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Da Siviglia a Porto in bicicletta (parte II)

Diari • di 15 Ottobre 2015

8 maggio, Vila Nova de Milfontes – Torres di Comporta, 81 km e 370 mt disl., 4 ore

Dopo una veloce colazione consumata in appartamento, ancora paghi delle abbondanti libagioni della serata, inforchiamo le bici e ci dirigiamo, come primo punto intermedio, verso Porto Covo, attraversando il Parque Natural do Sudeste Alentejano.
Ci imbattiamo subito in stradine sterrate dove perfino il navigatore ha difficoltà a trovare la strada.
Per fortuna abbiamo Maurizio che inizia a seguire le tracce dei trattori usati dai contadini della zona per andare a lavorare i campi, da quel momento Maurizio viene ribattezzato Tiger Jack, lo scout navajo di Tex Willer, abbiamo dovuto fermarci con le biciclette perché a forza di ridere non riuscivamo più a pedalare!

Dopo varie peripezie e inversioni di marcia, riusciamo ad uscire dallo sterrato e raggiungiamo la statale N390 e poi la CM 1072, che segue il confine del Parque.
Arrivati a Porto Covo, ci facciamo l’occhio! È un paesino che si sviluppa per circa 1 km in direzione del mare, con in centro case bianche/calce, negozi di souvenir ed una bella “pastelaria” dove non possiamo non fermarci a mangiare qualche “pasteis de nata”.

Qui incontriamo James e compagna in tandem. Sono 2 inglesi che si sono trasferiti in Portogallo, vivono a Sines e quando il lavoro non li prende, viaggiano in tandem a scoprire nuovi posti. Approfittiamo della conoscenza per farci indicare quali sono le migliori strade da prendere per costeggiare l’oceano il più possibile, ovviamente facciamo parlare la nostra guida navajo che per l’occasione sfoggia un inglese ineccepibile.
Devo dire che proprio a Porto Covo, avessi la disponibilità, comprerei una casetta di fronte all’oceano. Le scogliere sono alte e scoscese, e proprio stando fermi ad ammirare le onde incontriamo Joseph che fa il poliziotto in mtb, con tanto di pistola e manette perlustra la zona senza inquinare.

Proseguiamo verso Sines, per circa 10 km, restando sempre in costa con il mare alla nostra sinistra.
Le spiagge ora cominciano ad animarsi con ragazzi che fanno surf (ovviamente con la muta addosso), e io ritrovo il senso del viaggio, solo restando ad ammirare il mare, le sue onde e i pochi surfisti che coraggiosamente affrontano il freddo oceano.
Sul senso del viaggio credo che spenderò una riflessione più tardi.
Arrivati a Sines, colpiti da un mostro di cemento che lambisce l’oceano e ne deturpa la sua bellezza (il terminal navale da dove si imbarcano le merci), su indicazioni di James, il nostro Tiger Jack ci fa prendere la N261, che in origine sarebbe un’autostrada, ma che, in assenza del denaro per finirla, il governo l’ha aperta come una strada Nazionale, con l’obiettivo di trasformarla definitivamente in autostrada non appena possibile.

Percorriamo i circa 55 km per arrivare a Torres dove, sempre con l’ausilio di Booking, abbiamo prenotato l’unico b&b della zona, infatti una stanza con 3 letti ci costa 75 €. Per fortuna ha una bella terrazza dove possiamo stendere i panni ad asciugare e farci un antipasto di pane, pomodori e affettati.
Alla sera andiamo a mangiare nell’unico posto disponibile, che ridere, parlavano portoghese o portoghese, le scene della cameriera per farci capire che aveva il polipo e la seppia sono indimenticabili!
Alla fine ceniamo con un bel fritto di pesce che ci accontenta e pareggia “l’esoso” prezzo della camera.

