Happy Bike, bicicletta e felicità secondo Alfredo Bellini

16 Dicembre 2014

copertina fronte libro ufficiale

Happy bike [Pedalando verso la felicità] è il nuovo libro di Alfredo Bellini, ideatore del blog Bicizen.it. Il legame tra uso della bicicletta e felicità non è facile da provare, d’altra parte è molto difficile misurare la felicità stessa, eppure ci sono numerosi indizi che fanno pensare che pedali e felicità vadano di pari passo. Happy bike cerca proprio di mettere in ordine gli elementi di questo legame, tra esempi di buone pratiche da tutto il mondo ed esercizi di meditazione.

Alfredo Bellini. Un libro sulla felicità è anche una ricetta contro la crisi, non solo economica, di questi anni?
Assolutamente sì. Ognuno di noi ha diritto di essere felice, ma sembra che ce lo siamo dimenticati. Non si può misurare oggettivamente la felicità però come dice l’economista Easterlin“all’aumentare del reddito, la felicità umana aumenta fino ad un certo punto, per poi cominciare a diminuire”. Basta guardarci intorno: il peggioramento delle relazioni tra le persone è sotto gli occhi di tutti, viviamo separati gli uni dagli altri. La società consumistica in cui siamo guarda al benessere materiale come unico fattore di felicità e invece ci troviamo sempre più poveri non solo economicamente ma anche dal punto di vista affettivo e sociale. Certo, la misurazione della felicità è un dato soggettivo, però io credo, e molti studi lo confermano, che per il benessere dell’individuo conti molto anche la qualità della vita sociale e urbana.

In Happy Bike si parla di felicità legata all’utilizzo della bicicletta ma anche ad una riduzione dell’uso dell’auto. Quale aspetto ha più peso?
Nel libro viene analizzato come il modello imperante dell’automobile è ormai sulla via del tramonto. Oltre ad occupare lo spazio fisico delle città, le auto hanno anche limitato fortemente il diritto di muoversi con il corpo, di giocare, di vivere di più il proprio quartiere ed essere felici.
Stime ci dicono che entro vent’anni la popolazione mondiale crescerà di 2,5 miliardi di persone e non si può pensare all’automobile come unico mezzo di spostamento. C’è anche un meccanismo abitudinario che spinge milioni di signor volante, come li chiamo io nel libro, a utilizzare sempre e comunque l’automobile pur sapendo che incontreranno altri signor volante, e si arriverà a lavoro molto più stressati e stanchi di come si è partiti. A mio avviso è urgente il bisogno di scelte nuove a livello individuale e collettivo. Andare in bicicletta, quindi, è una delle possibili scelte felici per cambiare la nostra vita e influire davvero sul benessere collettivo. Ecco perché la bicicletta non è solo un mezzo di trasporto, ma molto di più, è anche un’occasione per cambiare lo sguardo sulla città, per vederla con occhi nuovi e viverla in maniera diversa.

Si può cominciare già da ora ad andare più in bici ed essere più felici? O il ritardo dell’Italia nella ciclabilità e la scarsa sicurezza sono giustificazioni comprensibili?
Parto dalla mia esperienza personale. Abito a Napoli e fino al 2006 ero uno dei tanti “signor volante” che arrivava a lavoro stressato, nervoso e con un senso di insoddisfazione interiore. La mia vita è cambiata radicalmente in meglio, da quando ho iniziato ad utilizzare la bicicletta per andare a lavoro, in una città, dove a quel tempo le biciclette si contavano sul palmo di una mano. Quindi io credo che molto dipende dal desiderio, dalla volontà di modificare le proprie abitudini di spostamento. Ma non basta. In Italia, abbiamo un ritardo enorme in politiche di ciclabilità urbana, soprattutto facciamo poco per diffondere l’uso della bici nelle scuole. Ed è triste vedere quanto ancora c’è da fare per la sicurezza dei ciclisti e incentivare l’uso della bicicletta come mezzo di spostamento urbano. Abbiamo un forte ritardo culturale rispetto a tanti altri Paesi, nonostante siamo il maggiore produttore di biciclette in Europa. Prima come cittadini e poi come ciclisti, dobbiamo chiedere più rispetto e sicurezza per le nostre strade. Troppe ancora le vittime stradali. È ora di dire basta.

