Perché l’Italia del cicloturismo non decolla?

27 Giugno 2018

Sono certo che molti di voi che amano viaggiare in bicicletta si saranno posti la stessa domanda.

In Italia con un minimo di pianificazione si possono percorrere strade adattissime alla bici.


Sulla stada statale 62 della Cisa sulla ciclovia Francigena a qualche km dal passo in Emilia-Romagna

In Italia non ci mancano infatti le “strade zitte”, qualche ciclovia, alcune ciclabili, le strade secondarie, di campagna, le forestali, le vie vecchie e le vie verdi. La sezione di Bikeitalia.it dedicata agli itinerari in Italia, così come i siti Bicitalia.org e Piste-ciclabili.com, possono offrire supporto al cicloviaggiatore, tanto per citare tre esempi. Attraverso queste stradine possiamo evitare le statali e le provinciali più frequentate dai mezzi a motore e quindi salvarci dal traffico.

Natura e paesaggio in Italia non temono rivali: varietà e bellezza sono assicurate su tutta la penisola, isole comprese. Cicloviaggiando si passa e si sosta in paesi e borghi da sogno. In molti di questi si ha la possibilità di pernottare in modo assolutamente decoroso in ostelli, campeggi, B&B e altre strutture ricettive con poche decine di euro a persona.


Ostello della gioventù nel Castello del Piagnaro a Pontremoli (MS) che con un contributo di 11 Euro offre alloggio in camerata a pellegrini in marcia lungo la via Francigena

Il meteo è del tutto favorevole, per la maggior parte dei mesi dell’anno. La bella stagione dura almeno 6 mesi, nell’Italia centro-settentrionale e nel meridione solo 3 o 4 mesi risultano meno favorevoli al cicloturismo.

Vogliamo parlare della cucina? Nella moltitudine di trattorie, botteghe ed osterie distribuite su tutto il territorio è possibile godere dei prodotti regionali, da una puccia in Puglia, ad un panino alla finocchiona in Toscana, passando per una focaccia di Recco in Liguria o per degli spaghetti alle vongole in una località costiera. Impossibile non trovare poi il bicchiere giusto per accompagnare la pausa pranzo.


In una trattoria con tipica tovaglia a quadri aspettando il primo piatto

L’Italia è dotata di un patrimonio storico-culturale ineguagliabile, come forse nessun paese al mondo. Senza dubbio è la nazione con il numero più alto di patrimoni dell’umanità. Non occorre pedalare tanti km per incrociare “La grande bellezza”, è dietro l’angolo.


In Piazza dei Miracoli a Pisa

Ma allora perché nell’ultimo cicloviaggio in Italia non ho incrociato neppure un cicloviaggiatore? Neppure un tedesco con i sandali. Perché la ciclovia Francigena da Piacenza a Massa non merita? Perché Pisa, Volterra e Firenze sono città che non vale la pena di visitare? Perché il meteo di questo mese di giugno in Emilia-Romagna e Toscana è stato sfavorevole? Perché in queste regioni si mangia male? La risposta a queste domande è senza dubbio negativa.

Nel 2000, a seguito di una prima piacevole esperienza cicloturistica sulla costa degli etruschi, ci muovemmo oltralpe per provare la mitica Donauradweg. Percorremmo il tratto più gettonato della Pista Ciclabile del Danubio da Passavia a Vienna. Bellissima pista ciclabile, ma a parte pedalare a lato di un fiume torbido non ricordo nulla di particolarmente esaltante.

Non ricordo visite in luoghi particolarmente edificanti. La cucina locale non mi ha conquistato. Il meteo ad agosto in Austria ci fece rimpiangere il belpaese. A nanna presto perché c’era poco da fare. Tutto questo relax deve avere contribuito al concepimento della nostra prima figlia. Eppure incrociammo plotoni di cicloturisti, che adesso saranno di sicuro aumentati.

Discorso analogo pensando all’Olanda, dove abbiamo trascorso le vacanze estive in famiglia per due anni consecutivi. Sulla rete di piste ciclabili non si discute. Ma quanta acqua e vento, pranzi a base di patatine fritte e gelati molto spesso industriali.

Chi ci capisce è bravo: io non abbastanza da capire perché in Italia il cicloturismo non decolli come dovrebbe.

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