Il mio primo giorno di bike to work

11 Settembre 2020

Oggi vado in bici al lavoro. Voi penserete, sai che scoop, lavori per Bikeitalia, farà parte del contratto… e invece no, io al lavoro ci sono sempre andata in modalità auto + metropolitana. Sono 15 i chilometri che separano casa mia dall’ufficio, non tantissimi, ma impegnativi, soprattutto se abiti fuori città e non hai che un breve tratto di pista ciclabile protetta a disposizione. 

Milano
Milano

E poi, ve lo confesso: io ho paura di pedalare in città. Macchine, autobus, tram, rotaie, pavé, altri ciclisti, i pedoni, i furgoni delle consegne…OHMAMMMAMIA.

Quindi cos’è successo? 

C’è stata la reclusione forzata. Sono arrivate le paure, i contagi, gli assembramenti e la poca voglia di condividere lo spazio vitale con altre persone appiccicate. Insomma, non ci voglio più stare nel vagone della metro schiacciata come una sardina come ai bei tempi pre-pandemia. 

C’è stata la ripresa. Sono arrivate la voglia di stare all’aperto e quella di stare in movimento. Perché nei mesi di lockdown, oltre a fare la pizza e il pane e la pasta fatta in casa, ho imparato a essere costante nell’attività fisica. Obiettivo? Smaltire la pizza, il pane e la pasta fatta in casa di cui sopra. Quindi, vai di yoga tutti i giorni finché non era concesso uscire, camminate mattutine e uscite in bici nel weekend poi, quando hanno riaperto i cancelli. Adesso non voglio tornare indietro. Mi sento bene. Non voglio più tornare a quei tempi in cui mi obbligavo a ritagliare spazi per l’attività fisica la sera, dopo ore di lavoro e prima delle faccende di casa. 

Milano

Soprattutto, non voglio intasare la mia bella Milano con un’altra auto e i suoi gas di scarico. Ma ve la ricordate l’aria pulita di questa primavera? Beh magari non era proprio pulita, ma meno sporca, meno tossica. E quest’estate? Ci siamo riappropriati di piazze, vie, strade. Quest’estate io non ho avuto paura di girare in bici a Milano. Ecco, adesso voglio una città così, che conceda spazio, che conceda aria, che conceda verde.

Allora ho deciso, oggi vado al lavoro in bici. 

Rifletto sui 15 chilometri. Cerco di essere onesta con me stessa e ammetto che non me la sento di partire da casa. Ho timore di metterci troppo tempo, di arrivare stanca e sudata. Allora carico la pieghevole nel baule della macchina, arrivo al parcheggio della metro e dopo essermela tirata sul piede un paio di volte (sono agitata) inizio i miei 7 chilometri a pedali. 

Probabilmente sarebbero solo 5, forse 5 e mezzo ma sbaglio strada un po’ di volte. Sono improvvisata e titubante: non vorrei andare sul marciapiede (non li sopporto i ciclisti e i monopattinisti che scampanellano al pedone sul marciapiede), né contromano. Ma se voglio arrivare in orario qualche strappo lo devo fare e quindi eccomi sul marciapiede “scusi, scusi, scusi”. Uhm, mi tocca anche un tratto del Naviglio in contromano (oh, non sono l’unica!). Scendo un po’ di volte dalla sella per attraversare sulle strisce pedonali con la bici a mano, guardo con sospetto pavé e rotaie, resisto alla tentazione di spingere la bici a mano per l’ultimo tratto. Arrivo in ufficio. 

Sorvolo sul tempo ridicolo che mi piazzerebbe probabilmente ultima nella classifica dei biker-to-work, ma sono soddisfatta. E comunque un po’ sudata. Per dire… gli altri ciclisti che ho incrociato in centro sono tutti eleganti e precisi. Io no, sono scarmigliata. E non ho la maglietta di ricambio perché l’ho lasciata a casa insieme ai guanti e al caschetto.

Alle 18 mi rimetto in sella. Sono più rilassata, infatti la strada del ritorno è più facile; inoltre, non ho fretta e mi godo la pedalata. Mi ricordo di segnalare le svolte (ehm, stamattina ero presa dal non cadere, evitare le auto e le portiere aperte all’improvviso) e riesco a seguire alcuni tratti di ciclabile senza sbagliare. Ci metto meno tempo che all’andata e mi accorgo che arrivata alla macchina ho un sorriso enorme stampato sulla faccia. Sorrido anche al signore del parcheggio (lui a me no, ma ci arriveremo prima o poi). Mi sento proprio bene, sono anche un po’ orgogliosa perché mi sono accorta che più pedalavo, meno paura avevo.

Milano Navigli
Milano Navigli

Sono così contenta (e un po’ insensata) che domani parto da casa (se avete pazienza, un giorno vi racconto anche questa avventura).

In ordine sparso le lezioni che (forse) ho imparato: 

  • studiare la strada da percorrere PRIMA di partire, non mentre si va;
  • segnalare le svolte. SEMPRE;
  • ricordarsi il caschetto (mi fa sentire più sicura) e i guanti (sono tanto carini);
  • portare una maglietta di ricambio;
  • usare uno zaino comodo e non riempirlo di carabattole (soprattutto se si usa la pieghevole);
  • leggere i preziosissimi consigli di Omar Gatti PRIMA di cominciare!
  • sorridere sempre: gli altri ciclisti, i pedoni e gli automobilisti avranno meno voglia di sgridarvi se sbandate improvvisamente, vi fermate un po’ dove capita o se suonate il campanello per sbaglio.
Milano Duomo
Milano Duomo

Corso correlato

Masterclass in Meccanica Ciclistica
1.799
Acquista
Meccanica Base 1
199
Acquista
Lascia un commento

Iscriviti alla nostra newsletter

Ricevi il meglio della settimana via mail.

Iscriviti