MENU

Viaggio incondizionato: Sud

Diari • di 23 Febbraio 2016

viaggio-incondizionato-1

Lo voglio fare: la bicicletta è libertà, si dice. Viaggiare libero, ma libero non sono perché mi propongo una mèta, dei tempi, delle distanze, un percorso… No! Questa volta no.
Parto seguendo una direzione e null’altro per un paio di giorni, poi giro a destra e proseguo nella nuova direzione per altri due giorni. Ancora e ancora per ritrovarmi, dopo otto giorni, dove son partito, a casa!
Unica condizione il tempo, il tempo a disposizione è l’unico freno all’andare in libertà, a questo vagare che mi ricorda Nestore quando incontra Ronda che alla domanda: “Dove vai?” risponde: “Vado e basta”.
Pronto ad imboccare quella viuzza, quell’argine, quel tratturo, attraversare il piccolo corso d’acqua sul ponticello instabile e continuare sul campo, lungo la traccia scarsamente visibile per ritrovarsi sull’aia del cascinale, chiedere scusa per l’intrusione ed iniziare un colloquio.
“Dove vuoi andare in bicicletta a quest’ora, l’albergo più vicino è a trenta chilometri, fermati qui, ti offro io un giaciglio, mangiamo quello che ho e ce la raccontiamo”
“Accetto, grazie!”
Non so dove sono geograficamente, ma so che sono nella mia dimensione soprattutto ora che sono sdraiato all’aperto ad ammirare il firmamento che è l’unica fonte di luce… dormo qui? Una bella fantasia, un sogno, diciamo un’utopia… lo stimolo per un altro viaggio.

Sud

viaggio-incondizionato-2

ore: 7 45. Randagio e solitario con il mio bagaglio, mi dirigo a sud con una mèta ben precisa e un percorso da seguire. Mi piace pedalare e coprire distanze considerevoli con andatura né lenta né veloce, mi piace fermarmi quando ho voglia di una birra o di mangiare, mi piace socializzare, salutare con entusiasmo, con il sorriso sulle labbra, le persone che incontro. La bicicletta permette di pensare riflettere, ogni tappa ha una circostanza protagonista che mi accompagna per tutta la sua percorrenza.

Oggi al semaforo di Pontelongo, dopo la sosta spuntino al bar Poker a Piove di Sacco, mentre attendo il verde osservo l’immettersi di numerosi autotreni carichi di pomodoro o barbabietole, il che mi preoccupa.
La strada è stretta, dietro di me sopraggiunge un autoarticolato, accosto in uno spazio faccio il cenno per indicare l’intenzione di dar strada, un colpo di clacson, a ringraziamento per la manovra, mi soddisfa e procura piacere.

Mi metto nei panni del camionista, immagino la difficoltà in simili situazioni a quello che potrebbe accadere e che spesso accade, concludo che lui sta lavorando, in corsa contro il tempo, ed io son qui per diletto… non mi costa niente dargli strada ed evitare la disgrazia.

Inquietante è questo tratto della SR 516, come pure la locandina del quotidiano che mi perseguita dalla partenza “Ciclista muore travolto da due camion”. Fortunatamente dalla rotatoria di Villa del Bosco il traffico cala di intensità. Attraverso Adria ed entro nel regno delle stradine. Via Carlina a Bottrighe mi permette di accedere al ponte sul Po della transpolesana. Qualche abitante si sorprende, contraccambia il saluto chiedendosi -Dove va costui?- visto che la strada termina in un azienda agricola, ma conosco il passaggio, aggirandola sono sulla grande via. Qualche altro abitante mi conosce, non si sorprende, mi ha già visto altre volte… ormai è la mia ciclostrada verso Sud.

Attraversato il grande fiume giro a destra per Corbola continuando sulla SP 87, un paradiso, piccole frazioni, borgate nella tranquillità di una strada che regala il piacere di pedalare nella pace assoluta. Ammiro gli orti, le casette, i capitelli le chiesette, gli alberi da frutta che sconfinano con le fronde verso la via, quasi un inchino al mio passaggio.
Mi fermo ad Ariano per una birra in compagnia di Pasquina e Tamara, da Lucia al bar American (amicizie del Raid dell’abbraccio).

Oltre alla terra sui campi ci sono i resti del raccolto, qualche pomodoro maturo tra la grande quantità da maturare lasciata a macerare. Mi vien voglia di mangiarne, approfitto di una sosta tecnica per soddisfare il desiderio.
Visito il Bar Sport di Volania per il pranzo, oggi il ristorante è in piena attività, nonostante ciò, Anna mi riserva un trattamento privilegiato dedicandomi anche del tempo. Per finire mi rimprovera per lo stato indecente delle borracce che provvede a ripulire prima di riempirle.
Continuo contro vento per la classica lungo la laguna di Comacchio. Segue Anita, Alfonsine, poco più di un chilometro sulla SS16 per svoltare a destra sulla SP8.

viaggio-incondizionato-3

Strada molto larga con un paio di metri oltre la linea che delimita la carreggiata, che mi permettono di transitare in sicurezza. Circa sette chilometri prima di Bagnacavallo lascio l’arteria per imboccare la ciclopedonale al di là del canale naviglio Zanelli. Un’opera di recente realizzazione al margine delle coltivazioni. Apprezzo il contesto e finalmente posso assaporare una pesca, sfuggita al raccolto, ancora appesa al ramo che attende la mia mano. La via alberata è frequentata da pedoni, ciclisti, podisti, di tanto in tanto uno spazio ombreggiato, con panchine occupate da anziani paesani che trascorrono il pomeriggio raccontandosela. Alla fontanella un saluto e una foto alla nonna con le due nipotine impegnate in un giro in bici. Attraverso Faenza e dirigo a Brisighella, trascuro le indicazioni stradali che invitano al giro del mondo, mi affido alla bussola che si rivela ottimo strumento di navigazione. Apprezzo la ciclabile in sede propria ben separata dal traffico che scorre parallelamente. Si inserisce nel paesaggio collinare tra le coltivazioni, sale dolcemente fino a staccarsi ed elevarsi in costa, con fondo sterrato si immerge nel verde per alcune centinaia di metri per ritornare a livello di via Firenze, ora fiancheggiata da pini marittimi. Purtroppo dopo tre chilometri mi ritrovo in carreggiata, ma non c’è molto traffico ed il paesaggio continua a deliziarmi.

Brisighella! Mi fermo qui, per oggi basta, sono contento, sto bene, l’angoscia di questa mattina lascia posto alla soddisfazione… sto entrando nella dimensione viaggio, scarico i fardelli e prendo a bordo la libertà!
Locanda la Cavallina: scendo la stretta scala con la bici in spalla, completa di bagagli, per raggiungere l’ampia terrazza coperta della sala ristorante.

Marco mi accompagna alla mia stanza, altre scale per scendere ulteriormente nel giardinetto – terrapieno, dove si affacciano le camere ognuna con il proprio ingresso, in mezzo alla folta vegetazione… una collocazione affascinante e suggestiva sul crinale della collina; ancora più sotto la piscina. Un luogo incantevole che meriterebbe una sosta prolungata. Ceno sulla su citata terrazza inebriato dai profumi della campagna e dal crepuscolo che spegne il sole e accende la luna contornata dalla miriade di stelle… pago di tutto ciò non mi resta che il riposo, buonanotte!

Km 197, media 23 Km/h, tempo 8h 56′, impiegato 10h 55′







Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *