo delle materie prime e l’inquinamento hanno finito per giocare un ruolo cruciale nella partita indebolendo le fila della mobilità vecchia e mostrandone il fianco debole sul quale la mobilità nuova ha adesso la possibilità di sferrare un attacco per chiudere la partita con uno spettacolare e memorabile scacco matto.

Sono convinto che la campagna #salvaiciclisti abbia giocato un ruolo importante per arrivare all’attuale dispiegamento di pezzi sulla scacchiera che offre adesso alla mobilità nuova un evidente vantaggio posizionale. A questo punto, quello che occorre fare è coordinare i pezzi a disposizione per chiudere la partita e resistere in ogni modo alla tentazione di prendere tra le dita il cavallo e iniziare a zompettare allegramente in giro per la scacchiera offrendo l’opportunità all’avversario di riorganizzare le propria fila e fare mambassa degli altri pezzi abbandonati a se stessi.

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L’8 febbraio 2014 la campagna #salvaiciclisti compirà due anni di vita, due anni durante i quali proprio la mancanza di una strategia condivisa ha indotto molte persone ad abbandonare la partita. Per continuare con la metafora scacchistica, molti pezzi validi sono stati lasciati fermi nella loro casella di partenza, oppure sono stati catturati dagli alfieri della mobilità vecchia. L’8 febbraio può essere l’occasione quindi per incontrarsi in un momento congressuale per ridefinire di concerto strategia e tattica, dando forma a quel marasma indistinto che per mesi ha sollevato l’urgenza di una riforma del modello di mobilità vigente.

Ieri però ho letto su repubblica.it che l’occasione dell’anniversario della nascita di #salvaiciclisti sarà utilizzata per l’ennesima manifestazione (questa volta a Bologna) a sostegno della ciclabilità a cui seguirà un momento di incontro tra i cicloattivisti per stabilire una linea comune per continuare la partita mobilità nuova contro mobilità vecchia.

Personalmente nutro una serie di dubbi rispetto all’idea di organizzare un congresso-manifestazione e la mia perplessità deriva dagli scenari a disposizione:

Scenario 1.

L’8 febbraio farà sicuramente molto freddo e l’affluenza a Bologna potrebbe essere molto scarsa. 200 persone provenienti da tutta Italia riunite in una piazza per manifestare a favore di città più a misura di bicicletta rischierebbero di coprirsi di ridicolo offrendo il fianco a critiche fin troppo facili dimostrando quindi che la mobilità nuova interessa solo a quattro gatti. Il flop della manifestazione rischierebbe pertanto di inficiare qualunque risultato della successiva ”assemblea costituente”.

Scenario 2.

Nonostante il freddo, frotte di ciclisti arrivano da tutta Italia a Bologna e decine di migliaia di persone riempiono le strade del capoluogo emiliano. Il giorno dopo le stesse decine di migliaia di persone si riuniscono in “assemblea costituente”, ma da un numero tanto elevato di persone è difficile aspettarsi una soluzione valida e condivisa. Quindi dal giorno dopo si continuerà a procedere a tentoni con iniziative estemporanee scollegate le une dalle altre.

In entrambi gli scenari possibili assisteremmo a un impegno enorme per organizzare un doppio appuntamento che non porterebbe nessun risultato concreto e questo significherebbe grande perdita di tempo e credibilità perché, alla lunga, anche gli attivisti più pazienti e devoti si stancano di partecipare a iniziative che non vanno da nessuna parte.

Per me una manifestazione-congresso di questo tipo rappresenta l’ennesimo caso di un uso sconsiderato e fuori luogo del cavallo e della sua prodigiosa capacità di muoversi a casaccio dimenticandosi, però, che l’obiettivo della partita è dare scacco matto al re avversario e, salvo rarissime eccezioni (è il caso del matto affogato), l’imprevedibile cavallo non è in grado di rappresentare una seria minaccia per il re senza il supporto di altri pezzi che, invece, si muovono in modo più ordinario.

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Gli errori di valutazione portano risultati spiacevoli

Voglio quindi proporre una soluzione alternativa.

Teniamo per buono l’appuntamento dell’8 febbraio a Bologna, ma per una volta rinunciamo alle carnevalate in piazza e utilizziamo il tempo a disposizione per ragionare insieme su come procedere in futuro, passo per passo e per mettere a sistema le esperienze che in questi 2 anni sono maturate in giro per la nostra penisola, dai vari bike pride alle masse marmocchi dando una forma a ciò che fino ad ora una forma non l’ha mai avuta. Chi non può fare a meno di pedalare, lo faccia pure, magari con una sgambata in collina, oppure partecipando alla critical mass, o accompagnando i bambini a scuola, oppure sui rulli, ma rinunci a chiamare alle armi persone che vogliono solamente daro sfogo al piacere di partecipare a un divertentissimo evento in bicicletta.

Magari mi sbaglierò, ma sono convinto che ci sia un momento per usare le gambe e un momento per usare la testa e che, parafrasando Seneca, “le gambe non sono mai abbastanza forti o veloci per il ciclista che non sa dove andare o perché ci va”.

N.B.

A scanso di equivoci: ritengo che il cavallo sia un pezzo utilissimo, ma che debba essere chiamato in causa solo quando è necessario, esattamente come la regina, la torre, gli alfieri e i pedoni.

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