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Pedalate in Faccia | Salvini, la sicurezza stradale e il diritto di correre in auto

Pedalate in Faccia | Salvini, la sicurezza stradale e il diritto di correre in auto

È difficile rispondere alla domanda sul perché il ministro Matteo Salvini abbia nuovamente tirato fuori la storia dei 150 km/h.

Quel limite, lo ricordiamo, è già reso possibile dal Codice della Strada limitatamente alle tratte che per caratteristiche geometriche e/o di traffico lo consentono; lo consentono però a giudizio degli enti proprietari e dei concessionari autostradali che fino a oggi si sono ben guardati dal farlo, dato che un aumento degli incidenti inciderebbe sul meccanismi del price cap che governa gli incrementi tariffari cui ovviamente e moltissimamente tengono.

Matteo Salvini proposta di alzare a 150 km/h il limite di velocità in autostrada

Ciò premesso ci parrebbe ragionevole attendersi che un decisore pubblico operasse scelte che aumentano il benessere collettivo, mentre portare la velocità a 150 km/h è l’esatto contrario.
È fin inutile ricordare infatti che questa scelta aumenterebbe di molto l’incidentalità: passando da 130 a 150 km/h l’energia cinetica cresce di 1/3 e così le distanze di arresto e questo significa una sola cosa: più feriti e più morti (li va a raccogliere Lei, signor Ministro?).

Aumenterebbero parimenti i consumi e le emissioni, con buona pace dell’ambiente e della bilancia dei pagamenti, e aumenterebbe l’ansia e il disagio procurati ai molti guidatori ‘normali’ dall’enorme differenziale di velocità con i pochi guidatori ‘proiettili’.

E tutto questo disastro a fronte di cosa? A fronte di nulla, dato che i risparmi di tempo di viaggio sarebbero di dimensione tale da essere annullati da una sola persona in più davanti in fila all’autogrill.
Un bilancio dunque clamorosamente, drammaticamente, impietosamente negativo per il benessere sociale, da qualunque punto di vista lo si guardi: ma allora, perché?

Una possibile interpretazione la fornisce la teoria della public choice nella cosiddetta logica di club, secondo la quale nel nostro caso il nostro avrebbe agito perché lui stesso membro del club di chi vuole correre sulle autostrade. In altri termini il ministro avrebbe usato il potere di cui è stato investito per garantire la soddisfazione di un bisogno – ma in questo caso sarebbe meglio usare il termine ‘capriccio’ – del tutto interno al suo club, anche quando questo viene platealmente a confliggere con gli interessi collettivi. Il che sarebbe davvero un ottimo esempio di buon governo e di alta consapevolezza del proprio ruolo.

Ma no, nemmeno questo ci convince; in realtà il nostro ha semplicemente voluto lisciare il pelo ai membri di quel club, e dato che sa perfettamente che la sua sparata non sortirà alcun effetto, non deve nemmeno preoccuparsi di caricare sulla propria coscienza i morti in più.

Complimenti signor ministro: gioco, partita e incontro.

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