ANCMA: bene le vendite di bici nel 2019, ma c’è preoccupazione per il 2020

11 Aprile 2020

Il 2019 è stata una buona annata per il comparto italiano della bicicletta: lo evidenzia l’ANCMA (Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori) con il consueto report dettagliato che mette nero su bianco i numeri del settore e dà la possibilità di fare alcuni ragionamenti sullo stato di salute del mercato della bici in Italia.

In estrema sintesi: nel 2019 in Italia sono state vendute più di 1,7 milioni di biciclette, con un aumento del +7% rispetto al 2018 soprattutto grazie al trend positivo delle e-bike e alla ripresa delle bici tradizionali; il comparto è vivace, grazie a nuove forme di mobilità, ma le proiezioni di dati per il 2020 destano forti preoccupazioni, soprattutto a causa della situazione di pandemia da Coronavirus che si è fatta sentire in tutti i settori economici.

“La bicicletta ha scenari di sviluppo molto ampi – fa notare il presidente di Confindustria ANCMA, Paolo Magri, commentando i dati elaborati dall’associazione – soprattutto se paragoniamo l’uso del mezzo nel nostro paese rispetto a quello di nazioni più avanzate in termini ciclistici e di conseguenza questa diventa un’opportunità enorme per le aziende che ANCMA rappresenta. L’auspicio dunque – prosegue Magri – è che si continui con la politica di diffusione dell’uso della bici, delle infrastrutture e delle politiche di mobilità sostenibili per vedere città più smart e soprattutto, dato il momento, più sicure in considerazione dei molteplici aspetti positivi che ricadrebbero sulla nostra salute”.

Tornano a crescere produzione e di conseguenza l’export. La vendita (in pezzi) di biciclette ed e-bike nel 2019 è stata di 1,713 milioni di unità, il 7% in più rispetto all’anno precedente mentre la vendita di e-bike è cresciuta del 13% passando da 173mila a 195mila pezzi venduti. A differenza degli altri anni, torna a crescere la bicicletta tradizionale – soprattutto city-bike e trekking – in tutte le zone d’Italia.

Tutto il mercato Italia, alla vendita, vale oggi circa 1,35 miliardi di euro. Gli unici segni negativi si riscontrano nell’import di biciclette a pedalata assistita e sono l’effetto diretto dell’introduzione dei dazi antidumping contro la concorrenza sleale asiatica che stanno riportando la produzione in Europa e in particolare in Italia vista la sua tradizione manifatturiera nel settore ciclo.

Come sottolinea l’ANCMA: “Le biciclette e le e-bike sono sinonimo di mobilità individuale sana e sostenibile e sono una componente sempre più importante per i moderni concetti di mobilità nelle nostre città e per questa ragione il governo, le regioni e molti comuni stanno perseguendo l’obiettivo di aumentare significativamente la percentuale di ciclisti. Sondaggi e statistiche mostrano che le biciclette e le e-bike in Italia sono utilizzate non solo per scopi sportivi o ricreativi, ma anche per gli spostamenti giornalieri”.

A preoccupare, tuttavia, sono le considerazioni che la bicicletta, in Italia, sia solo un mezzo per fare attività sportiva, che pure vanta, nel nostro paese, una lunghissima tradizione di campioni, cicloamatori ed eccellenza manifatturiera come ad esempio nel caso della bici da corsa ma sono ancora troppe le situazioni a sfavore dell’uso urbano della bicicletta, anche da parte dell’opinione pubblica.

A questo proposito, l’ANCMA ha scritto una lettera aperta al presidente del Consiglio Giuseppe Conte per chiedere che la bicicletta e tutto il comparto delle due ruote siano incentivate nell’imminenza della Fase 2 di riapertura: “Il mercato di biciclette e motoveicoli ha caratteristiche stagionali: la maggior parte delle vendite si concentra nel periodo primaverile/estivo: la serrata degli esercizi commerciali coincide, per noi, con l’inizio del picco di vendita. A differenza di altri settori industriali e commerciali, l’industria delle due ruote non avrà la possibilità di recuperare, nella stagione autunnale/invernale, i volumi persi in questi mesi, con ripercussioni pesantissime sulla tenuta del sistema”.

Proseguendo nel report in cui ANCMA presenta i dati si chiede maggiore attenzione da parte del governo: “Chiediamo, con forza, un’attenzione elevata per questo veicolo, dall’uso, alla vendita, alla fabbricazione, perché protagonista in questo delicato e complicatissimo periodo di Coronavirus. La bicicletta permette di mantenere infatti le distanze di sicurezza, attiva il metabolismo della persona e come tale ne aumenta le difese immunitarie, preziosissime per aiutare ad arginare il virus. Sarebbe un peccato non approfittarne in un periodo, come questo, che va incontro alla bella stagione”.

Le preoccupazioni dell’ANCMA per il futuro del comparto bici nel 2020 sono condivise anche dalla CONEBI (Confederazione dell’industria europea della bicicletta) con sede a Bruxelles che recentemente ha sottolineato la drammatica situazione dell’industria della bicicletta in Europa in una lettera aperta alla Commissione Europea: si stima che, a causa della pandemia di Coronavirus, nell’anno in corso ci sarà un calo dei volumi di produzione di biciclette ed e-bike pari almeno al 40% rispetto a quanto pianificato prima dell’esplosione dell’emergenza Covid-19.

Nei prossimi tre mesi CONEBI stima una perdita del giro d’affari nel settore tra il 30 e il 70%: “È probabile che il nostro settore subisca un grave fallimento e licenziamenti in tutta l’UE, se non è previsto con urgenza alcun sostegno a livello sia nazionale sia dell’UE. In questo momento, le nostre società legate alla bicicletta si trovano ad affrontare enormi problemi di liquidità che stanno mettendo a rischio la loro sopravvivenza. Chiediamo un afflusso urgente di sostegno finanziario, che deve essere facilmente accessibile evitando processi burocratici eccessivamente complicati”.

Tuttavia, nonostante queste previsioni negative, potrebbe essere proprio il settore della bici uno dei primi a riprendersi rapidamente in tutta Europa una volta finito il lockdown e nella transizione verso il ritorno alla circolazione: “Potremmo essere uno dei primi settori a riprendersi rapidamente, una volta terminato il blocco di sicurezza poiché i cittadini europei sono appassionati di ciclismo, che è un modo molto sicuro, salutare e sostenibile per spostarsi. Non meno di 50.000 rivenditori di biciclette e e-bike sono gravemente colpiti, mettendo a rischio 150.000 posti di lavoro al dettaglio”, dichiara CONEBI.

Il successo mondiale dell’e-bike rappresenta un trend in crescita che lascia ben sperare anche il mercato UE: nel 2019 l’e-bike è stata il veicolo più venduto in Europa con 3,4 milioni di unità vendute. Le previsioni di vendita per il 2020, pre-Coronavirus, stimavano 4,5 milioni di unità: per capire quale direzione prenderà il mercato occorrerà attendere i prossimi mesi dell’anno, sperando in una rapida ripresa.

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