Quelli che avevano ragione

Provos: le origini del bike sharing (1965)

5 Novembre 2011

Ad Amsterdam il 25 Luglio 1965, il gruppo dei Provo presentò al pubblico la “provocazione n. 5”: un progetto ambizioso e strampalato con cui cercavano di porre fine e alla svelta ai problemi del traffico e dell’inquinamento.

Il piano era tanto semplice quanto ingegnoso: disseminare la capitale olandese di biciclette pitturate di bianco, ad uso completamente gratuito per tutti coloro che ne avessero bisogno per i propri spostamenti quotidiani. La polizia olandese sequestrò tutte le biciclette il giorno stesso del lancio del piano perché infrangevano una legge secondo la quale era vietato lasciare biciclette incustodite e prive di lucchetto.

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I Provo si impegnarono a dotare ogni bicicletta di un sistema antifurto e riebbero indietro tutte le bici sequestrate. Per aggirare la legge equipaggiarono ogni bicicletta con un lucchetto a combinazione e non mancarono di dipingere su ogni telaio il numero della combinazione.

La provocazione n.5 durò solamente un mese, ma gli effetti si vedono ancora adesso: il piano oltre a prevedere il primo sistema di bike sharing, includeva la chiusura del centro alle auto private, consentendo la circolazione solamente a taxi rigorosamente elettrici e con un limite di velocità perentorio di 40 km/h.

Ci sono voluti oltre 40 anni perché le idee dei provos venissero prese seriamente in considerazione: oggi il bike sharing è una realtà affermata nelle maggiori città europee, le amministrazioni pubbliche cercano in tutti i modi di limitare l’accesso delle auto private all’interno delle città, i taxi ibridi sono ampiamente diffusi e il limite di velocità di 30 km/h nelle aree urbane è prossimo alla realizzazione.

È fortemente ironico vedere le amministrazioni pubbliche di mezzo mondo intente a copiare il programma di un movimento anarchico che hanno cercato di sopprimere in tutti i modi.

Vedi anche la nostra intervista a Luud Schimmelpennink, l’attivista che ha avuto l’idea delle biciclette bianche.

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