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Silvia: “La mia prima volta… in bici”

Diari, News • di 3 Ott 2018

Riceviamo dalla nostra lettrice Silvia Pavan e volentieri pubblichiamo.

Ho una Cinelli e mi reputo molto avvantaggiata: è una bici scattante, specifica per la metropoli, reattiva ai marciapiedi e al ciotolato tipico di Bergamo.
Io sono principalmente una runner, ma in questo periodo ho un problema al muscolo Psoas perciò, per non perdere fiato e ritmo, circa un mese fa decido di saltare in sella di una bici su dei rulli, e pedalare (a vuoto) mentre guardo un film.

Da subito provo sensazioni meravigliose: inizio immediatamente a sudare, sento lavorare muscoli di cui nemmeno sapevo l’esistenza, il fiato c’è, le gambe vanno, le sento girare bene. Dopo 60 minuti di rulli scendo dalla bici e devo dire che sto bene: gambe leggermente indolenzite ma sono felice.

Inizio a pensare che potrei seriamente avvicinarmi alle due ruote, del resto, sono meno impattanti sul corpo rispetto alla corsa.

Claire è una ragazza che arriva dalla Tasmania e vuole fare una pedalata nel Bel Paese.
Pronto e scattante (esattamente come una Cinelli), mio marito Michele le procura una bici a noleggio e con il suo amico Chief, le prepara il percorso GPX per lo più su strade ciclabili, direzione Cinque Terre.
Claire vuole festeggiare il suo compleanno (il 25 settembre) a Porto Venere… come darle torto, sono certa sarà un compleanno memorabile.

Il 17 Settembre è prevista la partenza per la sua prima tappa Bergamo-Iseo ed io prendo una decisione importantissima: la voglio accompagnare in questa prima fase.
Mi sento carica, ho voglia di mettermi alla prova, sento il desiderio di abbandonare i rulli e provare scendere in strada.
Sono solita fare quel tragitto in macchina, perché abbiamo una casetta sul lago d’Iseo, e quando vedo i ciclisti che raggiungono Iseo penso: “Che belli sulle loro bici, chissà da dove vengono? Chissà quanti chilometri hanno già fatto e quanti ne faranno ancora? La stanchezza è tanta ma se la stanno godendo parecchio”.
Perciò, riuscire a essere una di loro per una volta, mi fa già sentire meglio.

Alle ore 9.00 io e altri ciclisti-amici de La Popolare Ciclistica partiamo con Claire.
L’adrenalina è pazzesca, sono certa mi farà stupire di me stessa.

Il gruppo parte, Iseo ci aspetta. Tutti hanno bici da corsa, tutine attillate, scarpette con l’attacco. Io ho la mia Cinelli da città, un paio di pantaloncini da spinning con un fondello sottilissimo, una maglietta da corsa e un paio di scarpe da ginnastica.
Insomma, l’unica cosa che mi accomuna con loro è un caschetto idoneo ai giri in bici, ciò nonostante io mi sento bene.

La prima salita arriva in fretta: con una pedalata “loro” si arrampicano come stambecchi, io metto il rapporto più morbido che ho e piano piano arrivo in cima, mentre dieci occhi mi guardano sbigottiti. Sono certa che stanno pensando: “Questa non arriva a Iseo”.
E invece sì, con la determinazione che mi contraddistingue e le mie gambe alleate e allenate, raggiungo la destinazione.

Sono esaltata ma soprattutto incredula di avercela fatta. E mi convinco ancora di più che la bici può essere uno sport che fa per me… certo con un’attrezzatura più idonea.
Babbo Natale ha già capito cosa gli chiederò!

Quando finalmente ci fermiamo, ho modo di riflettere su una cosa importantissima: la bici è unione e sinceramente non avevo mai preso in considerazione questo aspetto delle due ruote.
In quei 45 km di strada mi è sembrato di essere tornata indietro ai miei anni da cestista, nei quali la squadra era tutto, il benessere del team era fondamentale, l’aggregazione e l’interazione di tutti i componenti era linfa vitale. E nel mondo della bici ho percepito lo stesso sentimento.

Mi sono stupita quando le teste di chi era davanti a me si giravano per vedere se per chi era dietro di loro, era tutto ok.
Mi sono stupita della naturalezza con la quale mi aspettavano quando io ritardavo ad arrivare in cima.
Mi sono stupita di come chi guida il gruppo è perfettamente conscio della responsabilità di chi ha dietro se.
Da spettatrice chiusa nella mia macchina, questi aspetti sono sempre stati impercettibili.

Non appena arrivati a Iseo alcuni ciclisti tornano a casa, l’unico che rimane è Chief.
Pranziamo con Claire, la accompagniamo in hotel e poi iniziamo il ritorno in città.

Chief è allenato, è un ciclista molto preparato, per lui Bergamo-Iseo-Bergamo è una passeggiata, per me un po’ meno.

Dopo il pranzo salgo in sella e… oh che dolore, proprio là sotto, dove non batte il sole.
Penso immediatamente: “Come faccio a percorrere altri 45 km con questo male?”
Mi muovo sulla sella, avanti, indietro, destra, sinistra e finalmente trovo la posizione.

Chief è davanti a me e segnala ogni tombino, buca o pezzo di strada dissestato con un movimento secco del polso (tipo cestista che “spezza il polso” per fare canestro). Io non conoscevo questa “terminologia” tra ciclisti, ma ho capito che è fondamentale per evitare di cadere e farsi male.
Arriviamo finalmente a Bergamo.

Sono esausta ma soddisfatta e felice dei miei 91 km che, con orgoglio, carico immediatamente su Strava (retaggi della mia vita da runner). I kudos che mi sono assegnati con questo giro in bici mi rendono orgogliosa delle mie gambe e della loro potenza.

Mi do una scossa alle cosce dicendo ”Complimenti ragazze, così che si fa!”.

Perché dopo questa giornata ho capito una cosa: la bici è un mezzo potentissimo per esprimere la propria potenzialità fisica, a qualsiasi livello essa sia.
E poi, diciamocelo chiaro: che bello il rumore dei tacchetti che si attaccano e si staccano ai pedali.





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