Elogio delle ebike in pianura

26 Giugno 2018

Il mondo di chi pedala si divide in due grosse macrocategorie: quelli che ritengono che il ciclismo debba essere necessariamente fatica e sudore e quelli invece che con la bicicletta ci vanno tutti i giorni in ufficio e sanno cosa significa trovarsi in una sala riunioni con l’ascella pesante e il senso di colpa per non aver avuto la possibilità di farsi una doccia dopo il consueto bike to work.

Io faccio parte della seconda categoria.

Sono uno col quale madre natura è stata particolarmente generosa nella distribuzione delle ghiandole sudorifere e, in questi giorni in cui il termometro segna i 30° con particolare frequenza, l’idea di andare al lavoro in bicicletta diventa una di quelle attività che i giornalisti di Studio Aperto sconsiglierebbero ai più anziani.

Da casa mia alla sede di Bikeitalia.it sono 14 km, che di per se non sarebbero molti, ma i 46 semafori che interrompono il percorso fanno la differenza: ogni volta fermarsi e ripartire significa fatica e la fatica porta sudore.

Il bello di lavorare per Bikeitalia è che periodicamente ci vengono inviate delle biciclette da provare e per un paio di mesi ho utilizzato una Wilier Triestina motorizzata con uno Shimano Steps E6000 per la mia attività di commuting. Con l’occasione ho scoperto che le bici a pedalata assistita non servono solamente ai vecchi spompati, a chi vuole pedalare in salita ma non ha la gamba, ma anche per chi, come il sottoscritto, vuole muoversi velocemente in ambito urbano mantenendo bassa la frequenza cardiaca.

In questo caso “l’aiutino” si fa sentire solamente nelle ripartenze, ovvero nella parte più sgradevole mentre, quando il traffico scorre, il motore stacca l’assistenza una volta raggiunti i 25 km/h costringendoti a pedalare al 100%.

Il risultato finale è la sensazione di una pedalata fluida, senza interruzioni, anche dopo una frenata brusca in cui non si fa in tempo a “scalare” verso un rapporto più agile per ripartire in leggerezza.

A questo si aggiunge la possibilità di trasportare qualche kg in più durante il percorso senza fare (troppa) fatica.

Il motore elettrico si rivela, quindi, sempre più un valido aiuto per chiunque ne senta il bisogno: per fare meno fatica, per migliorare le proprie prestazioni, per sudare meno, per spostare materiali pesanti e ingombranti, per pigrizia.

La differenza, rispetto a un ciclomotore, sta nella benzina che non si usa, nel bollo e nell’assicurazione che non si paga e nelle calorie bruciate che, in una società che soffre di sovrappeso e mancanza di attività fisica, è una gran cosa.

Leggi anche Guida alle tipologie di ebike

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