Giovannini ministro dei trasporti: cosa significa per la mobilità in città?

14 Febbraio 2021

Il presidente del consiglio Mario Draghi ha sciolto le riserve e ha presentato la squadra di governo. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti è stato affidato a Enrico Giovannini, 64 anni, laureato in statistica, già professore di statistica, presidente dell’ISTAT, direttore del dipartimento statistico dell’OECD e ministro del Lavoro nel governo Letta.

Enrico Giovannini, neo ministro dei trasporti

Come sempre accade in occasione di una nuova nomina al dicastero di Porta Pia, iniziano le ipotesi su quali possano essere le implicazioni in alcuni ambiti. Tra queste, la mobilità urbana, tema che impatta tanto sulla vita di tutti noi.

Nel caso della ministra uscente, Paola De Micheli, la valutazione fu semplice e rapida: non c’era nulla da aspettarsi. La De Micheli non si era mai occupata del tema in precedenza e infatti non se ne è occupata una volta al governo.

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Questa volta, però, gli elementi portano in un’altra direzione, perché Giovannini non è un politico tuttofare che sa di tutto e di niente, ma è uno dei tecnici scelti da Draghi, uno che nella vita si è dato il compito di far parlare i numeri a cui ha dato voce attraverso varie iniziative tra cui lo sviluppo di un “indice per il benessere equo e solidale” (BES) come alternativa al PIL.

Giovannini è stato fondatore e portavoce dell’Alleanza Italiana per lo SVIluppo Sostenibile (ASVIS) che, due anni or sono, ha partorito un’Agenda Urbana per lo Sviluppo Sostenibile.

E qui le cose sono scritte nero su bianco.

Nel documento si diceva apertamente che obiettivo sul fronte della mobilità “nei comuni capoluogo di provincia/città metropolitana deve essere il raggiungimento entro il 2020 di almeno il 50% nel riparto modale tra l’auto più la moto e le altre forme di mobilità.”

Secondo l’Agenda Urbana per lo Sviluppo Sostenibile, questo deve avvenire (tra l’altro):

  • dando priorità allo sviluppo di un sistema integrato dei trasporti e assicurandone la coerenza con la Strategia energetica nazionale, poiché il 32% dei consumi energetici finali nazionali è generato dal settore trasporti e i trasporti sono la principale fonti d’inquinamento dell’aria nelle città;
  • integrando gli strumenti di pianificazione generale urbana e del traffico con i Piani d’azione per il clima e l’energia adottando la seguente gerarchia di azioni: evitare (avoid) la domanda di trasporto non necessaria, spostare (shift) la domanda verso opzioni di trasporto sostenibile, migliorare (improve) l’efficienza;
  • incentivando i sistemi di trasporto intelligente, la mobilità elettrica, la mobilità ciclabile e pedonale (Fondo per la mobilità sostenibile neln collegato ambientale alla legge di stabilità per il 2016; legge Disposizioni per lo sviluppo della mobilità in bicicletta e la realizzazione della rete nazionale di percorribilità ciclistica AS n. 2977 del 2017).

Questi elementi offrono degli indizi importanti per riuscire a immaginare quali saranno gli effetti dell’arrivo di Giovannini al MIT. Anche perché, diciamolo, la pandemia ha peggiorato lo shift modale e nelle città si sta assistendo a una vera e propria invasione di automobili che allontano sempre di più il raggiungimento dell’obiettivo di mobilità dell’Agenda Urbana per lo Sviluppo Sostenibile.

Se da un lato è quindi lecito aspettarsi un intervento solido verso la demotorizzazione delle aree urbane, è anche vero che il neoministro ha sul proprio tavolo il pesantissimo dossier autostrade che richiederà molta attenzione e che molto ancora dipenderà dalla nomina dei sottosegretari.

Soprattutto, Giovannini avrà il compito di gestire i denari del Recovery Fund che prevedono uno stanziamento straordinario di 32 miliardi di euro alle infrastrutture e alla mobilità, di cui ben 18 miliardi alla mobilità green.

Giovannini sembra essere finalmente quindi la persona giusta al posto giusto ma dovrà sciogliere alcuni nodi: tra gli altri dovrà finalmente occuparsi di mobilità attiva e sostenibile, ambito che fino ad oggi è stato esclusivo appannaggio dell’ormai superato Ministero dell’Ambiente con il risultato che la Repubblica Italiana ha per decenni portato avanti politiche schizofreniche in materia.

Proprio le aspettative estremamente elevate nei confronti di Giovannini ci porteranno pertanto a prestare molta attenzione al suo operato su queste pagine digitali.

Sarà nostra cura in particolare presentargli i risultati dei lavori di MOBILITARS, il simposio digitale dedicato alla mobilità urbana che sta coinvolgendo docenti universitari, amministratori, tecnici, medici, psicologi e scienziati e che nelle giornate di mercoledì 17 e 24 febbraio tratterà il tema della mobilità urbana nell’Era dei cambiamenti climatici.

A ciascuno dei relatori è stato richiesto di presentare richieste puntuali per il miglioramento delle nostre condizioni di vita in città a partire dalla mobilità. Entro la fine del mese di febbraio saremo pronti per presentare al neoministro un documento programmatico per dare attuazione all’obiettivo contenuto nell’Agenda Urbana per lo Sviluppo Sostenibile.

Commenti

Un commento a "Giovannini ministro dei trasporti: cosa significa per la mobilità in città?"

  1. Cesare ha detto:

    Sarebbe opportuno trovare il modo di incentivare l’uso della bicicletta nei percorsi casa lavoro casa scuola con dei ticket come il buono pasto che comportino benefici sia per il lavoratore/studente, sia per l’azienda/scuola. La formula dovrebbe essere per il massimo utilizzo semplice come ad esempio il cashback. Bisognerebbe partire da subito con le aziende scuole con oltre 100 dipendenti portando esempi virtuosi da estendere a tutti i territori.

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