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16 giorni in sella nel cuore degli USA: il prossimo viaggio di Valeria

Diari, News • di 4 Aprile 2019

– Quanto manca alla partenza?
– Pochi giorni, sono agitatissima.
– Agitata? Ma perchè? Hai viaggiato dappertutto da sola, adesso stai solamente andando negli Stati Uniti, di che ti preoccupi?

Questo è un esempio del tipo di conversazioni in cui mi capita di imbattermi in questi giorni. Certo, andando “solamente” negli Stati Uniti, molte cose sono relativamente semplici: non c’è bisogno di Visti (solo l’ESTA, che è veloce e costa poco) ne’ di vaccini, e la lingua non sará un ostacolo.

(nota della redazione: Valeria ha viaggiato in bici in Cambogia, Laos, Tailandia, oltre che in Europa: qui trovate i resoconti dei suoi viaggi – vi consigliamo di leggerli!)

valeria

Ma le cose semplici si fermano qua. Siamo abituati a vedere gli stati Uniti come un luogo facile da visitare in quanto molti valori culturali si avvicinano ai nostri (o per lo meno sono molto più simili di quelli che potrebbero essere negli altri continenti). Ma che avventura sarebbe se non ci fosse un po’ di incertezza, qualche ostacolo, fisico o mentale, da superare per completarla?

Mio fratello è a Denver per lavoro. Avevamo deciso di fare un viaggio in bici assieme, quindi la destinazione è stata decisa così, da cause di forza maggiore. Diciamo che poteva andare peggio, Denver è su un altopiano sconfinato punteggiato da Parchi Naturali. Si partirá da Moab, a 600 km da Denver, nello Utah. Da lì seguiremo parte della rotta del Plateau Passage fino a Cedar City (ad un paio d’ore da Las Vegas!). Il percorso passa attraverso luoghi incredibili, Arches, Canyonlands, Glen Canyons, Gran Staircase Escalante e Bryce national park. Posti che si fa fatica ad immaginare essendo così diversi dai paesaggi a cui siamo abituati e avendoli visti solamente in documentari o film Western.

plateau
Foto da bikepacking.com

Cosa mi spaventa quindi così tanto, pre-partenza? Non mi spaventano i chilometri giornalieri nonostante non sia particolarmente allenata, ‘Basterá’, essere determinati e costanti, fisicamente e mentalmente. Le salite mi spaventano un po’ di più, ma anche quelle basterá affrontarle senza fretta. Nemmeno l’altitudine mi spaventa tantissimo. Dicono che si fará sentire e renderá gli sforzi più difficili, ma non la posso cotrollare, quello che sará, sará.

La cosa che mi spaventa davvero è l’aspetto stesso di questo percorso che al contempo mi affascina di più: lo spazio vuoto, il deserto, i suoi luoghi isolati, saper di dovere contare solo su se stessi fino a 5-6 giorni. Giorni di niente. Niente negozi, motel, ma neanche stazioni di servizio o macchine di passaggio. In questi giorni pre-partenza non riesco a spegnere dubbi e preoccupazioni che continuano ad accendersi e ad accumularsi da qualche parte dentro di me ad un ritmo costante ed inesorabile: se si rompe un cerchione, la catena, il deragliatore? E se mi rompo un braccio? E se non troviamo acqua? E se ci sono i serpenti? E se nevica?

Allo stesso tempo peró non vedo l’ora di conquistare, un metro alla volta, la bellezza di un paesaggio nuovo, assorbire e trarre energia dai suoi colori e odori, osservare stellate infinite esaltate dall’assenza della più piccola luce artificiale, apprezzare appieno ogni goccia di acqua e cibo attentamente razionato, e al ritorno riassegnare nuovi valori alle cose che diamo per scontate nella vita di tutti i giorni tanto siamo assuefatti dalla comoditá. Chi lo immaginava che il prospetto di un viaggio avventuroso potesse scatenare emozioni cosi contrastanti come la paura e l’impazienza!

Come affronto queste paure?

1) Prima di tutto mi rincuora il fatto che non saró da sola. Quali sono le possibilitá che si rompano due telefoni? O due pompette? Tutto è possibile, certo, ma essere in due rassicura (anche se con mio fratello non passo così tanto tempo da quando condividevamo la camera, più di 20 anni fa!).

2) Per limitare la possibilita’ di rotture ho deciso (un po’ all’ultimo minuto devo dire) di partire in modalitá bikepacking invece che con borse e portapacchi. Allo stesso tempo peró questa decisione presenta ulteriori preccupazioni: cosa elimino dal mio equipaggimento di viaggio standard? Riusciró a portare abbastanza acqua?

3) Alla tradizionale lista delle solite cose che mi porto appresso ho aggiunto un power pack potente, pannelli solari, e pastiglie per depurare l’acqua.

4) Ed inifine la cosa che forse rassicura più di tutte è avere con me un geolocalizzatore satellitare, con assicurazione da cicloturismo, più assicurazione per recupero di emergenza (e batterie di scorta).

Nei giorni che anticipano la partenza, per complicare questo stato d’animo turbolento caratterizzato da paure, preccupazioni, eccitazione, ed impazienza, si aggiungono anche i soliti grattacapi logistici della transferta con bici a seguito!

La bellezza del viaggio in bici risiede nella sempicitá di non necessitare di nulla a parte le proprie gambe e i pochi oggetti che ci si porta appresso. Ma questa sempicitá si trasforma in incubo organizzativo pre- (e post-) pedalata.

Arrivare in aeroporto presuppone cambiare 3 mezzi (due treni ed una metro), prenotando posto bici singolarmente in ogni spostamento e viaggiando la notte prima per evitare fasce orarie in cui la bici non e’ consentita. Poi a seguire l’imbarco sperando di non dover pagare la sovrattassa per il peso della bici, il volo incorciando le dita che arrivi integra, l’attesa al carrello bagagli pregando che non l’abbiano mandata in Australia. Dopo l’atterraggio, spostamento ulteriore in autobus (dopo aver controllato che accettino bici), per arrivare, finalmente, al punto di partenza. E qui, bici assemblata, borse allacciate, borracce piene, entusiasmo a mille, si sale in sella per dare quel primo colpo di pedale che magicamente scoglie tutte le preoccupazioni, e fa iniziare l’avventura.

Per gli amanti dei numeri e dei dettagli tecnici, qui sotto caratteristiche del percorso ed equipaggiamento bici:

PLATEAU PASSAGE
E’ un percorso di 2000 km che parte da Las Vegas e arriva a Durango, in Colorado (35000 mt D+). La durata suggerita è circa un mese. Non si tratta di un percorso tecnico, ma per l’80% è su sterrato, il 20% di single track. La difficoltá principale è rappresentata dal fatto che sono zone desertiche e bisogna essere autosufficienti fino a 5-6 giorni.

Il percorso e le tappe sono descritti in modo dettagliato nel sito www.bikepacking.com dove si possono anche scaricare le trace gpx con informazioni su punti in cui trovare acqua etc.

Noi faremo le 3 tappe centrali ma in direzione opposta alla traccia, da Moab fino a Cedar City (pedalando verso Ovest), secondo il programma 16 giorni in sella (sperando di risucire a mantenere il loro passo).

EQUIPAGGIAMENTO BICI

In completa controtendenza, devo ammettere che non sono una grande amante del bikepacking. Amo la comoditá di poter aprire le borse lateralie buttarci dentro qualsiasi cosa come capita. Mi rassicura la versatilitá del portapacchi posteriore, e l’accessibilitá della borsa al manubrio.

Tuttavia il percorso, pur non essendo tecnico, sará molto sconnesso. Una bici in assetto da bikepacking sará piu maneggievole e, soprattutto, meno soggetta a rotture. E così, bikepacking sia.

Tre giorni pre-partenza ho fatto le prove generali e son riuscita a caricare tutto l’essenziale il che è rassicurante. Tuttavia l’equipaggiamento tradizionale è un lusso in confronto ai pochi oggetti essenziali che avró sulla bici questa volta. L’outfit completa per le serate al casinó ce lo dovemo prucurare una volta arrivati a Las Vegas 

Questo è l’assetto della bici adesso, che probabilmente subirá molti ritocchi una volta partiti:
1) Sottosella. Borsa Missgrape: cambio vestiti bici, giubbotto pesante e, set lana merinos per la notte (ci sará un’importante escursione termica), abiti civili.
2) Forcella laterale 1. Salsa anything cage con borsa da 7 litri: fornelletto, pentola e tazza, bottiglia del gas.
3) Forcella laterale 2: Gorilla cage con borsa da 7 litri: Sacco a pelo
4) Borsa Missgrape internode: lucchetto bici, attrezzi e pezzi di ricambio (camera d’aria, raggi, cavi)
5) Borsino al palo alpikit: power bank, caricabatterie, adattatore
6) Manubrio, harness Alpkit dry bag 10 litri. Materassino, bivvy bag, lenzuolo termico, kit di pronto soccorso, pannelli solari, pali della tenda (la tenda la porta mio fratello, il mio compagno di viaggio)
7) Zaino: localizzatore satellitare, torcia, Kindle, documenti. Cibo.

ACQUA:
1.5 litri sotto al palo
500 ml al triangolo
900 ml manubrio (feed bag Alpkit)
500+500 portabottiglie posteriori
1.5+ litri zaino

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