Pisapia, i ciclisti e la città

29 Ottobre 2014

pisapia-ciclisti

«È da tempo che volevo fare questo appello. Mi sembra giusto dire ai ciclisti: per noi siete fondamentali, stiamo lavorando con le zone pedonali, le zone 30, l’estensione del bike sharing e dove possibile con nuove piste ciclabili, per trasformare la città. Però bisogna rispettare le regole»

Perché queste parole, apparentemente ineccepibili, suonano così sgradevoli?
Perché il Sindaco, che parla a nome della città, parla ai ciclisti come se fossero una “parte terza” e non come se fossero, come sono, essi stessi la città.
E’ quel “..per noi’, che colloca i ciclisti al di fuori di quel “noi” che in qualche misura mi turba, anche quando unito ai riconoscimenti.
Le zone pedonali, le zone 30 e quant’altro in elenco non sono cose fatte per i ciclisti e di cui i ciclisti devono essere riconoscenti, ma cose fatte per la città tutta (della riconoscenza per le piste ciclabili, per come sono fatte, ne parlerei in altra sede); più in generale, una città meno devastata dall’automobile e più amica della mobilità dolce è cosa che tutti, ciclisti e non ciclisti, abbiamo chiesto a coloro che abbiamo eletto per governarci.
L’appello che avremmo voluto ascoltare è quello che Piero Colaprico ha scritto ieri su Repubblica, parlando di uno shock che «..può servire solo se serve a chiunque vada in bici, in moto, in auto, a piedi, per dire: ho fatto quello che posso per evitare di farmi male e di far male?»; un appello al senso di responsabilità cui tutti i cittadini che amano la propria città sono chiamati.

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