9 maggio, Torres – Setubal – Lisbona, bici con traghetto + treno

Partenza in salita, con la voglia di fermarci presto.
Fiancheggiamo pini marittimi e bosco fino a Troìa, dove decidiamo di addentrarci in un villaggio turistico che sbuca sull’oceano, eh si, la voglia è tanta, e così, via scarpe calzini e maglietta ed in pantaloncini andiamo ad “assaggiare” l’oceano, 10 secondi con i piedi a mollo ci inducono a ritornare velocemente sul bagnasciuga a riscaldarci. Restiamo una mezzoretta a gustarci l’oceano insieme ad una decina di coraggiosi che prendono il sole.

Si riparte per raggiungere la “ponta do Adoxe” dove prendiamo il traghetto che in 15 minuti ci sbarca alla “Doca do Comercio” a Setubal. Dopo un giretto per la città, decidiamo di arrivare a Lisbona direttamente in treno per poter godere di una serata + 1 giornata da dedicare alla capitale. Prima però a Marco e Maurizio vengono le voglie di mangiare le sardine e così via per il porto a cercare una taverna da pesce. Quasi per caso arriviamo al viale Jaime Rebelo, sul porto, e veniamo attratti da un gran viavai di persone all’interno del Clube Naval Setubalense: entriamo e ci sediamo; tempo di ordinare del vino e dell’acqua nell’ora successiva i camerieri hanno continuato a riempire i nostri piatti di svariati tipi di pesce fritto ed ai ferri senza che noi potessimo ordinare alcunché, una mangiata spaziale spendendo, se non ricordo male, 14 € vino e dolce compreso.
Con la pancia piena abbiamo raggiunto la stazione ferroviaria, caricate le bici abbiamo raggiunto Lisbona in un’ora o poco più.

A Lisbona, scesi dal treno al capolinea, con il navigatore, e qualche informazione per strada, abbiamo raggiunto il centro e l’albergo, pulito e carino, che avevamo prenotato per strada. Di fronte, in un garage con pompa di benzina, abbiamo pure trovato il ricovero sicuro per le nostre biciclette, a modico prezzo.
La sera ed il giorno seguente abbiamo visitato Lisbona in lungo ed in largo a piedi, Terreiro do Paço (Piazza del Commercio) ammirando il suo Arco Imperiale, la Torre di Belem con la sua mitica “pastelaria de Belem” (dove ci siamo ingozzati de pasteis de nata), la cattedrale di Lisbona, il Barrio Alto, la città vecchia con le sue tante strade in salita che portano a vecchi quartieri.

11 maggio, Lisbona – Sintra – Lourinha Playa Blanca, 86 km e 1.198 mt disl., 6 ore, treno + bici

Partiamo di buon mattino, dopo aver fatto colazione in albergo (che bello trovare pronto), e poi andiamo in bici fino alla stazione centrale per prendere il treno che ci porterà direttamente a Sintra (cittadina patrimonio Unesco) dopo circa 40 minuti.
Sintra è un comune che “contiene” 2 città (Queluz e Agualva Cacem) ed è anche una meravigliosa città di palazzi storici, sullo sfondo di verdi colline. Si sviluppa in altitudine e noi l’abbiamo scalata in bicicletta fino, ed oltre, il “Palacio Nacional de Sintra”.

Dopo la visita alla città ci siamo letteralmente “buttati” sulla discesa fino a valle dove, dopo alcune incertezze del navigatore (e nostre), abbiamo finalmente imboccato la strada giusta.
Strada che pero’ si è inerpicata per colline dove, in alcune salite, abbiamo dovuto abbandonare i pedali e spingere la bicicletta per arrivare in cima. Questo tratto è stato molto duro perché le salite erano lunghe ed importanti.
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Nel tardo pomeriggio siamo arrivati a Lourinha Praia Blanca dove, stanchi delle molte salite e del gran caldo, abbiamo pernottato in un appartamento dove abbiamo potuto farci gli spaghetti al pomodoro, prosciutto, formaggio e pomodori di verdura, ovviamente con un bel vino tinto.

