Ho sognato il Vigorelli in una domenica qualsiasi

5 Maggio 2015

Per me, lombardo di nascita e da sempre affascinato dal mondo delle bici, il Vigorelli ha rappresentato una specie di mito che non ho mai avuto l’occasione di conoscere veramente. Da bambino sentivo gli adulti parlarmi delle 6 giorni, dell’unico concerto italiano dei Beatles e di quello dei Led Zeppelin che nel ’71 salirono sul palco suonando a millemila decibel mentre là fuori la polizia sparava lacrimogeni sulla folla.

Poi ci fu la grande nevicata dell’85 che fece crollare il tetto della pista, la ristrutturazione per mano di Squinzi e la celebre riapertura-chiusura in quel funesto 11 settembre 2001 quando, per rispetto nei confronti delle vittime dell’attentato alle torri gemelle le corse al Vigo furono sospese. Per sempre.

Da allora, il dibattito non è mai cessato: da un lato i ciclisti meneghini che ne chiedevano con forza la riapertura, la Federciclismo che rispondeva che i 397,7 metri della pista non ne rendevano regolamentare l’uso per le competizioni internazionali e tra i due litiganti a godere dell’ellisse magica furono i giocatori di footbal americano dei Rhinos Milano che ancora oggi si prendono cura dell’impianto.

Io in tutta questa vicenda, lo confesso, non ho mai avuto le idee molto chiare: aprire un impianto sportivo richiede tempo, fatica e soldi e se l’impianto sportivo non è omologato, a che serve?

7Velodromo Colonia 8

Il nostro stand nel velodromo, ospiti dell’ADFC

Poi la settimana scorsa mi è capitato, nell’ambito di un progetto di promozione degli itinerari cicloturistici della Valle d’Itria in giro per l’Europa, di effettuare una tappa di presentazione a Colonia dove, all’interno del velodromo, si teneva una due giorni dedicata, ovviamente, alla bicicletta.

Velodromo Colonia 7

Il velodromo era aperto a tutti e, da luogo di ricerca sfrenata della velocità a scatto fisso, si è trasformato in un normalissimo sito di aggregazione per velocisti dal polpaccio rasato e scolpito, per famiglie con bambini, vecchie glorie che ancora discutono del doping di Ulrich e per tutti i partecipanti alla granfondo che partiva e arrivava al velodromo stesso. Il tutto, neanche a dirlo, era contornato da bancarelle di bratwurst e birra Kölsch, torte e caffè, come nella migliore tradizione teutonica.

Velodromo Colonia 3

La pista era aperta a tutti coloro che volessero sperimentare l’ebbrezza della parabolica, a condizione di indossare un casco, mentre al centro della pista era stato allestito un  percorso a ostacoli per insegnare ai numerosi bambini presenti come andare in  bici e come affrontare (in un ambiente protetto dal traffico) gli ostacoli che nella vita quotidiana può capitare di incontrare mentre si pedala.

Velodromo Colonia 4

A un certo punto il velodromo è stato invaso da un esercito di biciclette reclinate di ogni tipologia, ivi inclusi tricicli e velomobili carenati che per diverse ore non hanno mai smesso di girare in tondo e di testare le proprie sperimentazioni a pedali. Per me, che ho sempre ritenuto i velodromi come un luogo di culto della competizione, in quel momento si è aperto un  mondo.

Velodromo Colonia 6

Ho visto bambini in sella a biciclette troppo grandi o troppo piccole per loro e che, sfruttando la forza centrifuga dell’ellisse riuscivano a raggiungere velocità e sorrisi inaspettati. Ho visto anziani pedalare in tondo stimolando il proprio battito cardiaco seguendo i dettami del cardiofrequenzimetro. Ma soprattutto ho visto tante tante belle persone che hanno capito che esistono molti modi per approcciarsi a un luogo.

Velodromo Colonia 2

Ed è in quel momento che ho chiuso per un attimo gli occhi e ho sognato di trovarmi non più a Colonia, ma a Milano, al centro del Vigorelli e al posto dei bratwurst c’erano venditori di panzerotti e focacce, i migliori marchi del ciclismo mondiale (che guarda un po’, sono italiani) presentare le ultime creazioni e tante famiglie che avevano colto l’occasione per riunirsi all’interno di quello che in Italia e dall’UCI è considerato una specie di mostro inutile, ma che nel resto del mondo è considerato un monumento mondiale alla bicicletta (vedi ritaglio di giornale sottostante).

vigorelli wiggo

Nel mio sogno a girare in pista non c’erano i reclinati, ma tutti quei giovani hipster (o pseudo tali) che se ne vanno in giro per la città con biciclette senza freni e che pagherebbero oro per poter percorrere almeno una volta quei 397,7 metri di pista in Pino di Svezia. Per fortuna però, qualcosa si muove e sembrerebbe che il Comune di Milano abbia in serbo un piano per rimettere a posto la pista e trasformare l’impianto in un centro multisport in cui unire ciclismo su pista, football americano e boxe.

 

vigo cross

E dal sogno alla realtà il passo è breve: il 16 maggio il Vigorelli sarà di nuovo invaso dalle biciclette grazie all’evento Vigo-Cross, una competizione ibrida dentro e fuori dal velodromo per divertirsi assieme e far sentire alla città che il Vigorelli non può essere abbandonato a se stesso.

Insomma, un piccolo passo, ma nella direzione giusta.

 

 

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