La neuroarchitettura e la bicicletta: un’alleanza naturale

31 Agosto 2017

Il modo in cui è progettato lo spazio urbano ha una grande influenza sul benessere psicologico dei cittadini. Una città pensata per le bici è una città pensata per tutti.

bici nel parco

Che cos’è la neuroarchitettura

Psicologi e scienziati cognitivi sanno da decenni che l’ambiente in cui si vive ha una grande influenza sul benessere psicologico delle persone. Gli architetti, chiamati a progettare gli spazi pubblici, non sempre hanno tenuto conto dei risultati di questi studi nel loro lavoro. La neuroarchitettura è un movimento relativamente recente che vuole cambiare l’approccio degli architetti alla progettazione urbana, approccio che deve basarsi prima di tutto proprio sulla consapevolezza degli effetti sulla mente delle persone causati dalla loro esposizione a spazi artificiali.

Recentemente si è tenuta a Londra una conferenza su questi temi, dal titolo di “Conscious cities”; BBC Future ha pubblicato un articolo sui temi affrontati nella conferenza. Leggendolo con la mente di un ciclista urbano, si nota subito una grande assenza: quella della bicicletta. La bici può contribuire alla soluzione di molte questioni affrontate dalla neuroarchitettura degli spazi pubblici.

I fallimenti del passato

città

Per dimostrare come la progettazione dello spazio urbano possa influenzare le persone, è utile prendere alcuni esempi negativi. Nella storia dell’architettura è famoso il quartiere Pruitt-Igoe di St Louis, nel Missouri, costruito negli anni Cinquanta. 33 palazzi anonimi, molto alti, erano collegati da ampi spazi vuoti, così ampi da impedire la formazione di un senso di comunità. Presto i tassi di criminalità cominciarono a salire, insieme ad altri problemi di natura sociale. I palazzi furono demoliti nel 1972. L’architettura modernista dell’epoca ha creato molti altri quartieri simili, alcuni presenti anche nelle nostre città.

L’influenza degli spazi pubblici sul benessere psicologico

Colin Ellard, un ricercatore canadese, si occupa di misurare scientificamente il modo in cui certi tipi di spazi pubblici migliorano o peggiorano l’umore o la salute dei cittadini. “Quando chiediamo alle persone, ci dicono che lo spazio pubblico non influisce sui livelli di stress. Quando però andiamo a misurare alcuni parametri fisiologici, ci accorgiamo che c’è una grande differenza [fra spazi pubblici ben progettati e non]”. Ad esempio, facendo camminare un gruppo di volontari lungo una strada dominata da un anonimo palazzo di una grossa catena di vendita di cibo, i parametri fisiologici misurati da un braccialetto “intelligenti” sono cambiati in maniera negativa; i volontari hanno anche accelerato leggermente il passo, come per scappare da quel posto. Camminando invece lungo una strada piena di ristoranti e piccoli negozi, i volontari si sono sentiti molto più vivaci e interessati a ciò che era attorno a loro.

Come sappiamo bene, l’aumento dell’uso della bici è fortemente correlato all’aumento di fatturato dei piccoli negozi di quartiere, che possono così resistere alla concorrenza della grande distribuzione, creando quindi uno spazio urbano con effetti positivi per tutti, anche per i non ciclisti. La neuroarchitettura dovrebbe tenere conto di questo aspetto.

L’importanza del verde urbano

Sappiamo tutti che avere un bel parco cittadino a poca distanza dalla propria abitazione è una grande fortuna. Ma sapevate che questo riesce addirittura a diminuire gli effetti dell’ineguaglianza sulla salute degli abitanti? Uno studio inglese del 2008 ha dimostrato che i cittadini poveri che abitano in zone verdi hanno un rischio di ammalarsi di malattie circolatorie decisamente più basso rispetto ai cittadini poveri che abitano lontano da parchi e giardini.

È quindi chiaro che progettare una città in modo da favorire le attività all’aria aperta, come il pedalare o il camminare, è importante anche al fine di diminuire la diseguaglianza sociale.

L’alienazione urbana

È un paradosso: le città nascono per unire le persone, ma in realtà il rischio di isolamento sociale in ambiente urbano è molto alto. È stato dimostrato che questo porta a una maggiore probabilità di sviluppare malattie come la schizofrenia, la depressione, l’ansia cronica.

Favorire l’uso della bici rispetto a quello dell’automobile significa favorire le interazioni sociali. Invece di essere chiusi in una scatola di metallo che rafforza l’aggressività, si è aperti al mondo, agli altri, aumentando il senso di comunità.

Spazi comprensibili e facilmente navigabili

La neuroscienziata del comportamento Kate Jeffrey nel corso della conferenza ha presentato i risultati dei suoi studi: per sentirsi integrati in un posto, è necessario sapere come i vari ambienti sono in relazione fra loro dal punto di vista spaziale. In parole povere: conoscere le strade del proprio quartiere e sapersi orientare contribuisce a sentirsi parte della comunità; al contrario, spazi urbani difficili da percorrere aumentano il senso di isolamento.

Anche in questo caso, né nell’articolo della BBC né sul sito della conferenza viene menzionata la bici. Eppure sappiamo come pedalare, rispetto all’andare in automobile, aiuti a comprendere lo spazio urbano, facilitando l’orientamento e l’osservazione di ciò che ci circonda.

La neuroarchitettura e la bici

ciclista-urbano

Se la neuroarchitettura unisce neuroscienziati e architetti, ci sembra importante che a questi incontri partecipino anche esperti di ciclabilità. Come abbiamo visto, la bici può aiutare a risolvere molti dei problemi individuati dalla neuroarchitettura.

E voi? Come giudicate l’ambiente urbano in cui vivete? A parte elementi ovvi come la presenza o meno di piste ciclabili, quali sono le caratteristiche dello spazio urbano in cui operate che vi invogliano a stare all’aperto, o al contrario a “fuggire”?

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