WTB, l’azienda che vuole cambiare il mondo con le biciclette

27 Marzo 2017

È una giornata umida a Taipei dove è in corso la seconda giornata della fiera della bicicletta, la più importante del continente asiatico e una delle principali al mondo.
Taipei

Nella stanza 401, a porte chiuse, è in corso la riunione del Cycling Industry Club, una coalizione fondata dalla European Cyclists’ Federation per fare attività di lobby sulla politica a livello europeo e nei vari stati membri e promuovere politiche a favore della bicicletta.
In sala ci sono tutti quelli che contano: Shimano, Bosch, Sram, Accell, Cycleurope, Schwalbe, Tern, Giant, aziende che sono in competizione da sempre tra loro, ma che hanno finalmente deciso che è arrivato il momento di spartirsi una torta più grande, invece che continuare a litigarsi le briciole.
Mentre mi volto a constatare che le aziende italiane sono assenti perché troppo intente a presidiare i propri stand nella speranza di strappare un ordine in più, un tizio basso, stempiato e un po’ in sovrappeso prende la parola.

Patrick Seidler

Patrick Seidler

In pochi secondi il suo accento americano e il tono deciso catturano l’attenzione di tutti i presenti.

La visione

Mi chiamo Patrick Seidler e sono presidente di WTB, una compagnia americana.
La nostra generazione sta affrontando una crisi che l’umanità non ha mai visto prima: al momento ci sono oltre 400 parti per milione di particelle di carbonio atmosferico e gli scienziati dicono che gli esseri umani non possono sopravvivere in queste condizioni. È per questo che abbiamo bisogno che tutte le aziende del settore della bicicletta si aggreghino, non solo dando contributi economici a progetti come il Cycling Industry Club, ma con politiche attive sul territorio.
Vi voglio raccontare quello che ha fatto la nostra azienda: WTB produce cerchi per bici in Romania e ogni volta che mi recavo lì vedevo che c’erano molti soldi stanziati dall’Unione Europea per le infrastrutture stradali, ma non veniva mai fatto nulla per i ciclisti. Per questo abbiamo organizzato un tour internazionale delle buone pratiche e per due anni abbiamo portato sindaci e tecnici dalla Romania in Olanda e li abbiamo fatti incontrare con politici, ingegneri e tecnici per riuscire a importare questi esempi.

Patrick Seidler CIC

Patrick Seidler durante il suo intervento al Cycling Industry Club

Abbiamo realizzato presentazioni in 50 città per dimostrare ciò che le biciclette sono in grado di fare per gli ambienti urbani e perché le biciclette sono così eccezionali: perché un essere umano in bicicletta è il più efficiente sistema di trasmissione dell’energia in movimento, è più efficiente di un aereo, di una nave o di un treno.
Noi aziende dell’industria della bicicletta abbiamo l’opportunità di fare la differenza in questo momento.Quando i nostri figli o i figli dei nostri figli ci chiederanno “quando il mondo si è ritrovato a fronteggiare una concentrazione atmosferica di 400 parti per milione di carbonio atmosferico , tu cosa hai fatto?”, noi potremo dire “ci siamo uniti con le altre aziende della bici nel Cycling Industry Club, siamo andati in Romania e abbiamo fatto in modo che il 50% del budget destinato alla riqualificazione stradale fosse riallocato per infrastrutture ciclabili”. È per questo che noi e tutti voi abbiamo bisogno di agire a livello locale perché siamo noi che conosciamo i sindaci e sappiamo come funzionano le città e possiamo fare in modo che quel denaro venga investito propriamente.
Tutti noi come aziende e come uomini abbiamo una responsabilità ed è nostro compito agire subito.

Abituato a sentire i produttori nostrani parlare di telai in carbonio leggerissimi e rigidissimi, le parole di Seidler mi investono con la forza di un tifone. L’aria nella stanza in pochi minuti è cambiata e tutti quanti si guardano sbalorditi.

Cycling Industry Club

La foto di gruppo del Cycling Industry Club, la più grande lobby dell’industria della bicicletta

L’intervista

Finito l’incontro, mi getto all’inseguimento di Seidler e lo inchiodo con la scusa di una birra per fargli qualche domanda. Ci sediamo e comincio:

PP (Paolo Pinzuti): Patrick, hai qualche beneficio economico dall’attività di advocacy che porti avanti?

PS (Patrick Seidler): “Noi siamo nel mondo del business per generare profitti, è inutile negarlo, ed è difficile dire se grazie alla nostra attività di lobby abbiamo venduto più selle, più pneumatici, più ruote, ma quello che so è che ci ha aiutato a fare networking: ci ha aperto le porte di molti attori importanti, di persone che vedono che dietro la facciata dell’azienda c’è un messaggio di responsabilità sociale e per questo posso dire che ne abbiamo assolutamente beneficiato. Ma il profitto non è l’unico obiettivo: noi vogliamo dimostrare che la bicicletta è la soluzione a moltissimi problemi che affliggono la nostra società. Per questo noi vogliamo fare buoni prodotti, vogliamo creare un ambiente piacevole per i nostri lavoratori e vogliamo ispirare sempre più persone ad andare in bicicletta, affinché anche loro possano dare il proprio contributo per risolvere questi problemi”

