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La lunga estate della bici in Parlamento

News, Rubriche e opinioni • di 17 Agosto 2015

A ridosso della pausa estiva è uscita un’agenzia stampa con un ampio resoconto sulle iniziative legislative che Camera e Senato stanno portando avanti a favore della bici. Nel dettagliato take dell’Adnkronos si fa riferimento a 7 proposte per le due ruote: una a Palazzo Madama e ben sei a Montecitorio, dove il loro iter in Commissione Trasporti è cominciato relativamente da poco nonostante alcuni provvedimenti fossero stati presentati parecchio tempo fa. Il fatto che il Parlamento stia discutendo e ragionando di mobilità ciclistica, ciclismo urbano e cicloturismo non può farci che piacere: ma essendo persone che utilizzano quotidianamente la bici sappiamo bene che per raggiungere un obiettivo bisogna pedalare e continuare a farlo anche davanti alle salite, alzandosi sui pedali se necessario.

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Per questo occorre vigilare e non distogliere l’attenzione dai provvedimenti che – come pedalatori quotidiani – ci interessano e riguardano la nostra presenza sulle strade. Certo, la triplice alleanza-a-pedali che sembra essersi formata tra Pd, Movimento 5 Stelle e Sel può rappresentare una buona base per poter approvare “presto e bene” le leggi in questione. E anche la presenza al dicastero di Porta Pia di un ministro come Graziano Delrio, fautore della bici, è un buon viatico.

Tra gli obiettivi principali da raggiungere, nel pacchetto di proposte di legge green, troviamo l’abbattimento dell’inquinamento, la riduzione del traffico motorizzato e il rilancio del turismo. Misure su cui è possibile intervenire proprio a partire dalla costruzione di ciclovie per attrarre turisti in bicicletta come la ciclabile VenTo (Venezia-Torino) di 679 chilometri che, come ha più volte ricordato il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti in carica: “Costa meno di tre chilometri di autostrada e porta un indotto economico di 150 milioni”.

Il cicloturismo – come noi di Bikeitalia.it ribadiamo da sempre e come avremo modo di sottolineare anche a CosmoBike Mobility a Verona dall’11 al 14 settembre – potrebbe davvero risollevare le sorti di tante piccole economie locali e contribuire al Pil nazionale grazie all’afflusso di risorse provenienti da milioni di turisti-pedalatori che con un’offerta ciclabile all’altezza sarebbero ben contenti di venire a visitare il Belpaese dove le bellezze paesaggistiche e il clima mite per gran parte dell’anno rappresentano già un buon punto di partenza. Il senatore del Pd Stefano Vaccari è convinto che con un sistema di reti ciclabili a diversi livelli – implementando la rete nazionale di percorribilità a pedali – il cicloturismo nostrano potrebbe decollare.

Il deputato del Movimento 5 Stelle Mirko Busto sottoscrive e rilancia: “L’Italia potrebbe essere al primo posto nella domanda di turismo sostenibile. Manca però un’offerta adeguata, sia sotto il profilo delle infrastrutture, sia per quanto riguarda una ricettività che tenga conto delle esigenze di questo tipo di turismo. Eppure, la rete di percorsi ciclistici sarebbe già pronta: sarebbe sufficiente sottrarre al degrado e all’incuria migliaia di km di ferrovie dismesse, strade abbandonate e sentieri dimenticati, da restituire alla loro originaria bellezza e al loro antico fascino. Basterebbero risorse molto modeste rispetto a quelle che lo Stato si ostina a investire in faraonici progetti infrastrutturali, come quelli stanziati per la realizzazione del Programma delle infrastrutture strategiche, e il ritorno, grazie al volano su un settore turistico in continua crescita, sarebbe positivo per importanti settori del turismo”.

