Parodia seria del cicloviaggiatore - Bikeitalia.it

Parodia seria del cicloviaggiatore

14 Luglio 2014

birota peregrinus
Se vi trovate in un deserto a 4.000 metri di altitudine, inospitale per qualunque forma di vita, nel bel mezzo di una tempesta di sabbia e vi capitasse di incrociare un individuo in bicicletta, non potete avere dubbi: siete di fronte a un esemplare di Birota peregrinus, anche noto con il nome di cicloviaggiatore.
Il Birota peregrinus è tendenzialmente poco socievole e tende infatti ad evitare i luoghi antropizzati, ma di fronte alla prospettiva di scroccare un pranzo, un bicchiere di tè o un posto letto è disposto a dare fondo a tutta la propria riserva di esperienze di viaggio: vi potrà in questo modo intrattenere per giorni interi raccontandovi di quando gli capitò di piantare la tenda sul dorso di una megattera spiaggiata che, all’improvviso, riprese il largo o di quella volta in cui in Africa finì nella pentola di una tribù di cannibali che, però, riuscì a convertire al vegetarianesimo.

Il cicloviaggiatore si muove in sella a biciclette con cui trasporta qualunque cosa gli possa servire nel corso del suo viaggio che può durare anche diversi anni e con cui non disdegna di affrontare le situazioni più estreme.
Per questo motivo la sua non è certo una bici qualunque, ma uno strumento in cui nulla è lasciato al caso: il telaio ha una geometria comoda, a metà strada tra il ciclocross (ovvero un telaio meno scattante di quello da corsa in quanto dotato di un carro posteriore più lungo e la scatola del movimento centrale più
alta) e la mountain bike ed è rigorosamente in acciaio, esattamente come la forcella (che e ha un occhiello a metà dello stelo che serve ad alloggiare il portaborse “low rider” che consente di mantenere il baricentro delle borse anteriori all’altezza del mozzo della ruota anteriore garantendo maggiore stabilità) e i portapacchi. Il motivo è semplice: caso mai gli si dovesse rompere il telaio nelle campagne del Mozambico, difficilmente potrebbe trovare qualcuno in grado di saldare l’alluminio, mentre qualcuno disposto a rattoppare dei tubi di acciaio si trova sempre.
Il cicloviaggiatore utilizza principalmente ruote da 26 pollici perché più robuste e resistenti, poiché i raggi più corti si rompono meno facilmente, e perché questo è lo standard più diffuso in tutto il mondo. Per lui le parole d’ordine sono efficienza e affidabilità: qualunque parte della sua attrezzatura deve essere in grado di rispondere a qualsivoglia stress senza mai piantarlo in asso e, per questo, è disposto a portarsi appresso qualche chilo in più ché, tanto, lui non ha certo fretta di arrivare.

Ovviamente assolutamente irrinunciabile è il cambio che deve offrire la massima possibile combinazione di rapporti: tripla guarnitura all’anteriore e, per lo meno, 7 o 8 pignoni sulla ruota posteriore.

Negli ostelli delle città di frontiera può capitare di imbattersi in piccoli assembramenti di cicloviaggiatori che sono capaci di trascorrere
giorni e notti intere a bere birra
, studiare cartine geografiche e scambiandosi storie dell’orrore riguardo alle politiche di trasporto bici di
tutte le compagnie aeree del mondo.

Se interrogato, ogni cicloviaggiatore vi dirà che ciò che lo spinge a lanciarsi in certe imprese è solo il desiderio di libertà e il bisogno assecondare la propria curiosità, ma non credetegli: l’unico scopo è fare incetta di racconti e di foto incredibili con cui ammorbare i propri amici al ritorno dal viaggio.

 

Tratto da: Più bici, più piaci. Viaggio semiserio alla scoperta della dueruote che fa per te. Di Paolo Pinzuti e Federico Del Prete. Terredimezzo editore.

Clicca per comprare questo libro

Commenti

Nessun commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Ultimi articoli

Iscriviti alla nostra newsletter

Ricevi il meglio della settimana via mail.

Iscriviti