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Bici rubate: come fermare l’epidemia?

CosmoBike Mobility, News • di 25 Agosto 2015

Per chi usa la bici tutti i giorni l’estate è sinonimo di libertà, strade silenziose, traffico più calmo e tollerante e tante più persone in bici. Purtroppo però l’estate è anche la stagione dei furti. Le città deserte per le ferie sono lo scenario ideale per i ladri di bici, che trasferiscono la loro attività dalla strada ai cortili, sventrando, all’occorrenza, anche cantine e garage. Le bici vengono rivendute in strada a coloro i quali – pur di risparmiare qualche decina di euro – preferiscono comprare un mezzo rubato. Le bici migliori finiscono sui siti di annunci online, dove è ancora più difficile immaginare la provenienza, a meno di non richiedere al venditore la sottoscrizione di un modulo di cessione tra privati. Sempre più persone vanno in bici, e i furti aumentano esponenzialmente alle richieste del mercato. Le forze dell’ordine non affrontano adeguatamente il problema, e in molti preferiscono non denunciare il furto. Si apre un circolo vizioso.

Furto_bicicletta_Bologna_protocollo_antifurti_bici

Perché è così difficile combattere questa piaga? Secondo Fulvio Nigrelli di ANCMA – Associazione Nazionale Ciclo Motori e Accessori: «Una bicicletta è paragonabile ad un paio di occhiali, sono entrambi beni mobili non identificabili. Chiunque la possieda ne detiene la proprietà, per cui dimostrare inequivocabilmente il furto di un mezzo è quasi impossibile».

ANCMA rappresenta il settore che ogni anno subisce un danno di 100 milioni di euro (dati ANCMA 2015) per furti nei negozi e mancato acquisto. Per Nigrelli l’unico modo frenare il problema è individuare un sistema di identificazione associato a un registro nazionale, dove tutti i sistemi già esistenti possano trovare una collocazione virtuale. In questo modo per le forze dell’ordine sarebbe molto più semplice ritrovare le bici denunciate.

Ed è proprio in questa direzione che va la proposta di legge presentata da Lorenzo Andraghetti e Paolo Bernini del Movimento 5 Stelle, che chiede di istituire l’installazione obbligatoria su ogni bici di un microchip passivo RFID, in modo da rendere inequivocabile la proprietà. Il sistema è simile a quello che viene utilizzato con successo per il riconoscimento di cani e gatti domestici. Andraghetti illustra il funzionamento di questo sistema: «Il diritto alla mobilità sostenibile viene leso ogni giorno dai numerosi ed impuniti furti di biciclette. Il furto di bici è uno dei pochi reati in crescita. La legge sul furto di biclette da noi proposta (M5S) nasce per dare uno strumento alle forze dell`ordine per riconsegnare al legittimo proprietario le biciclette rubate che vengono in seguito abbandonate (circa il 30%). Una legge che rendesse obbligatorio questo sistema su tutte le nuove bici che vengono acquistate, permetterebbe di recuperare una bici rubata in ogni città d’Italia grazie a un database collegato in rete consultabile dalle forze dell’ordine direttamente al momento del controllo».  
 

Il caso di Bologna

Nelle maggiori città, con grande flusso di studenti universitari e pendolari, il fenomeno assume dimensioni preoccupanti: è il caso della città di Bologna, in cui i furti sono così tanti da aver spinto i ciclisti urbani a creare un gruppo FB per segnalare le proprie bici rubate, che non di rado vengono ritrovate o comunque rese invendibili.

Proprio per arginare il problema del furto, sta nascendo a Bologna anche una delle prime velostazioni italiane di nuova generazione, proprio di fronte alla Stazione Centrale, con l’obbiettivo di garantire un parcheggio sicuro almeno a pendolari e turisti. Aprirà il 25 settembre con il nome di «Dynamo». Non solo un parcheggio custodito e poco più, come a Firenze, Milano o Brescia, ma un vero e proprio hub della cultura a pedali, con eventi, percorsi di formazione e servizi per il turismo: «Il fenomeno del furto è anche una questione di cultura, quindi bisogna lavorare sui servizi ma soprattutto sulla formazione dell’utente. Molti nuovi ciclisti urbani non sanno neppure come legare correttamente la bici o come comportarsi in caso di furto. Non realizzano il danno fatto con l’acquisto di una bici rubata. Dynamo nasce per aiutare il ciclista in ogni sua necessità e per renderlo consapevole», ci spiega Federico Fasol, uno dei fondatori.

