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Pinarello e il sessismo dell’ebike

News, Rubriche e opinioni • di 23 novembre 2017

Una delle grandi narrazioni del mondo ebike è quello di ridurre la differenza tra chi è allenato e chi non lo è, dando quindi la possibilità pressoché a tutti di affrontare cose anche impegnative, come può essere una salita molto irta o un percorso molto lungo.

Una delle poche certezze del settore è che il ciclismo è un mondo dominato numericamente dagli uomini. Per intenderci, dei 250.000 lettori di bikeitalia.it dell’ultimo mese, l’80% sono uomini e il 20% sono donne. All’ultima Maratona dles Dolomites, il rapporto uomini/donne è di circa 10:1. Lo status di ciclista professionista in Italia è riconosciuto ai soli uomini.

Insomma, in un mondo in cui uomini pensano ad altri uomini, diventa automatico pensare che le ebike sono per quelli che non ce la fanno e chi non ce la fa sono le donne.

Questa intossicazione da testosterone ha portato l’ufficio della comunicazione di Pinarello a puntare su questo aspetto per promuovere il lancio della nuova ebike.

Con un post su Instagram fanno dire a una certa Emma, 24enne, professione “pedalatrice di coppia”: “Ho sempre voluto andare in bici con il mio ragazzo ma sembrava impossibile. Tra poco diventerà possibile“.

Come spesso avviene in questi casi, la rete non l’ha presa bene e non sono mancati commenti piccati accompagnati dall’hashtag #pinarellNO.

C’è chi l’ha buttata sull’ironia, chi ne ha fatto una parodia.

C’è chi ha risposto nel merito, come Sonya Looney, già campionessa del mondo di MTB “Invito aperto a chi scrive le pubblicità per Pinarello. Venite a pedalare con me e vi rompo il c*lo sulla VOSTRA ebike”

Nell’arco di poche ore, il post incriminato è scomparso da Instagram.

E meno male, mi viene da dire perché le logiche che si nascono dietro il messaggio proiettano ombre sgradevoli. Quelle per cui il ciclismo è solo spingere al massimo e che produrre qualche watt in meno per pedalare con la propria compagna non è previsto. Quella per cui se la donna vuole giocare alla bicicletta, deve avere il motore che ristabilisca la parità di genere. Quella per cui se non sei primo, sei ultimo. Quella per cui c’è spazio solo per il maschio alfa.

E poi c’è la balla raccontata da Pinarello a Emma pur di venderle una bicicletta.

Perché vedi, Emma, quando il tuo fidanzato va in bici da corsa spingendo forte sui pedali in pianura può avere medie di oltre 40 km/h. Il motore della tua bicicletta ti porterà con facilità ai 25 km/h, ma oltre quella velocità sei da sola e quando vai a 40 km/h se non hai le gambe, non ci sono storie. E tu non solo non hai le gambe, ma la tua bicicletta pesa 2 kg più di quella del tuo ragazzo che non ha batteria né motore.

E per finire c’è la scelta strategica di Pinarello che davvero non si spiega: che senso ha che un’azienda che fa biciclette da corsa e che si vanta di far pedalare da decenni l’elite dell’elite metta un motore nelle proprie bici per permettere a chiunque di pedalare come le elite? Perché se Mario Rossi e Chris Froome sono uguali grazie al motore, qual è la differenza allora tra una Pinarello e una bicicletta del Decathlon se metti loro lo stesso motore? Mi dispiace ma non puoi essere allo stesso tempo elitista e democratico.

Insomma, #pinarellNO

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10 Risposte a Pinarello e il sessismo dell’ebike

  1. Rob ha detto:

    Come correttamente riportato le e-bike hanno una velocità (da impostazione di fabbrica) limitata, ma il vantaggio rispetto a una bici tradizionale nella salita è abissale equesto dà la possibilità anche a chi è meno allenato di partecipre all’uscita in bici con chi lo è di più. Credo fosse questo il messaggio pubblicitario, senza trovare malizia accessoria.
    Per quanto riguarda il sessismo: prima nell’articolo è riportato che per raggiungere i 40km/h ci vogliono le gambe “che Emma non ha”, quindi implicitamente si dichiara la differenza fisica col fidanzato, poi peró si accusa di sessismo la comunicazionie pubblicitaria.
    Va bene che nelle settimane attuali il sessismo tira, peró quando parliamo di sport diamogli un taglio con queste polemiche.
    Sonya Looney: che vada a fare le le gare coi maschietti professionisti e poi vediamo “who drops the shit out of whom”. Forse non si è mai accorta che le competizioni sportive sono classificate per età, a volte per peso (sport di contatto) e soprattutto per sesso. Dire che uomini e donne hanno le stesse capacità fisiche sarebbe come dire che una ragazzina di 10 anni sia adatta a gareggiare contro una donna di 25 anni. Ipocrisia.

  2. Bruno ha detto:

    Mi dicono che ad esempio le Dolomiti sono piuttosto frequentate da uomini in bici da corsa seguiti da mogli sulla e-bike. Pinarello osserva e si vuole inserire nel mercato. E’ il suo lavoro e bene fa a farlo.
    Se ad altri piace fare polemica su una differenza sessuale che è nei fatti, anche nelle prestazioni sportive (medie, ovvio, è chiaro che Marinanne Voss mi lascia indietro su qualunque terreno, e basta anche molto meno della Voss), buon divertimento.

