Il Bianchi Cafe a Milano: il lusso dalla bici alla tavola

25 Novembre 2014

Trovarsi a Milano con un vecchio amico dell’ambiente biciclettaro in trasferta da Roma è stata l’occasione per andare a dare un’occhiata al nuovo Bianchi Cafe & Cycle che ha aperto i battenti poche settimane fa in pieno centro.

A poche centinaia di metri da Piazza S.Babila si trova questo nuovo concept store dedicato da uno dei più antichi marchi (e ora di proprietà dello svedese Grimaldi) alle più grandi passioni degli italiani: il cibo e le corse in bici.

Bianchi cafe 2

Il parcheggio custodito del Bianchi Café

La location dice tutto del tipo di luogo: nel centro del centro di Milano, il Bianchi Cafe sembra un locale dedicato alla Milano della finanzia e dei capitani d’impresa, dei professionisti e di tutti coloro che, mentre scelgono tra un piatto caldo, un panino, una birra artigianale o un semplice caffè in piedi al bancone, non disdegnano di gettare un occhio alle ultime novità dell’azienda di Treviglio.

Il Bianchi Cafe è un progetto imponente: si sviluppa su 4 piani e diverse stanze che offrono interpretazioni differenti dello stesso concetto in cui nulla sembra lasciato al caso. Dai simboli che indicano la toilette alle porcellane, tutto inneggia alla bicicletta e alle eccellenze agroalimentari italiane. Ecco quindi che tra una Oltre XR2 e una Methanol si possono trovare bottiglie e confetture di pregio, maglie vintage, selle a marchio Bianchi e gigantografie degli oltre 100 anni di tradizione dell’azienda.

Bianchi cafe 1

Non manca ovviamente, nel piano interrato, una galleria degli ultimi modelli di bici dove il cliente, a pancia piena, può passare il tempo a guardare e toccare quella che potrebbe essere la propria prossima bicicletta.

Come si addice a un locale situato nel cuore della Milano da bere, i prezzi non sono esattamente economici (un piatto di ravioli cacio e pepe come da foto viene via a 14 €), ma a fronte di una qualità dei prodotti molto alta. D’altronde il Bianchi Cafe non è pensato per i frequentatori abituali delle ciclofficine popolari, quanto piuttosto, per tutti quei manager rampanti che si vogliono togliere lo sfizio di una bicicletta come Dio comanda a cui dedicare anche diverse migliaia di euro, magari di un marchio dal sapore tipicamente italiano.

Bianchi cafe 5

Ravioli cacio e pepe

Il servizio va di pari passo con tutto il resto: i camerieri sono gentili, discreti e disponibili, impeccabili nel vestiario e nel comportamento.

Il Bianchi Cafe è il secondo esperimento di questo tipo nella città meneghina, il primo è stato l’Upcycle Cafe, un progetto decisamente molto più alla mano, ma che, evidentemente, deve essere diventato talmente trendy da risvegliare lo spirito imprenditoriale dei proprietari del marchio celeste.

Bianchi cafe 3

La sala da chiacchiere

Ancora è troppo presto per valutare se il progetto avrà successo o meno, ma la visita di questo ennesimo esperimento di bicycle cafe lascia pensare che il modello imprenditoriale che mette insieme le categorie della bici e del food sia vincente e che questo possa essere replicato n volte su diverse fasce economiche.

Effettivamente, l’idea di mettere insieme queste due categorie è quanto mai logica: mentre uno va a comprarsi una camera d’aria o dei pedali nuovi, può cogliere l’occasione per bersi un caffè e, d’altro canto, bere tutti i giorni un aperitivo avendo sotto gli occhi la stessa sensualissima specialissima in carbonio è la migliore istigazione all’acquisto di una bicicletta nuova.

Insomma, applausi a chi ha avuto l’idea di aprire il Bianchi Cafe, ma anche un rimprovero: Bianchi è un’azienda che dal 1885 in poi ha avuto il privilegio di fornire le biciclette a grandi campioni come Marco Pantani o Fausto Coppi. Possibile che non si sia trovato un po’ di spazio in tutto il locale per esporre una delle gloriose biciclette del passato affinché i fanatici del ciclismo storico possano accorrere in venerazione assoluta?Bianchi cafe 4

Rinunciare al proprio glorioso passato per puntare tutto sul presente rischia di lasciare ben poco spazio al futuro. Possibile che il management non ci abbia pensato?

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