L’Ultima Ruota Milano-Sanremo: una breccia a pedali nel muro della pandemia

8 Marzo 2021

L’Ultima Ruota è stata una breccia nel muro della pandemia, una giostra coraggiosa che ha saputo riaccendere le piazze e le strade sotto il segno della condivisione e della partecipazione.

Un viaggio memorabile, un atto creativo in bicicletta che ha preso forma e spessore strada facendo, incontro dopo incontro, da Milano fino a Sanremo dove in sella nostri fidi destrieri, come promesso, siamo arrivati puntuali il primo di marzo con il sole, il profumo del mare e la primavera addosso. 330 km nelle gambe ma almeno 330 mila nel cuore, come ben sa chi si mette in viaggio lasciando che la strada scriva la storia.

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Siamo partiti il 24 febbraio dalla darsena di Milano scampanellando sulle note della Banda degli Ottoni dopo essere stati “benedetti” dall’Assessore alla Cultura Del Corno, che ci ha tenuto a ribadire il senso dell’impresa. Abbiamo salutato una piazza gremita di giornalisti, colleghi del mondo dello spettacolo, attivisti della bicicletta e ci siamo messi in sella scortati da chi il ciclismo lo prende sul serio, ovvero la squadra Il Genova, storico club milanese attivo dal 1913. Giancarlo Scalmana, il presidente ottantunenne, mentre pedala sorridendo ricorda che «nel ciclismo, nella volata finale, l’ultima ruota è quella che esce e vince».

Con il suo augurio e quello di un’altra squadra che ci aspetta a sorpresa lungo il tragitto, la Dergano Milano, ci muoviamo sotto il cielo azzurro dopo una settimana di pioggia. Apollo, dio del sole ma anche della musica e dell’arte, pare dalla nostra. Procediamo piano verso Pavia perché siamo in una cinquantina sulla ciclabile dei navigli: 39 chilometri che ci guadagniamo nella bellezza di tre ore abbondanti… con calma, stile cultural mass.

Teatro Fraschini - Pavia (foto Ivano de Pinto)
Teatro Fraschini – Pavia (foto Ivano De Pinto)

A Pavia ci vengono aperte le porte dello splendido Teatro Fraschini, un gioiello di fine ‘700 in cui entriamo in punta di piedi. L’Ultima Ruota raccoglie la lettera della direzione artistica per poi leggerla in piazza Visconti insieme a quelle di tante altre realtà locali che qui si sono date appuntamento per far sentire la propria voce, come Spaziomusica – che ha chiuso i battenti e aspetta una nuova casa – Arci e non mancano i racconti su Coppi scritti e letti da Gino Cervi.

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In ogni piazza abbiamo un furgone che ci precede con Diego che prepara un impianto audio agile e allestisce quella che è la nostra cornice scenica: due quinte su cui sono stati stampatati gli articoli 4 e 6 della costituzione che difendono e tutelano la cultura del Paese e che in questo momento vediamo disattesi. L’articolo 4 recita: “Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”.

Novi Ligure - Museo dei Campionissimi (foto di Ivano de Pinto)
Museo dei Campionissimi – Novi Ligure (foto Ivano De Pinto)

Il giorno successivo facciamo tappa a Novi Ligure. Il ritrovo questa volta è davanti al Museo dei Campionissimi, un santuario per gli appassionati di ciclismo dove ci accoglie calorosamente la direttrice Chiara Vignola. Con noi per l’occasione Serena Malabrocca, nipote della celebre maglia nera Luigi Malabrocca, simbolo di resilienza. Il mondo della bici è un valido gregario in questa corsa verso Sanremo: a Genova ci guida un gruppo della Fiab Federazione Italiana Ambiente Bicicletta, a Savona ci attende “l’eroico” Carlo Delfino che si presenta in tenuta rigorosamente d’epoca e ancora a Laigueglia ci aspetta la mitica maglia nera Bruno Zanoni che ci accompagna fino alla meta finale.

Foto di gruppo l’Ultima Ruota a Laigueglia (foto Ivano De Pinto)

Le giornate sono intense: si pedala, si contattano le realtà da incontrare, all’arrivo si anima la piazza e la sera ci si confronta e si lavora fino a tardi per pianificare l’attività del giorno successivo. Il gruppo man mano si compatta e fa squadra anche in strada, superiamo egregiamente il passo dei Giovi per poi pedalare col vento in faccia lungo la costa ligure. Le piazze stupiscono e riempiono di emozioni, siamo circondati da entusiasmo e ogni presidio ha una sua fisionomia; a Genova per esempio ci accoglie al Porto Vecchio un’intera banda di percussioni, la Banda Faladeira, che ci scorta suonando fino ai giardini Luzzati dove ci aspettano tante associazioni e il Teatro della Tosse. Nonostante la stanchezza balliamo sul ritmo dei tamburi in questa sfilata che risveglia il centro storico.