Leggendo Happy Bike sembrerebbe (e magari è così) che la bicicletta possa contribuire davvero ad essere più felici. Eppure cosa secondo te ne impedisce un uso ampio in Italia?
In Italia manca a mio avviso una “visione”di città. Spesso le scelte politiche di mobilità sono dettate da interessi a breve termine, da problemi di bilancio, da approcci culturali dallo sguardo miope. Ci si arena spesso domandosi se sia meglio una pista ciclabile protetta o separata, il casco obbligatorio oppure no. Eppure basterebbe prendere come esempio quello che tante città d’Europa e del mondo hanno iniziato a fare. Il caso più eclatante è Bogotà. Alla fine degli anni 90’era una città di nove milioni di abitanti con un elevato tasso di motorizzazione, omicidi, invivibilità diffusa e scarso senso di equità. Poi l’arrivo del sindaco “visionario” Enrique Peñalosa ha cambiato il corso delle cose. Come? Partendo dalle persone, dal bisogno di equità sociale, investendo risorse nel trasporto pubblico e in biciclette, pedonalizzando buona parte del centro. Un cambiamento culturale che resiste ancora oggi. Ma sono tante le città che stanno mettendo le persone e i loro bisogni di spostamento al centro delle politiche urbane. Parigi, Madrid, Siviglia, Berlino, Barcellona sono solo alcuni esempi di città che stanno pedalando verso la felicità!

Su vivibilità e felicità: tre delle città giudicate dall’Economist tra le più vivibili al mondo sono australiane, in cui il tasso di motorizzazione è secondo solo agli USA. Una città può essere vivibile e felice anche senza bici?
L’Australia è anche tra i maggiori Paesi che investe in politica di salvaguardia ambientale e qualità della vita. Numerosi sono i parchi, le piste ciclabili e i mezzi di trasporto pubblico, con una forte attenzione alla Natura. Le auto non sono ancora un problema perché l’Australia è un continente relativamente giovane, di soli 23 milioni di abitanti, e lo spazio urbano non è occupato da automobili come avviene da noi. Da noi come negli USA, la situazione è molto diversa: le auto sono dappertutto, soltanto in Italia ci sono 6 automobili ogni dieci abitanti. L’ultimo rapporto sulla felicità, il World Happiness Report, ci dice che le città più felici sono proprio quelle in cui si va di più in bicicletta e a piedi.

In Happy Bike dedichi un ampio spazio alla meditazione: ci riassumi in breve come e perché la bicicletta e la meditazione possono aumentare la sensazione di felicità?
Uno dei maggiori problemi del nostro tempo è la fretta. Viviamo sempre di corsa con il risultato che ci troviamo separati da noi stessi e dagli altri. Il libro ha come sottotitolo “Pedalando verso la felicità”, proprio perché io credo che la bicicletta sia uno mezzo per cambiare interiormente il proprio sguardo sul mondo e su se stessi. Andare in bicicletta è una splendida opportunità per ritrovarsi, per ricontattare il corpo, per sgombrare la mente da pensieri inutili. La bicicletta è una rivendicazione di essenzialità e semplicità, ci dà liberta e quello che conta è soltanto il momento presente, il qui ed ora. Sarà capitato a tanti di provare in bicicletta quella sensazione in cui il tempo sembra dilatarsi, i colori si fanno più vividi e il nostro umore si fa automaticamente più sereno. Il segreto, a mio avviso, è arrendersi alla sensazione di voler controllare tutto e dare spazio al sentire, dentro e fuori di noi. Possiamo respirare al ritmo della nostra pedalata e questo è già meditare. E il pedalare diventa così un atto di cura, verso se stessi e l’ambiente. Nel libro vengono suggeriti anche alcuni esercizi di meditazione da fare in bicicletta immersi nella Natura.

Alla fine del libro inviti il lettore a descrivere un momento di felicità durante un’uscita in bicicletta. Ci vuoi svelare il tuo?
Tempo fa lessi un racconto sugli Indiani d’America, dove si diceva che per loro era abitudine uscire dalle capanne e andare in giro senza meta, fidandosi della loro intuizione, in cerca di ispirazione e coincidenze significative. Ecco, qualche anno fa provai a seguire il loro esempio con la bici. Senza avere una meta precisa da raggiungere, mi lasciai guidare dalla bicicletta, e in poco tempo mi ritrovai in un bosco, di fronte ad un albero secolare, altissimo. Sembrava stesse aspettando proprio me. Davanti a quell’immensità rimasi un po’ di tempo a guardare, in ascolto, meravigliato dalla Natura e dalla sua potenza creatrice. Abbracciai l’albero, sentivo benissimo il calore e la sicurezza che mi dava. Null’altro contava per me in quel momento. Chiusi gli occhi, e rimasi lì in quell’abbraccio senza pensare a nulla.

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