Soccorre un ferito e scappa: ricercato un ciclista a Pesaro

1 Marzo 2017

Sì, avete letto bene il titolo. È la storia un po’ paradossale che coinvolge un ciclista marchigiano.

Monteguiduccio

Una foto di Monteguiduccio (da comune.montefelcino.ps.it)

Sono le 10 del mattino del 7 dicembre 2015 a Monteguiduccio (fra Pesaro e Urbino), uno di quei tanti, stupendi e minuscoli centri abitati che punteggiano l’Italia. Per uccidere una persona in Italia nel ventunesimo secolo bastano pochi attimi di distrazione alla guida. Un furgoncino in retromarcia non vede la signora Zita Cupparoni, la colpisce alla schiena, e la butta a terra. La signora Zita, 79 anni, muore così, banalmente, come accade spesso lungo le strade italiane, tanto che ormai sembra normale.

Negli ultimi istanti di agonia, prima di essere portata all’ospedale dove morirà poco dopo, la signora è assistita da un ciclista. Quest’uomo, di cui si sa solo che è di mezza età, dopo aver assistito all’incidente scende di sella e conforta la signora con le sue parole, tenendola per mano e dandole dell’acqua.

Un gesto di pietà proveniente da chi non si è arreso alla banalità delle morti per traffico, e lo dimostra tutti i giorni con la sua scelta di andare in bici.

E poi sparisce. Il ciclista, immaginiamo per pudore, non si è più fatto vivo, e nessuno sa chi fosse.

La figlia della signora, Maria Cristina Guidi, vorrebbe però mettersi in contatto con lui. Per ringraziarlo, e chiedergli quali siano state le ultime parole della madre. Da qui l’appello rilanciato dalla redazione di Pesaro del Resto del Carlino.

È una storia terribile in sé. Ed è ancora più tragico il fatto che la morte di una persona, per diventare una notizia “importante”, debba essere accompagnata da circostanze curiose.

Contribuiamo a rilanciare l’appello sperando che Maria Cristina riesca a mettersi in contatto con questo ciclista.

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