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Luud Schimmelpennink, il provo che ideò le “biciclette bianche”

News, Storia • di 12 Gennaio 2015

bici bianche provos

Gli storici si dividono in due grandi categorie: quelli che pensano che a determinare gli avvenimenti sia soprattutto il contesto culturale-filosofico-geografico in cui avvengono; e quelli che enfatizzano invece il ruolo di individui o specifici gruppi di persone in momenti decisivi della storia. Non è questa la sede per prendere posizione sul dibattito, ma questo dilemma può aiutarci a riflettere anche su alcune questioni relative al ciclismo urbano. Perché in alcuni paesi ci sono più bici che abitanti, e in altri i ciclisti (soprattutto quelli urbani) sono una specie rara e presa poco in considerazione?

Abbiamo già ricordato in un precedente articolo la storia delle piste ciclabili in Olanda, nate da un grande movimento di protesta sviluppatosi nei primi anni Settanta: all’epoca, i Paesi Bassi erano un paese fortemente dipendente dall’automobile, e le cifre relative ai morti sulle strade erano impressionanti. Non basta quindi avere un paese interamente pianeggiante perché le bici siano diffuse: è stato necessario l’impegno e la protesta di migliaia di abitanti.

Tuttavia, i primi a porre l’attenzione su questi temi in Olanda furono degli anarchici provocatori attivi a metà degli anni Sessanta, i Provos (parola derivata appunto dal termine “provocazione”). Fra il 1965 e il 1967, il movimento Provos mise in atto una serie di azioni dimostrative, volte a criticare il consumismo e a diffondere una maggiore attenzione ai temi dell’ambiente. Nel 1966 presero parte alle elezioni comunali ad Amsterdam, riuscendo a far eleggere un consigliere comunale; pochi mesi dopo però, nel maggio 1967, il movimento Provos si sciolse.

provos biciclette bianche

Uno dei simboli di maggiore impatto usati dai Provos furono le biciclette bianche (la diffusione di questo simbolo all’epoca è confermata dal fatto che “biciclette bianche” è il titolo di una canzone – francamente terribile – di Caterina Caselli del 1967, ispirata dalle idee del movimento). Le biciclette bianche non erano altro che normali bici, dipinte di bianco, lasciate in giro per Amsterdam. Chiunque ne avesse bisogno poteva usarne una, lasciandola poi a disposizione del prossimo utente. E’ un po’ l’idea alla base del bike sharing – anche se quest’ultimo è organizzato sulla base di stazioni di noleggio, e l’uso delle bici è subordinato al pagamento di una piccola quota come contributo alle spese di gestione.

Ideatore della provocazione delle biciclette bianche fu Luud Schimmelpennink, che ha gentilmente accettato di rispondere ad alcune nostre domande.

Bikeitalia: Come è nata l’idea delle biciclette bianche?

Luud Schimmelpennink

Luud Schimmelpennink all’epoca dei provo

Luud Schimmelpennink: Il movimento Provo era contro il consumismo. Le biciclette non erano molto importanti all’epoca: quasi nessuno le usava più, e il futuro sembrava dovesse appartenere alle automobili. Questo non era ciò che noi pensavamo: la nostra idea è che tutti potessero avere la possibilità di usare una bici per i propri spostamenti. Per questo scrissi un articolo su Provo 2 (il giornale del movimento) proponendo l’idea delle biciclette bianche, descrivendolo come un sistema sostenibile per gli spostamenti urbani. Era il 1965.

B: Quante biciclette bianche ci sono state al massimo in giro per Amsterdam?

LS: Una decina: si trattava solo di una dimostrazione. All’epoca feci una proposta ufficiale al municipio per adottare questo sistema, ma non fu accettata.

Nel 1999 ho lanciato un sistema di bici bianche, con 250 mezzi e 10 stazioni, dotate di un chip per facilitare la gestione centrale; è un sistema simile a quello che misi in piedi nel 1974, basato su auto elettriche (witkar).

B: Ci ha molto divertito leggere che per motivi legali (una legge ad Amsterdam impediva di lasciare bici incustodite) avete dovuto fornire ogni bici di lucchetto a combinazione, scrivendo però la combinazione in bella vista sul telaio della bici. A parte questo, avete avuto altri problemi legali o con la polizia per quanto riguarda l’operazione biciclette bianche?