L’Ultima Ruota viene accolta come una festa: portiamo letture e interventi con la colonna sonora degli insostituibili Guido Foddis, Davide Mantovani e Marta Pistocchi, che ormai sono i titolari della nostra band a pedali. Intanto cresce il numero delle lettere che ci vengono consegnate, si moltiplicano le testimonianze che ci raggiungono anche via mail e aumenta la nostra responsabilità: portiamo appelli arrivati da  tantissimi cinema, teatri, musei, compagnie, musicisti, cittadini e cittadine che ribadiscono l’importanza della cultura. Lungo il percorso qua e là ci attendono delle persone per un saluto; prima di Albenga due maestre in bicicletta ci rincorrono per portarci della focaccia. «Siamo il pubblico – dicono – siamo con voi!. Grazie per ciò che state facendo, la cultura è necessaria». Potessimo abbracciarle, non le lasceremmo andare via.

Nell’ultimo tratto, prima di Sanremo, ci fermiamo ad Imperia dove tra gli altri incontriamo i ragazzi di Bike & Sounds, anche loro in partenza per un’impresa a sostegno del mondo della musica. Ci scambiamo le maglie simbolicamente e ripartiamo, noi verso Sanremo, loro verso Milano.

Rita Pelusio e Enzo Bernasconi (foto di Ivano De Pinto)

Così, dopo sei giorni, qualche lacrima, 2 forature e centinaia di messaggi, arriviamo nella città dei fiori. Entriamo scampanellando con una lunga coda di ciclisti al seguito che si sono uniti a Imperia per accompagnarci ad un appuntamento importante.

Ultima Ruota letterina
Foto di Ivano De Pinto

Come un grande stormo atterriamo puntuali alle 16,30 in piazza Cristoforo Colombo, a due passi dall’Ariston, con il nostro bagaglio di lettere destinate alla direzione artistica del Festival. Sono le “voci scritte” da portare sul palco perché questo evento faccia da cassa di risonanza a storie rimaste inascoltate per un anno.

Teatro Ariston Sanremo

All’arrivo ci sono molte telecamere, tanta stampa e un silenzio attento. Prendiamo il microfono e partiamo con le presentazioni, poi diamo il via alla lettura dei messaggi, a giro, nell’attesa che Amadeus o Fiorello rispondano al nostro invito.

Abbiamo scelto di rimanere fuori dai palazzi, di aspettarli in piazza e abbiamo chiesto la loro solidarietà per l’Ultima Ruota. Finisce il tempo dedicato alle letture e rimaniamo in silenzio. Un silenzio che fa rumore e che contiene una marea di storie che rimarranno fuori dal coro mentre i Maneskin dal palco cantano Zitti e Buoni (canzone con cui poi hanno vinto il Festival, ndr).

Ultima Ruota ciclocarovana in viaggio
(Foto di Ivano De Pinto)

L’Ultima Ruota rappresenta probabilmente il 99% di chi fa cultura in questo paese mentre l’1% si esibisce sul palco o lavora dietro le quinte dell’Ariston. Scende il sole e rimaniamo immobili nelle nostre tenute da ciclisti, spettinati, stanchi, fieri, con un bagaglio da proteggere. Senza lustrini e paillettes ma con ancora il fondello addosso… degli antieroi da manuale!

Infilo la mano in tasca per scaldarmi e trovo la lettera di una sarta di scena. Si chiama Valentina e scrive: “Ho voluto imparare che cos’è la cultura, me lo ha permesso la ‘strada’. È un piccolo grande bagaglio il mio che ho cucito pezzo per pezzo con amore, l’ho cucito a teatro, l’ho cucito a un concerto, a una mostra ad un museo, l’ho cucito in una piazza rapita da uno spettacolo di arte di strada, l’ho cucito viaggiando e lo arricchisco ogni volta che posso. La cultura per me è essenziale perché senza cultura la “strada della vita” ha poco valore, non lascia emozioni, lascia piccoli cuori vuoti come bagagli abbandonati”.

A Valentina e a tutte le persone che ci hanno sostenuto vorremmo dire che l’Ultima Ruota non lascerà il suo bagaglio abbandonato: continueremo a pedalare per rompere questo silenzio.

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