  3. Valerio ha detto:

    Si parla di sessismo riguardo a una pubblicità di una ditta e -secondo me giustamente- si fanno dei distinguo in direzioni diverse rispetto allo stile ed ai contenuti della comunicazione, nonchè alla “reazione del web”. Quest’anno ho atteso l’arrivo della tappa del Giro d’Italia sul Blockhaus in Abruzzo. L’intrattenimento che ha inframmezzato la diretta di RAI 2 , è stato allietato da uno spettacolino organizzato da uno dei main sponsor ( che non cito, ma che produce caffè) . Definire sessista la parata di “gnocche” che il vivace caffeinomane ha presentato con questo appellativo ( invitando i presenti a commentare la procacità delle suddette) è un po’ riduttivo. Pensare che lo spettacolo sia stato inventato e ripetuto per intrattenere , nelle piazze di tutta Italia, decine di migliaia di appassionati del Giro , incluse famiglie e giovani promesse, fa impressione. Quale sottocultura alberga sotto le luminarie di quest’orgoglio nazionale? A chi si rivolge il messaggio pubblicitario veicolato dal Giro? Forse Pinarello , che è diventata francese, ha solo voluto onorare la nostra tradizione .

  4. Jules ha detto:

    Premettendo che sottoscrivo Valerio, mi permetto di aggiungere:
    Perché Pinarello, se tanto ci tiene a che le ragazze degli amatori seguano i loro compagni, non si mette a produrre tandem?
    Mia moglie è un abisso meno allenata di me, ma quando ci mettiamo in sella al nostro “dueposti” facciamo scintille! Io le faccio perché ho un aiuto (sembra di spingere su una bici a pedalata assistita), e lei perché da me trova l’aiuto che le manca per essere più prestante. Aumentano ossitocina e – credetemi – anche testosterone! È sufficiente che il Maschio Alfa si adatti a produrre qualche Watt in meno, come fa notare il buon Pinzuti… ma in un contesto di coppia (in questo caso sulla bici) non c’è amore se non c’è anche un po’ di rinuncia (sia con bici singole che con tandem), non trovate?
    Ciao!

  5. gRANDI oPERE ha detto:

    Quindi NON esistono donne poco allenate che potrebbero essere interessate ad acquistare una ebike. Quindi Pinarello sbaglia a fare una pubblicità cercando di interessare questa fascia di potenziali clienti. ..e se ne facesse una con un uomo un po’sovrappeso che dichiara che finalmente potrà andare in ufficio con la bici a pedalata assistita? No, Pinarello non lo fare.. altrimenti i benpensanti ben-penseranno che TUTTI gli uomini hanno la pancetta!
    Piuttosto… facciamo sparire le ragazze in mutande che “abbeliscono” le premiazioni delle varie competizioni maschili!
    Quello si che manda il messaggio preistorico: IO UOMO forte e sportivo torno vincitore , tu DONNA attendimi al traguardo con il premio ( o come premio?)

  6. Sam ha detto:

    Ottima pubblicità, Pinarello è stata violentemente aggredita per aver fotografato la realtà: la donna è biologicamente più debole dell’uomo. Ogni sport è diviso per sesso proprio per questo motivo. L’unico errore è stato quello di rimuovere la pubblicità, dandola vinta alla dittatura politicamente corretta e nazi-femminista.

    Per quanto riguarda le “ombrelline” criticate da alcuni commentatori, quelle sono ragazze giovani che fanno temporaneamente quel lavoro in forma volontaria, in cambio di uno stipendio. E’ cosa buona e giusta. Qualcuno non accetta che si possano fare scelte libere, e vorrebbe sempre dire agli altri come vivere.

  7. mariano ha detto:

    oleum et operam perdidit

  8. max ha detto:

    il mio modesto parere è che semplicemente il messaggio sia nato dalla constatazione di ciò che di fatto avviene sui sentieri di montagna: è vero, ci sono coppie che hanno trovato la gioia di arrivare insieme in bici la dove prima non riuscivano. Poi possiamo leggerci mille messaggi sessisti, per me solo una frase sfortunata… magari che gli uomini inizino a non picchiarle le donne!!!
    buone pedalate a tutti, con ebike o meno e sopratutto a donne e uomini

  9. Sergio ha detto:

    Svegliamoci. Il marketing attinge a piene mani dagli stereotipi, da sempre. Simpatici o sgraditi che possano essere: la famigliola felice, l’automobilista maschio-alfa, la donna trofeo, e via dicendo. Qualcuno inevitabilmente ne resterà offeso, maschio o femmina che sia, e rimarrà solo un problema suo. Il caso Pinarello in particolare ha fatto risentire il movimento femminista, noto per la sua permalosità.

  10. Antonio ha detto:

    potevano fare meglio…..
    comunque due cose: alle granfondo ci sono donne che danno la paga alla maggior parte dei maschietti che partecipano.
    la ebike per alcune nostre compagne è senz’altro un aiuto in caso di salite, tenuto conto che molto spesso le donne si allenano meno perchè impegnate molto piu dei maschietti.

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