LS: Su questo punto in particolare no, ma su molti altri punti sì.

B: Pensa che il fine giustifichi i mezzi in questo caso, e che quindi sia giusto violare alcune leggi per diffondere una pratica positiva come quella dell’uso della bici?

LS: Loro erano contro di noi, e noi contro di loro.

B: E’ vero che questa provocazione è durata solo un mese? Come mai? Le biciclette sono state danneggiate o sono sparite?

LS: Il motivo è che si trattava solo di una dimostrazione, e non di un progetto definitivo.

bici bianche provosB: In quali altre parti del mondo è stato replicato l’esperimento delle biciclette bianche?

LS: In Olanda da più di 40 anni ci sono 1400 bici nel parco naturale “the hoge Veluwe”: si tratta di un sistema senza stazioni di noleggio, le bici sono di libero uso in tutta l’area. Semplicemente, quando si arriva a destinazione si lascia la bici a disposizione per il prossimo utilizzatore. Il sistema che ho lanciato nel 1999 è in uso in più di 700 città, con più di 1 milione di bici.

B: Come valuta a distanza di 50 anni l’esperienza dei Provos in generale?

LS: In quei due anni abbiamo organizzato diverse azioni interessanti, cambiando la mentalità diffusa nei Paesi Bassi.

B: Le persone che si sono occupate del progetto “biciclette bianche” hanno anche avuto un ruolo prominente nelle manifestazioni degli anni Settanta in favore della costruzione di piste ciclabili?

LS: Sì, abbiamo partecipato a quelle manifestazioni, come ad esempio “Amsterdam carfree”. Con “Amsterdam fietst” abbiamo fatto quattro grandi manifestazioni in bici; all’ultima hanno partecipato 10 mila persone.

B: Di cosa si è occupato nel resto della sua carriera politica? Ha curato altri progetti relativi alle biciclette?

LS: Ho lavorato come designer industriale per le witkar; sono stato fra i dirigenti della cooperativa verening Witkar; ho lavorato al sistema di bici condivise. Sono stato per 12 anni membro del consiglio comunale, e presidente della città vecchia “de oude stad”.

witkar auto bianca provo

Una delle witkar elettriche

B: Ha mai fatto un viaggio in bici in Italia?

LS: Sì, quando ero studente, sono partito da Amsterdam e sono arrivato in Italia in bici, durante le vacanze.

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Per concludere, riproduciamo qui il testo con il quale i Provo lanciarono l’iniziativa delle bici bianche:

Provocazione #5 Il piano bici dei Provo Abitanti di Amsterdam! Il terrore su asfalto della borghesia motorizzata è durato abbastanza. Sacrifici umani sono resi ogni giorno all’ultimo idolo degli idioti: l’automobile. Il soffocante monossido di carbonio è il suo incenso, la sua immagine contamina migliaia di canali e di strade.

Il piano bici di PROVO ci libererà da questo mostro. PROVO introduce la BICI BIANCA, un esempio di proprietà pubblica.

La prima bici bianca sarà presentata alla stampa e al pubblico mercoledì 28 luglio alle 15, accanto alla statua del Lieverdje, il consumatore dipendente, sulla Spui.

La bici bianca non è mai bloccata con lucchetti. La bici bianca è il primo mezzo di trasporto comune e gratuito. La bici bianca è una provocazione contro la proprietà privata capitalistica, perché la bici bianca è anarchica.

Una bici bianca può essere usata da chiunque ne abbia bisogno, e poi va lasciata a disposizione degli altri. Ci saranno sempre più bici bianche fino a quando tutti potranno usufruire del trasporto bianco, e il pericolo dell’automobile sarà finito. La bici bianca è simbolo di semplicità e pulizia, in contrasto con la vanità e la violenza dell’automobile autoritaria. In altre parole: una bici è qualcosa, ma quasi nulla!







3 Risposte a Luud Schimmelpennink, il provo che ideò le “biciclette bianche”

  1. Cinzia ha detto:

    Ciao,
    grazie per l’interessante articolo.
    Ci sono ancora le biciclette bianche ad Amsterdam?

  2. Alfonso ha detto:

    Molto interessante. Ci sono stati casi di furti di bici bianche incustodite? Quale soluzione avete adottato per contrastare questo fenomeno? Grazie per la risposta.

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