Favorire la scelta della bici rispetto all’auto produrrebbe un significativo risparmio per la società, come sottolinea nella sua proposta il deputato Pd Alessandro Bratti: “Oggi i costi economici e sociali (35 miliardi di euro l’anno) e ambientali (95 miliardi di euro l’anno) sono da imputare quasi esclusivamente al traffico veicolare mentre tutte le altre modalità di spostamento collettivo come autobus e treno e non motorizzato, come la bicicletta, potrebbero ridurre questi costi, a patto di trovare nelle scelte politiche e legislative forme di tutela e di incentivazione”.

Per la mobilità sostenibile, che comprende iniziative a favore delle due ruote, si schiera anche Sel, con una proposta di legge del suo capogruppo alla Camera Arturo Scotto: “È indispensabile conciliare il diritto alla mobilità con l’esigenza di ridurre l’inquinamento, anche acustico, la congestione del traffico urbano e l’incidentalità, che hanno un costo sociale che grava su tutti”.

L’onorevole del Pd Ermete Realacci, riconfermato recentemente alla guida della Commissione Ambiente di Montecitorio, promuove la bici: “È giunto il momento di riconoscere, ad ogni livello amministrativo e politico, la ciclabilità non solo come parte integrante della moderna mobilità quotidiana ma come soluzione efficace e a impatto zero per gli spostamenti cittadini personali su mezzo privato. La sicurezza delle persone che scelgono di spostarsi in bici deve essere considerata una priorità, da raggiungere soprattutto e in prima battuta attraverso la limitazione e la moderazione del traffico a motore”. Tra le proposte contenute nel provvedimento a firma Realacci un contributo del 2% del budget delle società che gestiscono strade e autostrade agli enti locali per la realizzazione di piste ciclabili; l’obbligo per chi vuol prendere la patente di frequenza a corsi di formazione sulla sicurezza dei ciclisti; il limite di velocità per auto e moto di 30 km orari nelle zone residenziali; il raddoppio delle multe per eccesso di velocità.

Il deputato del Movimento 5 Stelle Cristian Iannuzzi ha presentato una proposta di legge in cui chiede di creare parcheggi ad hoc per le bici, indispensabili per favorire il cambiamento verso la mobilità nuova: “Ritengo sia necessario ogni incentivo possibile per promuovere un cambiamento negli stili di vita e dunque anche nelle modalità di trasporto. Nonostante la bicicletta sia un mezzo di trasporto ad alta efficienza, le città italiane sono perlopiù sprovviste di parcheggi adeguati”. Per questo negli uffici pubblici che dispongono di un cortile o di uno spazio comune – secondo quanto prevede la proposta Iannuzzi – si devono prevedere spazi adeguati per il parcheggio delle bici. Inoltre, negli edifici di nuova realizzazione adibiti a pubbliche funzioni, deve essere riservata al parcheggio delle biciclette una quota non inferiore al 20 per cento della superficie dei posti auto di pertinenza dell’immobile. Una quota che scende al 10 per cento per gli edifici privati.

Un pacchetto di proposte di legge che – se approvate in tempi brevi e realizzate a stretto giro – potrebbero contribuire a rendere l’Italia un Paese quasi ciclabile: il condizionale è d’obbligo e il “quasi” vien da sé, perché siamo stati abituati a tante promesse che si sono rivelate tali. La lunga estate della bici in Parlamento è ancora lunga: testa bassa e pedalare.

Fender (credits photo)







Una risposta a La lunga estate della bici in Parlamento

  1. Sergio Aldighieri ha detto:

    Nel nuovo codice della strada dovrebbero essere previste delle norme di comportamento per i ciclisti tesserati come cicloamatori e cicloturisti. Vi pare possibile che un cicloamatore o cicloturista si debba (obbligatoriamente) allenare su una ciclabile piena di interruzioni, con passi carrai, ecc. ecc. Eppure gli zelanti vigili sono pronti a multare il ciclista che non utilizza la ciclabile. Cambierà qualcosa? Grazie

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