L’amministrazione della città però non si è limitata a favorire l’iniziativa dei privati, ma si è schierata in prima fila nella lotta al furto di bici, anche con misure eccezionali come il protocollo d’intesa stilato tra Comune, Consulta della Bicicletta e Prefetto di Bologna, il primo nel suo genere.

Il protocollo stabilisce iniziative da parte di ogni sottoscrittore: da eventi di sensibilizzazione contro l’acquisto di bici rubate per le associazioni della Consulta, all’istituzione di un modello semplificato di denuncia da parte della Prefettura, con possibilità di svolgere una parte della pratica direttamente online, per risparmiare tempo. Sui risultati, occorrerà verificare nel tempo la bontà dell’iniziativa.

Di tutto questo si parlerà sabato 12 settembre al CosmoBike Mobility di Verona, nel corso della sessione «Il contrasto al furto di bici» in apertura della giornata.

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10 Risposte a Bici rubate: come fermare l’epidemia?

  1. alex ha detto:

    In questo articolo si ripetono i soliti luoghi comuni sul furto delle bici: ad esempio che una bici viene rubata perchè non è identificabile – COME UN PAIO DI OCCHIALI??? .
    Se non lo sapete a ogni bici è associato un numero di telaio, inciso in modo da non essere cancellabile senza far capire che lo si è fatto apposta, ovvero che la bici è rubata e da vendere come rubata. Al numero di telaio è associato un tagliando di garanzia rilasciato dal produtore che attribuisce la proprietà al legittimo utente. Un ‘altra cosa senza senso è la ripetuta e tragicomica proposta di “targare” le bici in vario modo, “rendendole riconoscibili”…già infatti le automobili, gli scooter, le reflex digitali ecc. non hanno la targa nè il numero di serie, per questo le rubano!!!
    La verità è che tutta la faccenda dei furti è attribuibile all’ incapacità e all’ inerzia delle varie “autorità” e partiti politici che non sanno controllare il territorio e far rispettare la legge, sia per le bici che per tutto il resto: tutti sanno dove vengono vendute le bici rubate ma nessuno interviene mai!!!!

    • Francesco ha detto:

      Condivido fortemente. Meno male qualcuno ricorda queste ovvietà e la colpevole inerzia delle autorità “competenti”(?). Le forze dell’ordine non hanno mezzi sufficienti per contrastare il fenomeno soprattutto con la vigilanza preventiva e molto spesso sottovalutano pure l’entità del problema, sminuendone i danni a privati e società civile. Le istituzioni sostanzialmente se ne sbattono. La stragrande maggioranza di questi furti avviene DA LUSTRI ad opera di BANDE CRIMINALI ORGANIZZATE e a quanto si evince da quelle raramente identificate, STRAPIENE DI RECIDIVi e pluripregiudicati. La percezione dell’impunità ne richiama altri a ruota, amplificando il problema, in un circolo vizioso inquietante. Il furto di bici è uno degli unici reati in crescita negli ultimi anni e NON c’è alcuna seria contromisura in atto, se non generiche proposte che NON vengono finanziate. NON lo si vuole contrastare seriamente. Vergogna.

  2. jeby ha detto:

    Sarebbe molto bello, ma anche molto complicato… ci manca solo che si finisce come con le auto e il doppio registro, Motorizzazione e PRA… senza contare che le bici si acquistano anche molto facilmente da paesi esteri, ad esempio io le mie bici le ho comprate da UK e dalla Germania, arriverebbero senza chip, poi bisogna fare la fila all’ufficio di competenza, farsi installare il chip ecc ecc… insomma verrebbe meno uno dei vantaggi della bici, cioè quello di essere un mezzo sostanzialmente libero da legacci burocratici…

    In ogni caso, queste misure sarebbero solo una piccola parte della soluzione… la grossa parte è il controllo della polizia su chi vende bici “usate” e su chi le compra!

  3. gisposvolante ha detto:

    Sono un cicloturista. Quest’anno, al mi quinto viaggio, il programma era di costeggiare la costa mediterranea della Spagna da Barcellona ad Algeciras e quindi il Marocco (non in bici. ma con le bici al seguito). Oltre due mesi per preparare il viaggio, finalmente l’11 Luglio partenza in nave da Civitavecchia a Barcellona, con le bici cariche per un tour di oltre quaranta giorni. Il 13 per evitare il traffico in uscita da Barcellona abbiamo preso il treno fino a Sitges, ridente paesino sul mare. Abbiamo parcheggiato le bici – una Bottecchia 310TX ed un Atala MB professionale – nel piazzale della stazione nelle apposite rastrelliere, davanti all’ Ufficio del Turismo. Mezz’ora per andare a vedere il mare. Al ritorno non c’era più niente! Ci hanno lasciato con pantaloncini e maglietta. Una vigliaccheria senza uguali. una rabbia senza fine. Nella piazza a tre metri dalla rastrelliera sostava un’auto della polizia locale che Invece
    di accompagnarci per un giro di ricognizione, ci ha portato in centrale per fare una INUTILE DENUNCIA. Non ci sono parole per descrivere il nostro stato d’animo che a distanza di due mesi non si è ancora placato. Non credo ci sia altro da fare che indurre le istituzioni ad una maggiore sorveglianza e i proprietari di bici a TENERSELE STRETTE.

  4. Realista ha detto:

    Condivido molto le affermazioni di Alex e di Jeby. Ma siamo sempre alle solite. L’Italia vuole reinventare il mondo: ruota circolare, acqua calda, caffettiera, registri bici e marchiature varie. Forse perché qualcuno ci ha convinto che noi siamo più geniali e creativi degli altri. Ma i nostri politici e rappresentanti di associazioni varie hanno mai guardato a cosa succede nel mondo, prima di “creare”? Il n. di telaio che ogni bici riporta, marchiato a fuoco (non micro-punzonato!!!) è sufficiente. Tutt’al più si aggiunge (Italia (BiciSicura) Inghilterra (bikeregister), Olanda, Germania, Stati Uniti, Canada, Giappone, ecc.) una targhetta più o meno indelebile per avvisare il ladro che la bici ha un proprietario registrato. Serve poi molto altro, che spesso i politici fanno fingono di ignorare: rastrelliere blocca telaio da installare, parcheggi protetti nelle stazioni, attivazione di programmi Bici Esca, Polizia Locale attiva e motivata (all’estero è il punto di riferimento per tutti i furti di bici.), obbligare i negozianti a verificare l’usato (vedi BUS – Bici Usato Sicuro su http://beta.easytag.it/bus.php). Carabinieri e Polizia di stato possono recuperare bici rubate ma il contrasto lo fa Il ciclista scegliendo l’antifurto e la rastrelliera giusta (se c’è), l’amministrazione comunale con un programma di contrasto al furto, non sulla carta ma delegando la Polizia Locale.
    I politici vogliono un registro Governativo, duplicato del PRA. Ce l’aveva la Svizzera e l’ha dismesso per inutilità e costi eccessivi. Ci ha riprovato recentemente il Giappone ma ha subito desistito (costo di gestione circa 60 euro/anno a bici). E’ poi col registro governativo, obbligatorio per legge, fioccherebbero multe ai poveri ciclisti per recuperare i costi di gestione. Ma come direbbe un simpatico personaggio nazionale: ma di cosa stiamo parlando???
    Solo come consiglio di approfondimento informativo si può andare su http://beta.easytag.it/index.php.
    Realista

    • Francesco ha detto:

