MENU

Seduti dal lato della Storia

Rubriche e opinioni • di 28 Settembre 2015

Chiunque abbia avuto occasione di sfogliare i giornali nel corso delle ultime settimane non avrà avuto potuto evitare di notare che qualcosa nel mondo attorno a noi sta cambiando.

È come se un vento impetuoso autunnale si fosse alzato all’improvviso per spazzare via gli alibi e le ipocrisie di un re che si dimostra più nudo che mai.

Gas Auto. Fonte: Spinoza.it

Gas Auto. Fonte: Spinoza.it

Il dieselgate che ha investito la Volkswagen, ha dimostrato che i decenni in cui ci hanno raccontato della necessità di cambiare l’auto in favore di nuovi modelli maggiormente attenti alle esigenze del pianeta sono stati una balla colossale consumata ai danni della nostra salute e del futuro dei nostri figli. La Volkswagen adesso sarà costretta a richiamare 11 milioni di auto, pagare una multa stellare agli USA e intanto l’ICCT (la ONG che ha scoperchiato il vaso di Pandora) annuncia che anche BMW, Audi, Volvo e Mercedes-Benz è meglio che non dormano sonni tranquilli.

Mentre tutto il mondo si interroga se la casa automobilistica che fu voluta dal sig. Adolf Hitler riuscirà a sopravvivere a una delle più grandi figuracce della storia dell’industria, il titolo del gruppo FCA (che controlla il marchio FIAT) nel corso dell’ultima settimana ha perso oltre il 10% in solidarietà con i concorrenti tedeschi. In un sistema in cui la truffa ai danni dei consumatori era da considerarsi una condizione necessaria per essere competitivi sul mercato, possiamo ragionevolmente aspettarci che l’affaire Volkswagen non sia che la punta dell’iceberg e che presto emergerà anche tutto il resto.

Sempre secondo l’ICCT, infatti, ci sarebbe un’ampia discrepanza tra i consumi reali e i consumi dichiarati dalle diverse case automobilistiche non solo tedesche.

Le auto in commercio in alcuni casi hanno consumi superiori anche del 60% rispetto a quanto dichiarato dalle aziende produttrici

Le auto in commercio in alcuni casi hanno consumi superiori anche del 50% rispetto a quanto dichiarato dalle aziende produttrici

L’industria dell’automobile ha dimostrato di aver trascorso gli ultimi anni lucrando sulla salute dei propri consumatori che imboniti e rimbesuiti da massicci investimenti pubblicitari (il settore dell’automotive, con oltre 44 miliardi di dollari/anno è il primo investitore al mondo in pubblicità), hanno finito per credere che l’automobile fosse veramente il simbolo supremo della libertà individuale e che, in quanto tale, è da tutelare anche a costo degli 1,24 milioni di morti per incidenti stradali ogni anno e i 7 milioni di morti all’anno causati dall’inquinamento atmosferico.

Io sono convinto che ogni cittadino, così come chiunque sieda ai posti di comando di ogni singola realtà locale, di ogni Provincia e Regione, fino ad arrivare al Parlamento e al governo, oggi debba porsi degli interrogativi sulla strada che abbiamo imboccato nel secolo scorso e che ci ha condotto fino a questo punto.

Vale la pena continuare? O forse è meglio invertire la rotta e augurarci qualcosa di differente?

Queste domande dovrebbero essere dettate dalla coscienza o dal buonsenso se non, addirittura, dal senso dello Stato.

Ma l’Italia è un paese che risponde a delle logiche particolari e se c’è un’arte politica per la quale noi Italiani siamo famosi nel mondo, è quella del trasformismo, ovvero mutare le proprie posizioni in funzione del mutare del vento. E sarebbe da ingenui aspettarci che anche in questa fase le cose possano andare in modo differente.

Ogni buon politico italiano sa che, per navigare con maestria tra le agitate acque della politica italiana, la prima abilità è capire da che parte soffia il vento della Storia, spiegare le vele in funzione di questa affermazione e controllare con cura di non essere da soli.

In questi giorni, il vento della Storia sta soffiando in una direzione inusuale: l’autozoico è prossimo al tracollo, c’è un Papa che di fronte al presidente degli Stati Uniti ha detto:

“Trovo promettente che lei abbia proposto un’iniziativa per la riduzione dell’inquinamento dell’aria. Il cambiamento climatico non può più essere lasciato a una generazione futura”.

papa francesco bicicletta

Come se non bastasse, c’è anche la questioncina della Shell che ha annunciato di rinunciare alle trivellazioni nell’artico, a dimostrazione che il futuro (e forse anche il presente) non è nel petrolio.

I politici nostrani non sono più chiamati a dover scegliere tra gli alti papaveri in giacca, cravatta e Rolex al polso e gli intellettualoidi terzomondisti con le Birkenstock ai piedi. Oggi i nostri rappresentanti devono scegliere se vogliono essere alleati e fiancheggiatori di coloro che hanno orchestrato la peggiore truffa ai danni del genere umano della Storia o dei cittadini, del Papa e di tutto ciò che egli rappresenta.

C’era un tempo in cui questa scelta sarebbe costata cara a chiunque avesse una minima velleità di far carriera politica.

Oggi solo un cretino sarebbe titubante nel sedersi dalla parte della Storia.







Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *