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Se secondo te Amsterdam è la città ideale per le bici…

News • di 19 Ottobre 2017

Non accontentiamoci di una pista ciclabile: è necessario un radicale cambiamento nella progettazione delle città; cambiamento che deve partire dalle facoltà di architettura.

libro Velotopia

Questo è un libro di architettura; o meglio, un manifesto per una nuova architettura. Come negli anni Venti gli architetti sognavano città dominate dall’automobile, è oggi necessario sognare una città progettata per le bici, una Velotopia. Vincere la battaglia delle idee, e far sì che le nuove utopie siano amiche delle due ruote, avrà influenze concrete sulle nostre città.

Il modello attuale non è sostenibile

Fleming, architetto australiano, parte da un punto ineluttabile: l’attuale modello di mobilità non è sostenibile; soprattutto, non è assolutamente possibile che i paesi in via di sviluppo lo adottino, come stanno già iniziando a fare. Le conseguenze a livello ambientale sarebbero pesantissime.

È necessario che la parte ricca del mondo abbandoni questo modello basato sull’automobile, in modo che i paesi poveri rinuncino ad adottarlo. Un po’ come in Africa le linee telefoniche fisse non si sono mai diffuse, in quanto è arrivata direttamente la telefonia mobile: lo stesso deve avvenire con la mobilità, bypassando completamente la fase basata sull’automobile.

L’importanza delle utopie

Guardiamoci attorno, la prossima volta che usciamo di casa. I quartieri costruiti negli ultimi decenni sono stati chiaramente progettati con una modalità di spostamento precisa in mente: l’automobile privata. Università irraggiungibili a piedi o con i mezzi pubblici, ma dotate di enormi parcheggi; villette con posto auto; tangenziali sopraelevate. A molti questo sembra normale, o addirittura un segno di progresso. Ma quello che vediamo attorno a noi è una diretta conseguenza di una ideologia ben precisa, diffusasi a partire dai primi decenni del Novecento.

Lo mostra bene Steven Flaming nel suo libro. Gli architetti del Novecento erano molto sensibili al mito dell’automobile. La loro produzione prevedeva utopie basate proprio sul mezzo privato.

utopia auto

Queste utopie non si sono realizzate pienamente (per fortuna), ma hanno avuto una grande influenza su tutte le migliaia di architetti meno famosi ma che hanno concretamente progettato l’espansione delle nostre città nel dopoguerra.

Una cosa simile potrà succedere grazie alla nascita di una Velotopia, una città utopica della bici. Potrà essere un modello, un ideale a cui tendere anche quando si progetta, più semplicemente, un nuovo quartiere di una grande città. Si potrà quindi abbandonare l’idea di progettare un quartiere a misura di automobile, magari aggiungendo qua e là una pista ciclabile per far contenti i ciclisti.

Velotopia

Velotopia è una città progettata interamente a partire dalla bici. A Velotopia è possibile usare la bici dalla propria porta di casa fino alla porta del proprio ufficio, del supermercato, dell’ospedale.

interno libro Velotopia
Non ci sono strade né semafori; gli edifici sono sopraelevati su colonne per permettere ai ciclisti di pedalare protetti dal sole e dalla pioggia, se vogliono. I mezzi a motore (elettrico) sono limitati al trasporto pubblico, al trasporto di merci (solo se non possibile con bici cargo) e ai mezzi di emergenza.
Ogni dettaglio, dalle porte dei palazzi agli spazi interni agli edifici, è progettato tenendo conto della velocità media di una bici, o delle dimensioni di una bici.

Velotopia dovrà essere un modello, un luogo ideale in cui i più ricchi del mondo (che oggi vanno in auto) si possano incontrare con i più poveri (che ora vanno a piedi); e si incontreranno su una terra di mezzo, dove il veicolo scelto è la bici.

I migliori libri sono quelli che aprono la mente; che fanno notare come strano qualcosa che si è sempre dato per scontato. Se quando pensate alla città ideale per le bici vi viene in mente Amsterdam o Copenhagen, questo libro vi aiuterà a pensare più in grande.

Leggi anche: una descrizione più precisa e ampia di come sarebbe la città di Velotopia

Velotopia, di Steven Flaming; nai010 publishers, 2017.







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