      Condivido largamente anche il tuo intervento, in particolare in riferimento alle “molte altre” misure che elenchi. Il propretario ciclista, però, oltre ad informarsi adeguatamente e proteggere con le migliori tecnologie disponibili la sua bici, può fare molto poco, se non viene protetto dalle autorità che dovrebbero presidiare il territorio e assicurare a una giustizia seria questi impuniti delinquenti, molto spesso infatti recidivi già ripetutamente denunciati e segnalati, che hanno perpetrato sequenze sterminate di furti. Ormai è assodato che si tratta nella maggioranza dei casi di criminalità ben organizzata,non solo di teppistelli e ingenui poveracci. Il cittadino, anche in questo caso, viene abbandonato o dimenticato dalle istituzioni, non tutelato adeguatamente dalle forze dell’ordine, e quasi impossibilitato all’autodifesa. L’unico sistema attuale davvero (quasi) sicuro per non farsi rubare la bici è girarci senza soste, NON parcheggiarla mai in pubblico (nemmeno per 5 minuti, e nemmeno col miglior lucchetto sul mercato) e NON custodirla nei garage di notte nè tantomento nei parcheggi aperti condominiali (ma tenersela sempre, per chi può, in casa (blindata e con relativi allarmi esterni). Una vergogna e una tristezza, anche perchè disincentiva questa forma di mobilità sostenibile di cui continua ad esserci gran bisogno nei nostri centri urbani, orribilmente trafficati e ancor privi di infrastrutture ciclabili decenti e complete come si trovano in altri paesi europei.

  5. Realista ha detto:

    Dimenticavo. Per gli amici 5 Stelle.
    Ma sanno cosa stanno proponendo?
    Il microchip passivo Rfid è rilevabile nella bici solo tramite scanner che va posto alla distanza massima di 4-5 cm dal chip (per interferenza magnetica del telaio in acciaio). Vedete le Forze dell’Ordine con uno scanner che non avranno mai in dotazione scandagliare ogni bici recuperata, da cima a fondo, per leggere il chip. Per facilitare l’operazione occorrerebbe obbligare ad installare il chip in un’unica parte della bici, così da ritrovarlo subito. Ma allora il ladro consocerebbe tale punto e toglierebbe facilmente il chip o lo riprogrammerebbe con uno scrittore RFID da poche migliaia di euro. E poi, ammesso di usare il chip, il database sarebbe inutile. I nuovi chip RFID permettono di memorizzare più dati, per esempio anche il codice fiscale del proprietario. Dilettanti allo sbaraglio?

  6. marco ha detto:

    ho assistito alla conferenza di ieri e mi è sembrata assai interessante. Il chip RFID ha una funzione analoga a quello che si usa come antitaccheggio nei supermercati e quindi non è necessario che sia in un posto definito e che il lettore passi a pochi cm per individuarlo. Ora che tutte le proposte siano perfettibili mi pare sensato, ma che si debba bocciare una proposta sul nascere mi sembra inutile. I numeri dei telai cui si fa riferimento nei commenti sono punzonati sulla parte bassa dei MC e sono spesso illeggibili. I furti di biciclette, come tutti gli altri furti non sono eliminabili in assoluto. Senza dubbio una serie di misure istituzionali oltre a comportamenti personali avveduti possono diminuirne la consistenza e limitarne i danni.

  7. Alex ha detto:

    Come si diceva, a Milano ad esempio un immigrato gestiva un negozio di bici rubate gentilmente concesso dal comune… come sempre in Italia la situazione è grave, ma non seria!
    http://www.ilgiornale.it/news/milano/bici-rubate-ai-milanesi-erano-nel-negozio-comune-1169329.html

  8. Sauro ha detto:

    Condivido pienamente quanto sopra. Recentemente ho visto che è stato presentato un nuovo sensore GPS piccolo e relativamente economico che si chiama Sherlock, prodotto da una startup con base a Torino. Speriamo che con quello si possa contribuire ad arginare il problema. Anche se dubito che in mancanza di azioni politiche SERIE volte a un maggior controllo del territorio, si possa risolvere qualcosa. Al contrario negli ultimi anni ci sono sempre meno uomini e risorse destinati a questo scopo.

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