Freni a disco su strada e la sicurezza che non c’è

17 Aprile 2016

Stop alla sperimentazione e alla successiva introduzione dei freni a disco sulle bici da strada nelle competizioni ufficiali. È davvero la fine dei freni a disco nel mondo del ciclismo su strada professionistico?

Francisco Ventoso
Francisco Ventoso

Il 10 Aprile, durante la Parigi-Roubaix, al km 115 è avvenuta una caduta che ha segnato la gara. Infatti due dei favoriti, Sagan e Cancellara, sono rimasti bloccati dal gruppo di ciclisti coinvolti, mentre Boonen è riuscito a rimanere davanti, lottando fino alla fine per ottenere la quinta vittoria all’inferno del Nord (nessuno c’è mai riuscito, neppure il Cannibale Eddy Merckx). Tra i corridori coinvolti nell’infausta caduta c’è Francisco Ventoso, spagnolo di 33 anni, che ha riportato una brutta ferita alla gamba, per via del contatto con il disco montato sulla bici di un altro ciclista. Il giorno seguente, sulla sua pagina Facebook, Ventoso ha scritto una lettera aperta contro l’applicazione dei freni a disco nelle corse professionistiche, postando le immagini (molto crude) della sua ferita.

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Le ripercussioni della lettera non si sono fatte attendere e l’UCI ha deciso di sospendere l’applicazione dei freni a disco nel mondo del ciclismo su strada in via precauzionale. “Nessuno ha mai pensato che siano pericolosi?” chiede Ventoso dalla sua pagina Facebook “Sono come degli autentici coltelli. Io sono stato fortunato, per me è solo pelle e muscoli. Ma cosa accadrebbe se venissero in contatto con un’arteria femorale? Non voglio nemmeno immaginarlo!”. Ventoso ha ragione da vendere: quando si corre in gruppo a 80 km/h, ci si spintona e si cade, i dischi sono esposti ed è facile cadervi sopra, con il rischio di tagliarsi. Le voci, dal mondo del ciclismo su strada, sono state unanimi nel supportare le teorie del corridore spagnolo: molti direttori sportivi hanno gridato allo scandalo, che l’applicazione dei freni a disco su strada è pericolosa e insensata. Tutti contro i dischi, come se fossero l’unico pericolo.

Il ciclista belga Antoine Demotié
Il ciclista belga Antoine Demotié

La realtà è che il mondo delle corse professionistiche sta vivendo un’emergenza in termini di sicurezza. Solo due settimane prima della Roubaix, il ciclista 22enne belga Antoine Demoitié (in foto), è morto in seguito a una caduta durante la gara Gent-Wevelgem. La causa? È stato schiacciato da una moto. Più fortunato è stato Stig Broeckx, colpito da un’altra moto durante una gara in Belgio, che ha riportato “solo” una frattura alla clavicola. Al Tour dello Utah, negli USA, un ciclista irlandese è stato tamponato da un’auto di servizio. Emblematico poi il caso del tour del Qatar, dove è avvenuta una caduta colossale di corridori, poiché l’organizzazione si è “dimenticata” di segnalare la presenza di uno spartitraffico proprio sul rettilineo d’arrivo della tappa. Per cui il capro espiatorio di questa insicurezza non possono essere solo i freni a disco, nuovo male da scongiurare, bensì l’estremizzazione dello spettacolo, perché più spettacolo significa più audience, più sponsor, più soldi. Quindi, prima di gridare all’untore, si dovrebbe ridimensionare il problema.

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I freni a disco sono e rimangono la più importante innovazione tecnica nel campo del ciclismo di questo decennio e i risultati sono inconfutabili. Nel mondo della mtb e del ciclocross sono ritenuti lo standard essenziale, tanto che sia i professionisti ma anche i comuni appassionati non possono più farne a meno. Senza bisogno di scomodare test di laboratorio, chiunque abbia provato e usato con costanza i freni a disco può affermare quanto sia migliore la risposta, la precisione di frenata e l’affidabilità di questa tecnologia. La linearità di lavoro e l’efficienza in qualunque condizione climatica, rendono ancora più sicuro l’uso della bici, permettendo di affrontare con meno paure lunghe discese o tratti tecnici.

Per cui, nonostante le voci levatesi dal mondo degli addetti ai lavori, il problema della sicurezza nelle corse su strada è molto ampio e non si risolverà solo tornando ai freni a pattino. Probabilmente i professionisti non avranno mai più la possibilità di usare bici con freni a disco ma questo non significa che noi, amanti della bicicletta, non dovremmo utilizzarli, sia in mtb, nel ciclocross ma anche sulle bici da gravel e su quelle da corsa. Poiché la diffusione di uno standard rispetto a un altro, nonostante tutte le possibili idee sul marketing o sulla pubblicità, dipenderà sempre dall’accoglienza e dall’uso che ne fanno gli appassionati.

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C’era un claim molto famoso sui freni a disco, lanciato da Shimano, che diceva “Have what the pros can’t have” (abbi ciò che i professionisti non possono avere): probabilmente sarà così per molto tempo ancora.

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