MENU

Alle prossime elezioni #IoStoConPaoloGandolfi

Rubriche e opinioni • di 27 gennaio 2018

Con il passare delle ore, le prime indiscrezioni sembrano essere confermate: Paolo Gandolfi, padre della Legge Quadro per la Mobilità Ciclistica, non sarà ricandidato dal Partito Democratico alle elezioni del 4 Marzo.

E mentre sale la protesta sul web utilizzando l’hashtag #iostoconPaoloGandolfi, ripresa anche da Repubblica.it, sembra di trovarsi di fronte a un film già visto più e più volte.

gandolfi

Chi ha abbastanza memoria non avrà dimenticato come, esattamente 5 anni fa, lo stesso Partito Democratico decise di non ricandidare il Senatore Francesco Ferrante, depositario del disegno di legge #salvaiciclisti.

Uno scenario analogo a quanto avvenuto a Bologna dove nel corso dell’ultima tornata elettorale per le comunali (2016), l’assessore alla mobilità uscente, Andrea Colombo, non fu riconfermato dal sindaco Virginio Merola, nonostante avesse collezionato il secondo più alto numero di preferenze in città. Colombo si ritrovava a pagare la colpa di aver puntato troppo sulle biciclette e sui pedoni per la gestione della mobilità urbana, creando una tangenziale delle biciclette, dando vita ai T-Days e ospitando gli Stati Generali della Mobilità Nuova. A lui fu preferita Irene Priolo, moglie dell’onorevole Andrea De Maria (adesso ricandidato d’ufficio nel collegio bolognese), che pochi giorni fa si ritrovò a sostenere che la colpa dei frequenti investimenti di pedoni nel capoluogo bolognese è colpa di quest’ultimi.

Oggi la testa da far saltare è quella di Paolo Gandolfi, già assessore alla mobilità del Comune di Reggio Emilia, urbanista e profondo conoscitore delle politiche della mobilità, la cui colpa sembra essere quella di non appartenere alla corrente giusta, di non essere il marito di nessun personaggio di rilievo, di non avere santi in paradiso, ma migliaia di sostenitori in tutta Italia che in queste ore hanno portato l’hashtag #iostoconPaoloGandolfi tra i trend topic di twitter.

Ma a questo punto si può avanzare il sospetto che ci sia qualcos’altro: una sorta di pregiudizio da parte del Partito Democratico nei confronti della bicicletta e di chiunque osi presentare una visione differente di come possano essere organizzate le nostre città. Perché se due indizi possono generare un sospetto, il terzo è quasi una prova.

Perché se è vero che l’Italia è il paese con il livello di PM10 e il tasso di motorizzazione più alti in Europa (che ci costano quasi il 3% ogni anno in termini di crescita del PIL), è anche vero che modificare le forme della nostra mobilità, se da un lato migliorerebbero la nostra qualità della vita, dall’altro lato andrebbero a intaccare gli interessi dei soliti noti, dei soliti capitani di impresa che continuano ad arricchirsi sulla nostra pelle e sulla nostra salute con politiche industriali novecentesche.

 

Con la decisione di non candidare Gandolfi in Parlamento, il Partito Democratico sta dimostrando da che parte sta. E sta dimostrando che non conta il merito e neppure la visione, ma solo l’allineamento tattico del momento.

Noi prenderemo atto di questa situazione e, fugato ogni dubbio, il 4 marzo voteremo e faremo votare sulla base di questa ennesima dimostrazione di miopia perché, lo sappiamo, le alternative, non mancano di certo.

E oggi, più che mai, #ioStoConPaoloGandolfi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Iscriviti alla nostra newsletter


Privacy