12 maggio, Lourinha – Nazare, 74 km e 510 mt disl., 4 ore

Anche stamattina siamo pigri. Riusciamo a salire in bicicletta alle 10 del mattino, attardati, in verità, per recuperare qualche ora di sonno dopo la sfaticata del giorno prima, con tutte quelle salite ed un caldo “notevole”. Ci addentriamo per delle basse colline che però sono caldissime, dopo poco più di 2 ore ci fermiamo a reidratarci in un bar con 1 litro di acqua, 3 limonate e 6 toast (il tutto per ben 13 euro!).

Sarà la stanchezza del giorno prima o sarà per il gran caldo di oggi, fatto sta che quando ci fermiamo a consultare la cartina le nostre idee divergono sulla strada da fare. Per la prima volta ci animiamo un po’ tra di noi, nulla di grave ma da li capisco che ognuno di noi si aspetta qualcosa dal viaggio e stavolta abbiamo aspettative diverse.
Ben presto il buon senso prende il sopravvento e quindi si decide di comune accordo la strada da fare e quindi, all’altezza di Sao Martinho do Porto, ci dirigiamo verso l’Atlantico e viaggiamo godendoci la costa (oltre ad un gelato fronte mare) fino a Nazarè, dove troviamo riparo in un appartamento in centro.
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Ancora una volta, grazie ai siti internet di Marco facciamo una cena a base di pesce fantastica, io bacalao (che devo dire non eccezionale …ma ero in astinenza!) e Marco e Maurizio vanno a vongole, gamberoni e per finire un ricco risotto di pesce su pentola di rame, di cui ne fruisco le grazie pure io. Nel frattempo, fuori del locale, si è formata una coda di attesa di una decina di persone ed il saggio titolare, fa la spola tra i tavoli ed i commensali in attesa, fornendoli di cappe e qualche assaggino per invogliarli a restare, un vero commerciante.

13 maggio, Nazarè – Leiria – Coimbra, 51 km con 553 mt disl., 4 ore, treno + bici

Lasciata Nazarè con il suo meraviglioso passeggio lungomare ed il suo trenino a cremagliera, ci dirigiamo verso Leiria, prima costeggiamo l’Atlantico e poi abbandonando il mare dirigendoci verso l’interno. Anche oggi molto caldo e salite impegnative, ma finalmente arriviamo a Leiria, città di oltre 120 mila abitanti, anche se non sembrava, con al centro uno stadio di calcio per 30 mila persone.
Lasciamo i bagagli alla stazione dei treni, occupando un bagno del bar della stazione, gentilmente offertoci dalla titolare dopo la nostra consumazione, e ripartiamo in bicicletta (scarica…un sogno!) per visitare il centro della città e rifocillarci con un paio di pastele de nata.

Alle 17 rientriamo in stazione, ricarichiamo i bagagli e prendiamo il treno per Coimbra dove abbiamo prenotato in un Hostel che si rivelerà molto carino.
Alla sera uscita per magiare “tacos e birra” intanto che ci gustiamo la semifinale di Champions League Real Madrid (dove gioca il portoghese Cristiano Ronaldo) contro la nostra Juventus, pareggiare 1-1 con accesso alla finale davanti ai portoghesi che tifavano per Ronaldo, non ha prezzo, per tutto il resto c’è Mastercard!
Andiamo a letto felici.

14 maggio, treno Coimbra – Porto

…E felici ci svegliamo la mattina anche grazie ad una buona colazione pronta.
Unico cruccio: la consapevolezza che il nostro viaggio in bicicletta è terminato, l’ultimo trasferimento abbiamo deciso di farlo in treno perché altrimenti avremmo solo un giorno da passare a Porto e sarebbe veramente un peccato non poter visitare la città, che alcuni sostengono, essere ancora più graziosa della capitale.
Il viaggio in treno ci ha permesso di vedere la costa dell’Atlantico per l’ultima volta ed ammirare il fortissimo vento contrario che avremmo trovato se fossimo andati in bici, una cosa da paura!

