Bikenomics

L’incredibile ritorno d’investimento del bike sharing, ma l’Italia non ci crede

L’incredibile ritorno d’investimento del bike sharing, ma l’Italia non ci crede

Negli ultimi anni, i programmi di bike sharing e biciclette gratuite nel Regno Unito si sono rivelati molto più che semplici politiche di mobilità sostenibile: sono veri e propri investimenti ad alto rendimento per la società. Lo dimostra il recente rapporto nazionale di valutazione dei Free Bikes Schemes realizzato da Volterra per l’Essex County Council*, che analizza a fondo l’impatto economico, sociale e ambientale di queste iniziative in Inghilterra.

Un ritorno d’investimento sociale straordinario

Il dato che balza agli occhi è il Social Return on Investment (SROI): per ogni sterlina 1 investita, i programmi restituiscono 11,80 sterline di valore economico e sociale, una cifra che sale fino a 16 sterline nel lungo periodo. Un risultato che supera di gran lunga la soglia del Very High Value for Money definita dal Department for Transport britannico (fissata a 4 sterline).

Questa straordinaria redditività deriva da una combinazione di benefici diretti e indiretti:

  • Salute pubblica e benessere: l’aumento dell’attività fisica riduce i casi di malattie croniche (come diabete e cardiovascolari) e genera risparmi tangibili per il sistema sanitario.
  • Benessere psicologico: la soddisfazione di vita dei partecipanti cresce tra +0,5 e +1,8 punti su una scala da 1 a 10.
  • Inclusione sociale: la bici diventa un catalizzatore di comunità, favorendo la coesione e la partecipazione locale.
  • Accessibilità e mobilità sostenibile: migliaia di spostamenti in auto vengono sostituiti da pedalate, con oltre 7 milioni di chilometri in auto risparmiati.

Quando i numeri parlano chiaro

A sottolineare la portata di questi risultati è anche Russell King – Responsabile delle strategie per le politiche dei trasporti, con esperienza ventennale nel Regno Unito e in Australia – che su LinkedIn ha commentato il Rapporto definendolo “impossibile da fraintendere”. Il ritorno sull’investimento? £11,80 per ogni sterlina spesa. Non è un errore di battitura, ma la dimostrazione concreta che questi programmi non sono semplici distribuzioni di biciclette: includono accessori, manutenzione, lezioni e la partecipazione a gruppi ciclistici, costruendo un vero ecosistema attorno alla mobilità attiva.

King ricorda anche come queste iniziative siano rivolte soprattutto alle comunità svantaggiate, quelle che più soffrono la carenza dei trasporti pubblici. Ed è proprio qui che i dati diventano ancora più rilevanti:

  • oltre 12.000 biciclette consegnate finora, con impatti misurabili e profondi;
  • una riduzione del 16% dei nuovi casi di malattia tra i partecipanti ogni anno;
  • una diminuzione del 6% dei decessi attesi, grazie all’aumento dell’attività fisica;
  • ben l’80% del valore totale creato è legato al miglioramento della salute mentale e della soddisfazione di vita.

In altre parole: le persone pedalano, stanno meglio, vivono meglio. E quando la bicicletta riesce a produrre questi risultati, parlare di investimento – e non di costo – non è solo corretto: è necessario.

Un modello che unisce salute, equità e sostenibilità

Le iniziative analizzate — tra cui Essex Pedal Power (EPP), Birmingham Bikes (BBB) e Leicester Ride Scheme (LRS) — dimostrano come la bicicletta gratuita non sia solo un mezzo di trasporto, ma uno strumento di politica sociale.

Il 48% dei partecipanti dichiara un miglioramento della salute fisica, mentre quasi un terzo segnala un accesso più facile a lavoro, istruzione e servizi.

Le bici gratuite sono state particolarmente efficaci nelle aree più svantaggiate, dove i benefici sono amplificati: qui, ogni chilometro pedalato riduce disuguaglianze, isolamento sociale e costi sanitari.

I costi: un investimento minimo per un impatto massimo

Il costo medio per ogni bici fornita oscilla tra 645 e 785 sterline, includendo non solo il mezzo ma anche:

  • formazione alla guida;
  • accessori di sicurezza (caschi, lucchetti);
  • manutenzione e supporto tecnico;
  • programmi comunitari e attività di gruppo.

Questo “wraparound support” si è rivelato essenziale: non basta regalare una bici, serve accompagnare le persone nella transizione verso una mobilità attiva.

L’effetto moltiplicatore sulla comunità

Oltre ai benefici economici, il report mette in luce un effetto forse ancor più potente: la rinascita delle relazioni di quartiere.
Le testimonianze raccolte raccontano di persone che, grazie alla bici, si sentono parte di un gruppo, partecipano ad attività locali e migliorano il proprio benessere mentale.

Una partecipante del programma LRS sintetizza così l’esperienza: “Non pedalo solo per muovermi, ma per divertirmi, rilassarmi e sentirmi parte della comunità”.

Il modello vincente: bici gratuita, supporto e rete sociale

Il successo del programma si basa su tre pilastri che insieme costituiscono il “Minimum Viable Product (MVP)” del modello:

  • La bici gratuita – leva iniziale per cambiare abitudini.
  • Il supporto personalizzato – lezioni, manutenzione, eventi.
  • Il coinvolgimento della comunità – gruppi di ciclisti, volontari, “cycle champions”.

Le ricerche mostrano che togliere uno di questi elementi riduce drasticamente l’efficacia del programma.

L’Italia rischiamo di perdere il treno del bike sharing

Nonostante gli esempi virtuosi e i risultati internazionali, in Italia il quadro è più incerto: negli ultimi anni il settore della sharing mobility ha registrato una contrazione dell’offerta, con un calo dei servizi e dei veicoli disponibili in molte città, segnale che diversi operatori e amministrazioni hanno ridimensionato gli investimenti o ritirato servizi.

A livello locale non mancano segnali di allarme: ci sono stati casi recenti di sospensioni o riduzioni dei servizi e questo crea un vuoto operativo che pesa soprattutto sulle fasce più fragili della popolazione. Gli osservatori nazionali mettono in guardia: la domanda di mobilità condivisa cresce, ma l’offerta si sta rimodulando e alcune città vengono escluse dalla mappa dei servizi, aumentando il rischio di un divario territoriale nella mobilità sostenibile.

Insomma: mentre il mondo politico-economico dimostra che investire in bike sharing paga (come conferma l’elevatissimo SROI inglese, ndr), molti Comuni italiani sembrano esitanti – tra problemi di regolazione, sostenibilità economica degli operatori e gestione amministrativa – e così l’Italia rischia di perdere una grande opportunità per migliorare la salute pubblica, l’inclusione sociale e la decarbonizzazione urbana.

Un investimento strategico per il futuro

Il Report raccomanda di integrare i programmi di bike sharing con le politiche sanitarie e urbane, collaborando con NHS e autorità locali per includere la pratica delle bicicletta nei percorsi di salute e nelle strategie di rigenerazione urbana.

Con risultati come 11,80 sterline di ritorno per ogni sterlina spesa, la bici si conferma non solo uno strumento di mobilità sostenibile, ma un investimento ad alto impatto sociale, capace di generare salute, connessione e resilienza nelle comunità.

*[Fonte]

Leggi anche: Il Comune italiano che ti presta la bici gratis per un anno

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Commenti

  1. Lorenzo Masi ha detto:

    Cerco di prendere sempre la bicicletta,ma quello che hanno fatto nel Regno Unito significa che si può fare non è una moda la bicicletta,ma in Italia vi sono le fonti inquinanti che devono fare affari . saluti.

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