1 miliardo di automobili in più? Cina, India e la motorizzazione di massa

9 Ottobre 2017

Cinesi e indiani diventano più ricchi, e comprano sempre più automobili. Riusciranno a fermarsi in tempo?

traffico india

Se questa immagine vi sembra spaventosa, sappiate che potrebbe presto essere molto peggio. I piccoli camioncini gialli e gli agili motorini vengono sempre più spesso sostituiti da ingombranti automobili, in India così come negli altri paesi in via di sviluppo.

Se nel 2001 in India c’erano 53 automobili ogni 1000 abitanti, nel 2015 ce n’erano 167.

tasso motorizzazione india

fonte: https://community.data.gov.in/registered-motor-vehicles-per-1000-population-from-2001-to-2015/

Un grafico simile potrebbe essere prodotto per la Cina, dove nel 2016 c’erano 214 automobili ogni 1000 abitanti.

Se il tasso di motorizzazione dovesse salire a livelli occidentali (600 automobili ogni 1000 abitanti), le automobili presenti in Cina e India passerebbero dai circa 500 milioni di oggi a circa 1 miliardo e 500 milioni: un miliardo di automobili in più, senza contare l’aumento della motorizzazione negli altri paesi in via di sviluppo asiatici e africani.

Anche in questi paesi, così come da noi, l’automobile viene ancora vista da troppe persone come un segno di ricchezza. Al migliorare della situazione economica di una persona e della sua famiglia, l’automobile è spesso il primo acquisto importante, che segnala anche a vicini, parenti e potenziali partner il proprio successo economico. Si sta insomma ripetendo quanto visto in Europa negli anni Cinquanta e Sessanta.

Panico, o speranza

Questa previsione può essere vista in due modi:

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  • Da una parte con panico: l’aumento delle emissioni farà accelerare ancora di più il riscaldamento globale, vanificando tutti i (pochi) sforzi fatti per contenerlo
  • Da un’altra parte con speranza: le città asiatiche sono già soffocate dal traffico. Anche volendo aumentare il numero di automobili, sarà fisicamente impossibile farlo per mancanza di spazi. Cina e India dovranno puntare su soluzioni alternative che potremo copiare in occidente.

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La verità sarà probabilmente nel mezzo: il tasso di motorizzazione in Cina e India crescerà ancora, ma non fino a livelli occidentali.

Come stanno affrontando cinesi e indiani questi problemi?

Cina: solo auto elettriche

Pochi giorni fa il governo cinese ha annunciato che “nel prossimo futuro” verranno messe al bando tutte le automobili diesel o benzina. Potranno circolare solamente auto a trazione elettrica. Se le auto elettriche possono parzialmente risolvere il problema delle emissioni inquinanti in città, non hanno alcuna influenza nella redistribuzione dello spazio urbano.

auto elettrica

Il recente boom del bike sharing a flusso libero, pur con tutti i suoi problemi, fa ben sperare. Milioni di cittadini cinesi hanno potuto rendersi conto di una cosa che i loro genitori e nonni sapevano bene: la bicicletta è il mezzo più conveniente e rapido.

Il governo cinese, a livello centrale e locale, non dovendosi preoccupare delle formalità democratiche ha una grande forza decisionale che può essere impiegata in maniera molto rapida, e questo vale anche quando si decide di costruire infrastrutture ciclabili.

India: togliere le piste ciclabili esistenti

Anche dall’India arrivano segnali contraddittori. L’anno scorso una commissione parlamentare aveva proposto di bandire pedoni e ciclisti dalle strade, anche se poi il Ministero dei Trasporti aveva annunciato di non voler seguire questa proposta.

ciclabile indiaA novembre 2016 erano iniziati i lavori per i primi 207 km di “superstrada ciclabile” (sulla scia di quanto viene realizzato in Olanda), ma dopo pochi mesi si è già deciso di smantellarla allo scopo di “fluidificare il traffico” automobilistico. Nel frattempo lo stato del Karnataka ha deciso di bandire i servizi di car-sharing.

Ciò che risulta da questo confuso quadro è comunque la presenza di un dibattito. Chi punta tutto sull’automobile dovrà prima o poi fare i conti la realtà.

Un impatto mondiale

Cina e India hanno, ognuna, un numero di abitanti pari all’intera popolazione mondiale nel 1860. Le scelte che prenderanno in materia di mobilità avranno un impatto enorme su tutti noi. Il modello attuale non è sostenibile, e dovrà essere per forza cambiato. Prima lo si farà, minori saranno le conseguenze negative.

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