Arriviamo a Porto in un appartamento in centro, con due camere da letto e un’ampia cucina (dove ci siamo fatti ancora gli spaghetti). Ci godiamo la città per tutta la sera ed il giorno dopo, purtroppo per visitare la città dobbiamo rinunciare alla visita a una cantina di vino Porto, lo abbiamo solo comprato nei negozi.
Devo dire che Porto mi è piaciuta molto, forse anche più di Lisbona, perché più racchiusa e accogliente. Unico neo della città? Prima di partire alla volta dell’aeroporto (raggiungibile con metropolitana di superficie) siamo passati per “casa” per prendere bagagli e biciclette, dalla mia mancava la ruota davanti, il ladruncolo non è riuscito a rubare le biciclette perché erano legate tra loro con diversi tipi di lucchetti e quindi ha pensato bene di fregarsi la mia ruota perché era l’unica che non aveva i freni a disco, mi sono fatto circa 3 km a piedi, con bagagli caricati sulla bici, tenendola alta sul davanti e facendo finta di non sentire i commenti delle persone che mi incrociavano! Vabbè, dopo anni di viaggi in bicicletta anch’io ho dato il mio contributo alla causa dei ladri, pazienza.

Il viaggio è stato meraviglioso, in un paese ospitale e generoso, povero ma con grande dignità. Chi volesse andare tenga conto (cosa che noi non abbiamo fatto per mancanza di tempo per organizzare) delle altimetrie che si incontrano e del gran caldo che già si fa sentire i primi giorni di maggio.
Questo viaggio, vuoi anche perché per la prima volta abbiamo avuto pareri discordi (ma sereni) sulla strada da prendere (in realtà non era tanto la strada da prendere di per sé ma decidere se allungare per vedere qualcosa oppure correre per rispettare delle tappe “sommariamente” costruite), mi ha fatto riflettere sul fatto che ogni persona che intraprende un viaggio, sia pure con modalità diverse, ha nella sua testa delle aspettative che possono anche essere non concordi con quelle degli altri.

Quindi ci sono viaggiatori solitari, viaggiatori in compagnia (che si sanno adattare o meno… e da qui possono nascere i problemi seri), viaggiatori che vivono il viaggio come una sfida con se stessi (quanti km ho fatto! quanto dislivello…), viaggiatori che intraprendono un viaggio per “scoprire” cose nuove, chi si fissa un obiettivo da raggiungere, il viaggiatore che vuole incontrare nuove persone, e chissà quanti altri “tipi” di viaggiatori.

Mi sono chiesto che tipo di viaggiatore in bicicletta sono io. Bene, sono sicuramente il secondo tipo della “lista” e cioè un viaggiatore che ama condividere il viaggio con qualcuno che mi sia simile nelle aspettative, mi piace “scoprire” nuovi luoghi e “scoprire” nuove persone, stili di vita diversi, insomma, per sintetizzare, sono un viaggiatore curioso, devo ammettere però che guardo anche il contachilometri e l’altimetria (un po’ di sfida con se stessi), però non è il mio obiettivo principale.

In questi anni ho avuto la fortuna di viaggiare in bicicletta con Marco che mi è molto simile nelle aspettative e successivamente anche con Maurizio, trovando immediatamente l’intesa tra di noi.
Tutto ciò nella speranza che ci siano ancora molti viaggi nel nostro futuro… i sogni ci sono!






Una risposta a Da Siviglia a Porto in bicicletta (parte II)

  1. paola ha detto:

    Ciao, vorrei fare lo stesso giro dal 18 aprile da siviglia a Lisbona. Sono un pò preoccupata per il tratto siviglia frontiera con il portogallo. Avete tracce gps per caso o mi potete indicare il tracciato? grazie paola (ps. andrei in solitaria…)

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