Nessuna città italiana tra le prime dieci in Europa nella nuova classifica di Clean Cities Campaign sulla mobilità urbana a misura di bambina e bambino. Ma il cambiamento è già in marcia, dal basso.
Mentre in tutta Europa si moltiplicano le feste, i girotondi e le biciclettate delle mobilitazioni “Streets for Kids”, la coalizione Clean Cities Campaign lancia la prima classifica europea che misura quanto le nostre città siano davvero a misura di bambina e bambino. Il risultato? L’Italia è ancora lontana dai vertici, nonostante alcuni segnali incoraggianti.
Tre indicatori per città a misura di bambino
La classifica si basa su tre indicatori fondamentali:
- Strade scolastiche: chiusure temporanee o permanenti del traffico davanti alle scuole;
- Ciclabilità: presenza di piste ciclabili in sede separata;
- Zone a bassa velocità: limite dei 30 km/h nelle aree urbane.
A guidare la classifica europea è Parigi, seguita da città come Amsterdam, Anversa, Bruxelles e Lione che hanno investito fortemente in ciclabilità sicura e riduzione della velocità.

E in Italia?
Nessuna italiana in top 10: Bologna, Milano e Torino le più virtuose
Nessuna città italiana entra nella top 10 europea. La migliore è Bologna, solo al 16° posto, seguita da Milano (23ª) e Torino (24ª). Nelle retrovie Firenze (29ª) e Roma (32ª).
Se guardiamo ai singoli indicatori, l’Italia mostra invece eccellenze sulle strade scolastiche:

- Milano è 2ª in Europa per numero e qualità delle strade scolastiche;
- Torino è 4ª, Bologna 11ª, Roma 16ª.
Questi risultati sono il frutto di mobilitazioni attive di genitori, comitati e associazioni. Non a caso, molte delle strade scolastiche permanenti in città come Milano e Roma nascono da richieste dei cittadini, più che da visioni strategiche delle amministrazioni.
Dove mancano gli investimenti: ciclabilità e “Città 30”
I veri punti deboli italiani restano due:
- La rete ciclabile sicura, ancora troppo frammentata e poco protetta;
- La moderazione della velocità: Bologna è l’unica città italiana ad aver adottato il modello “Città 30”, seguita a distanza da Firenze. Milano, Torino e Roma sono in fondo alla classifica.
La carenza di queste infrastrutture riduce l’autonomia dei bambini negli spostamenti quotidiani e aumenta i rischi legati a traffico e inquinamento.
L’Europa insegna: quando la politica ascolta i cittadini
I migliori risultati si registrano dove esiste una strategia politica forte e coerente, ma anche dove la spinta civica è decisa. A Londra, per esempio, sono i genitori ad aver spinto per oltre 500 strade scolastiche. A Parigi, la mobilità dei bambini è diventata una priorità urbana.
In Italia, Milano è sulla buona strada con il programma “Piazze Aperte” e le 23 strade car free in prossimità delle scuole. Anche Roma, pur tra molte difficoltà, ha avviato un percorso con 15 strade scolastiche permanenti, ma servono risorse stabili e una visione più esplicita.
“I risultati arrivano dove c’è partecipazione civica. Il ruolo dei genitori e dei movimenti locali è stato decisivo nel cambiare la prospettiva su mobilità e spazi pubblici”, spiega Anna Becchi, coordinatrice della campagna Streets for Kids.
Perché conta la mobilità a misura di bambino

Una città dove i bambini possono camminare, andare in bici e muoversi in autonomia è una città più sana, sicura e giusta. Ma non è solo una questione educativa o urbanistica: ogni giorno, in media, un bambino muore sulle strade europee, e diciotto restano gravemente feriti. A questo si aggiungono i danni da inquinamento, che causano oltre mille morti premature ogni anno tra bambini e adolescenti.
Rendere le strade più sicure significa anche contrastare l’epidemia di inattività e isolamento che colpisce soprattutto le bambine, più penalizzate in termini di libertà di movimento.
Streets for Kids: un mese di mobilitazioni
In questo contesto si inserisce “Streets for Kids”, la mobilitazione coordinata dalla Clean Cities Campaign: fino a fine maggio 2025, centinaia di manifestazioni coinvolgeranno bambini, genitori, insegnanti e associazioni in oltre 500 città europee, di cui circa 100 in Italia.
Il messaggio è chiaro: non basta applaudire gli esempi virtuosi, è tempo di agire in tutte le città, con investimenti concreti e strategie a lungo termine. Le bambine e i bambini non possono più aspettare.





















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