WTB Ranger

PP: Non credi che sia troppo per un’azienda? Potresti semplicemente concentrarti sul mercato, sull’aumentare il fatturato, i margini e le vendite”

PS: “Sono stato molto fortunato, ho studiato economia all’università di Berkeley, California, dove ho ascoltato i migliori insegnanti del mondo spiegare le migliori teorie economiche del mondo, ma non potevo smettere di chiedermi: un’attività di business non dovrebbe avere anche il compito di rendere migliore il mondo in cui questo opera? Quindi per me la risposta è no: non sono interessato semplicemente a creare e vendere prodotti perché io voglio che la mia vita, la mia azienda, i miei dipendenti abbiano un senso e fare soldi non ha senso per sé. Aiutare la propria comunità, i propri amici, assicurare che i bambini di oggi possano avere un futuro, queste sono cose che hanno senso. La sfida è che la maggior parte delle scuole di business e la maggioranza delle aziende non sanno come si fa. Noi come WTB abbiamo creato anche un’associazione non profit che si chiama Transportation Alternatives for Marin, il luogo in cui è nata la mtb. Con questa attività facciamo pressione affinché ci siano più infrastrutture per chi va in bici e questo ha dato maggiore focus alle nostre attività produttive e di vendita e ha motivato i nostri collaboratori che adesso si rendono conto che ogni giorno stanno dando un piccolo contributo a migliorare il mondo attraverso le biciclette!

PP: Cosa pensi delle aziende che non si impegnano in attività di responsabilità sociale?

PS: Penso che stanno perdendo una grande opportunità: noi del settore della bici siamo aziende speciali perché facciamo il miglior prodotto al mondo, il mezzo di trasporto più efficiente sulla faccia della terra. Perdono una grande opportunità di farsi voler bene come brand e di sviluppare relazioni con i decision maker a livello locale e nazionale che sono poi coloro che possono costruire infrastrutture per lo sviluppo nell’uso della bicicletta.
PP: Si possono fare più soldi dalla responsabilità sociale?
PS: Assolutamente sì. Noi in azienda siamo stati affiancati da un consulente di nome Jim Collins, diventato famoso per il libro “Good to Great” che ci ha insegnato una cosa molto basilare: chiunque voglia realizzare un qualsivoglia progetto deve trovare la giusta motivazione per farlo. Se la tua unica motivazione sono i soldi, le probabilità di un fallimento sono molto alte. Ma se lo fai per aiutare le comunità locali, molto probabilmente ciò che avverrà sarà di coinvolgere altre persone che ti supporteranno e per questo farai più soldi.

WTB stand

Lo stand di WTB a Taipei

Devi sapere che solo il 7% della popolazione è disposta a pedalare anche in situazioni difficili, ma se si creano le giuste condizioni, il 67% della popolazione utilizzerà la bicicletta. Quindi, se si costruiscono più piste e infrastrutture ciclabili, l’industria della bicicletta non potrà che crescere e noi faremo più soldi. Io sono un ottimista e sono convinto che la maggior parte delle persone che lavorano nel nostro settore dell’economia vogliono la stessa cosa, solo che in molti casi non hanno trovato il giusto percorso ancora per farlo.
Noi siamo una piccola azienda con un grande potere di influenza, soprattutto nei confronti di quelle con cui lavoriamo.

WTB tubeless
PP: Credi che WTB sarebbe nella stessa posizione senza la propria responsabilità sociale?
PS: Io credo che noi abbiamo una serie di opportunità di sviluppo economico grazie alle connessioni ottenute attraverso l’attività di advocacy, soprattutto con le aziende di maggiori dimensioni che sono poi diventate nostre clienti.

L’azienda e i prodotti

La birra è finita e la fiera ci aspetta con le migliaia di stand da visitare e una serie di prodotti che, alla fine, si somigliano un po’ tutti, ma dove tutti giurano di essere unici nel loro genere. Passo davanti allo stand di WTB e lo vedo diverso dagli altri: in un mare di prodotti tutti uguali tra loro c’è qualcuno che ha finalmente una storia che parla non del proprio glorioso passato, ma di un futuro pieno di speranza.
WTB è un’azienda che produce selle, cerchi e pneumatici, principalmente rivolti a un pubblico di amatori senza velleità di competizione.

Exposure WTB

La gamma Exposure di WTB, 30, 32 e 34 mm

Chiedo maggiori informazioni e mi raccontano delle Exposure, la nuova gamma di coperture con sezioni e tassellature differenti: le 30×700 sono slick, pensate per il montaggio su bici da corsa, le 34×700 sono pensate per l’uso gravel e le 32×700 sono, invece una via di mezzo tra le precedenti.
La cosa che mi colpisce di più, però, sono le Thickslick, una gamma di pneumatici ultra slick disponibili in versioni da 23 mm, 25 mm, 28 mm, ma anche da 1,95”, 2” e 2,1” per venire incontro a chi predilige ruote, rispettivamente, da 27,5”, 26” e 29”.

WTB Thichslick

La gamma di coperture slick Thickslick di WTB

WTB è distribuito in Italia da AMG, Barbieri e Tribe Distributions

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