Catania: quel bike sharing mai utilizzato

9 Ottobre 2014

C’era una volta a Catania un programma chiamato “scuola in bici” che, finanziato con fondi ministeriali del 2007, nel 2009 portò alla creazione di un sistema di bike sharing a pedalata assistita che mettesse in comunicazione 22 scuole della città.

A guardarlo oggi non può non venire il magone: furono istallate 200 bici per la bellezza di un milione di euro (5.000 euro a bici) e quello che rimane oggi sono solo stalli pieni di scheletri di biciclette, prive del manubrio, della sella o dei pedali. Ma la vera tristezza non è questa, bensì il fatto che, dal 10 maggio 2009 (giornata nazionale della bicicletta e momento di inaugurazione del progetto) ad oggi, le biciclette in dotazione ai plessi scolastici non sono mai state utilizzate.

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Ma qualcuno non ci sta e quel qualcuno è il quotidiano online newsicilia.it che decide di andare a fondo sulla questione e per questo inizia un’inchiesta per indagare sui motivi di questo ennesimo esempio di sperperio di denari pubblici.

La brava Giorgia Mosca in forze al quotidiano siciliano scopre quindi la motivazione di questo ennesimo esempio di mala amministrazione: “manca la copertura assicurativa” è la risposta dei dirigenti scolastici, confermata dal provveditorato agli studi. Nessuno poteva prendersi la responsabilità di mandare gli studenti in giro per la città senza alcuna copertura assicurativa.

Interrogato sulla vicenda dalla Mosca, il primo cittadino dell’epoca, Raffaele Stancanelli, risponde con un laconico: “E che vuole che mi ricordi. Sono passati troppi anni”.    

Però qualcuno con la memoria buona si trova: è Valerio Ferlito, il coordinatore dell’area Ambiente e Mobilità durante il mandato dell’ex sindaco Raffaele Stancanelli che risponde alle domande: Chi ha detto che non è partito il progetto? Non solo è partito ma si è anche concluso. È stato assolutamente realizzato per intero”. E aggiunge: “Se ci sono scuole in cui non è stato avviato è colpa dei referenti scolastici che hanno percepito anche un compenso e non sono stati in grado di portare a termine il lavoro”.

“Le dirò di più, sono state installate le rastrelliere nelle scuole, sono state consegnate le biciclette ed è stata stipulata una polizza assicurativa nel modo più tassativo, rinnovandola ogni anno. Scuola per scuola abbiamo firmato una convenzione – incalza – i referenti di ogni istituto sono stati pagati e se non hanno fatto partire il progetto sono problemi loro”.

Insomma, su 22 scuole coinvolte non si è trovato un solo istituto disposto a lavorare sul progetto, eppure esistono lettere inviate su carta intestata da insegnanti che chiedevano di poter partecipare attivamente.

Perché?

Di domanda in domanda, Giorgia Mosca riesce alla fine a portare il tema all’attenzione del consiglio comunale dove l’assessore all’ecosistema urbano, alla mobilità, alla trasparenza e alla legalità Saro D’Agata sostiene: “Non mi risulta che le biciclette siano rovinate ma in ogni caso cercherò di capire bene i termini della vicenda e se le bici saranno utilizzabili le reimpiegheremo magari nelle università che ne hanno fatto richiesta o le daremo alla polizia municipale. Intanto cerchiamo di capire”. 

La questione sembra ancora lontana dall’essere dipanata ma, se da un lato non si può non essere tristi per l’ennesimo caso di mala gestione delle finanze pubbliche, dall’altro non ci si può non rallegrare per aver scoperto che esiste ancora un giornalismo di inchiesta che si pone l’obiettivo di fare luce sulle vicende torbide delle pubbliche amministrazioni italiane.

Foto credit: newsicilia.it

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