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Elisa e Matteo vittime dell’aggressività al volante: un trend in crescita

News • di 11 Luglio 2017

Ha usato la sua automobile come un’arma. Maurizio De Giulio, 50 anni, con precedenti violenti, ha coscientemente inseguito e investito una giovane coppia a bordo di una moto, in seguito a un banale diverbio. Elisa Ferrero, 27 anni, è morta sul colpo. Il suo fidanzato alla guida, Matteo Penna, sta lottando in ospedale.

Coppia in moto

La storia ha destato clamore ed è finita sulle prime pagine di tutti i giornali. Ma non è, purtroppo, eccezionale. La violenza in seguito a diverbi stradali è un trend in crescita, che nel 2016 ha provocato in Italia 4 morti e 238 feriti, di cui 37 gravi. Che vanno ad aggiungersi a quelli “normali” provocati da incidenti stradali caratterizzati da un minore grado di volontarietà.

Sono dati riferiti da Giordano Biserni, presidente della ASAPS – Associazione Sostenitori e Amici della Polizia Stradale. Freddi dati che descrivono situazioni molto calde, quando in seguito ad un incidente o alla contesa per un parcheggio si passa alle mani, utilizzando armi proprie o improprie, come la stessa automobile. La realtà dei fatti è però molto più grave, in quanto i dati appena citati riguardano solo gli episodi registrati ufficialmente a seguito dell’intervento di forze dell’ordine.

L’aggressività può manifestarsi, dietro al volante, anche in persone solitamente miti. È quanto affermato dalla professoressa Maria Rita Ciceri, direttrice dell’Unità di ricerca in Psicologia del traffico dell’Università Cattolica Sacro Cuore di Milano, intervistata oggi dal Corriere. “Anche le persone più miti, quando sono al volante, specialmente in situazioni di traffico congestionato, rischiano di diventare colleriche e attuano comportamenti di sfida od offensivi. […] L’auto fornisce al guidatore l’idea di essere all’interno di una corazza che lo protegge al punto tale da “affrontare” il prossimo con meno timore: così, compie azioni che fuori dall’abitacolo non farebbe mai.”

Sulle strade spesso vige la legge del più forte, con i Suv che “vincono” sulle utilitarie. E tutte le auto che predominano sugli utenti deboli come pedoni e ciclisti. Una aggressività confermata anche da un recente studio americano riportato da Treehugger. Una giovane ricercatrice, Tara Goddard, ha studiato il comportamento e le idee di un gruppo di automobilisti. I risultati sono sconfortanti.

Lavori stradali

Gli automobilisti ritengono di far parte di un gruppo che usa l’unica modalità di spostamento legittima lungo le strade. E hanno un atteggiamento diverso nei confronti di pedoni e ciclisti a seconda delle loro convinzioni e pregiudizi. Ad esempio è meno probabile che un’auto si fermi sulle strisce se chi attende di attraversare è una persona di colore, è anziana, o è una donna. E chi guida auto costose si ferma sulle strisce meno spesso di chi guida una utilitaria.

Ovviamente esistono le eccezioni, ma i risultati dello studio mostrano un trend inequivocabile.

Il dato che più ci interessa riguarda il rapporto fra le convinzioni pregresse nei confronti dei ciclisti di chi si mette al volante, e il loro comportamento reale. Gli automobilisti che odiano i ciclisti sono molto più propensi a evitare di controllare che non ci siano ciclisti al proprio lato prima di una svolta, come mostrato dal grafico qui sotto.

Grafico

In conclusione, la strada è vista come un luogo di dominazione sociale, in cui le auto giocano il ruolo di armi pensate per vincere in una competizione. Cambiare questa cultura è difficile. Ma esistono  soluzioni tecniche che possono ridurre i conflitti, come una infrastruttura urbana che costringa le auto a rallentare. Sta alla politica scegliere se continuare con una guerra che fa morti e feriti, o lottare per la pace. Sta a tutti noi premere affinché la politica scelga la seconda soluzione.







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