Loro e noi (ovvero la vergogna che dovremmo provare)

28 Aprile 2014

Rota Fixa è partito da qualche giorno per una ricognizione per il suo viaggio nel mondo in bici autocostruita. Da cicloattivista prima ancora che da cicloturista, il suo occhio si sta soffermando in particolare sullo stato della ciclabilità urbana delle città e dei paesi attraversati. L’ultimo reportage proveniente da Barcellona mostra una realtà avanti anni luce rispetto a quella italiana. Fa riflettere che questa sia la situazione non della Danimarca o dei Paesi Bassi, al cui confronto sarebbe fin troppo facile sfigurare, ma della Spagna, che per qualità della mobilità ciclistica non è nemmeno tra i paesi più virtuosi. Un divario, quello tra “loro e noi” che – tuona Rota Fixa – dovrebbe farci provare vergogna.


barcelona-bici-1

Questa è una delle millanta corsie ciclabili di Barcellona. Percorre l’intera lunghezza di carrer de la Marina, uno stradone-one che dal mare porta alla Sagrada Familla e oltre.
Metto questa foto come apertura del post perché, a quanto mi hanno detto, è solo l’ultima delle corsie dedicate alle bici (e non solo, come vedrete sotto) della capitale della Catalogna. Vogliate notare gli spartitraffico, estremamente efficaci, come pure questi sotto, che di fatto sfascerebbero le sospensioni di qualsiasi vettura si azzardasse a scavalcarli:

barcelona-bici-2

Qui non si vede (ho scattato foto mentre pedalavo) che gli spartitraffico sono orientati per opporre il massimo della resistenza alle gomme dei veicoli a motore: a sinistra il traffico viene verso chi osserva la foto. Ma ci sono molti esempi dell’intelligenza con cui è stata realizzata una rete di corsie ciclabili -davvero capillare- che sia finalmente utile e non semplicemente ludica. Un altro paio di foto qui sotto:

barcelona-bici-3

barcelona-bici-4

barcelona-bici-5

barcelona-bici-6

barcelona-bici-7

(Qui sopra notare che il vespinista sta spingendo il suo veicolo per oltrepassare la corsia, dove non è ammesso)

barcelona-bici-8

barcelona-bici-9

Vabbe’, la finisco qui ché mi risale il veleno.

Alcune altre descrizioni generali sulla Spagna che ho visto, stavolta a parole perché ho dimenticato di fotografare:

– ogni marciapiede, sia agli angoli degli incroci sia lungo la sua estensione, ha sempre degli ampi scivoli. Non è un caso che abbia visto moltissimi anziani con carrellino di supporto o carrozzella. Qui da noi non escono di casa. Scivoli e zebre sono rispettati sempre, cioé non ho visto macchine parcheggiate mai, così come non le ho viste sulle corsie ciclabili (e questo in ogni città o paese che ho attraversato/frequentato in questi 10 giorni di miniviaggio)
– ogni strada ha la corsia di rispetto molto ampia (tra 1 e 1,5 mt), anche sulla famigerata consolare N340, laddove da noi (esempio: l’Aurelia, che in sostanza è la via che in Spagna diventa N340) lo spazio è estremamente esiguo quando non nullo, a dimostrazione della cultura autocentrica dell’Italia (la linea di vernice bianca viene utilizzata solo per far comprendere la traiettoria ai veicoli a motore)
– sia in città sia fuori (ripeto: anche sulla N340) il rispetto di automobilisti e camionisti verso chi pedala è totale: ampia distanza di sicurezza in sorpasso, rallentamento parecchi metri prima chiaramente percepito.

Sono molti gli episodi che mi hanno sorpreso per la serenità, l’attenzione e la consapevolezza degli automobilisti spagnoli; in alcuni di questi ero io a non dover effettuare questa o quella manovra, e sempre si sono fermati, senza nervosismo o sopportazione: ma semplice consapevolezza della mia fragilità rispetto alla loro possibile nocività, anche se il torto era mio.

Ah: nessun claxon, mai.

La situazione invece appena sbarcato a Civitavecchia: a poche centinaia di metri dal portellone della nave una manovra azzardata di una vettura in banchina stava per farmi cadere in mare; in città zero scivoli e macchine sulle zebre. Ho voluto scattare solo una foto, poi sono andato via con lo stomaco contratto per la immensa miseria del nostro paese, dirimpettaio del loro. L’arretratezza italiana, anche cerebrale nel pensare le cose di strada, è una trave nell’occhio che in pochissimi vediamo, regolarmente negata dalla massima parte; si pensi per esempio alla classica affermazione “i ciclisti sono pericolosi”, espressione di palese sudditanza intellettiva -anche inconsapevole, anzi soprattutto- al modello autocentrico.

barcelona-bici-10

Fonte | escoafareungiro.wordpress.com

Corso correlato

Masterclass in Meccanica Ciclistica
1.799
Acquista
Meccanica Base 1
199
Acquista
Lascia un commento

Iscriviti alla nostra newsletter

Ricevi il meglio della settimana via mail.

Iscriviti