Dolomiti: la strada del Passo Sella è riservata alle biciclette

6 Luglio 2017

La strada che porta al Passo Sella sarà chiusa ad auto e moto tutti i mercoledì di luglio e agosto, dalle 9 alle 16. Dal 2018 questa sperimentazione potrebbe essere allargata a Pordoi, Gardena e Campolongo.

passo sella

Tutto è nato da un’affermazione di Reinhold Messner di circa un anno fa. In seguito alla morte in un incidente stradale dell’ex campione di sci nordico Bruno Bonaldi, che procedendo in bici si era schiantato contro un furgoncino lungo la strada della Val Parola, il famoso alpinista aveva affermato: “Bisogna chiudere al traffico i passi almeno cinque-sei ore al giorno”. Questo non solo per garantire la sicurezza dei ciclisti, ma anche per garantire all’ambiente montano quel bene sempre più raro e prezioso: il silenzio.

L’idea di Messner è piaciuta agli amministratori delle province di Trento e Bolzano, che hanno dato il via a questa sperimentazione lungo la strada del Passo Sella: ogni mercoledì di luglio e agosto la strada sarà chiusa ai veicoli a motore endotermico tra le 9 le 16. Potranno circolare i veicoli a trazione elettrica, le biciclette e gli autobus del servizio pubblico.

Nella giornata di ieri Messner ha commentato così questa decisione: “Questo è un primo passo verso il futuro. So che per fare ciò che per me sarebbe assolutamente necessario ci vorranno anni: la maggior parte dei passi dolomitici andrebbero chiusi, almeno per gran parte della giornata. Il futuro sta in un cambio radicale delle nostre Dolomiti, anche perché dobbiamo conservare e incentivare quel turismo che punta alla lentezza, al silenzio. Dobbiamo restituire le strade ai ciclisti, che attualmente sono quasi più numerosi di chi si muove a piedi. Sono persone che cercano il silenzio e ora invece abbiamo passi pieni di rumore, di aggressività.”

L’alpinista continua: “Ti ritrovi in parete e non riesci nemmeno a sentire cosa urlano i tuoi compagni di cordata perché i motori di auto e moto coprono qualsiasi altro suono. Questo non è certamente quello che voleva l’Unesco quando ci ha attribuito il riconoscimento di patrimonio dell’umanità. Le ore centrali vanno preservate dai clacson, dagli automobilisti arrabbiati o dalle moto – ha dichiarato al Corriere dell’Alto Adige – Per imprimere un cambio di rotta sulla mobilità non possiamo fare tutto in un anno. Serviranno navette, un’organizzazione, ulteriori parcheggi, in una parola una strategia che richiederà anni. Ma sono convinto che alla fine avremo più clienti perché riusciremo a offrire ciò che proponevamo una volta”.

Contrario a questa decisione si è dichiarato il Comitato degli operatori turistici dei passi dolomitici, che ha addirittura fatto ricorso al Tar del Lazio. Osvaldo Finazzer, che gestisce un albergo sul Passo Pordoi, ha affermato: “Chiudere i passi sarebbe la nostra morte. Per i cicloturisti le amministrazioni comincino a programmare e investire sulle piste ciclabili. Almeno sul circuito del Sellaronda“. Interessante la posizione dell’assessore all’Ambiente della regione Veneto Giampaolo Bottacin, secondo il quale si tratterebbe addirittura di una scelta incostituzionale: “Quando ero presidente della Provincia di Belluno – ha affermato l’assessore regionale veneto all’ambiente Gianpaolo Bottacin – Luis Durnwalder, l’allora governatore di Bolzano, ci mise un po’ di impegno per chiudere i passi. Non ci riuscì, perché tirai fuori un parere legale che dimostrava e dimostra che la chiusura senza alternative è illegale e incostituzionale. Con un po’ di impegno a Palazzo Piloni (sede della Provincia di Belluno) possono trovare il documento e trasmetterlo agli amici altoatesini».

 

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