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Giro 2025: il finale epico che nessuno aveva previsto

Giro 2025: il finale epico che nessuno aveva previsto
L'impresa di Simon Yates sul Colle delle Finestre al Giro 2025, crediti LaPresse

Nel 2018 era stato il suo inferno. Nel 2025 è diventato il suo paradiso. Simon Yates fa pace col destino e col Colle delle Finestre, dove costruisce e conquista il Giro d’Italia numero 108. Il secondo grande giro della sua carriera dopo la Vuelta del 2018. Un epilogo thrilling. E decisamente inaspettato. Perché tutti si erano preparati al limite al sorpasso di Carapaz su Del Toro, oppure la difesa del messicano della sua maglia rosa. E invece dal mazzo è sbucato il principe Simon, bravo a sfruttare l’incomprensibile e asfissiante marcatura a uomo di Del Toro su Carapaz, costruendo chilometro dopo chilometro l’impresa della sua carriera.

Un capolavoro del britannico e della Visma, sfruttando inoltre il fondamentale contributo di Van Aert nella parte finale. Ma in parallelo anche un suicidio della Uae, sgretolata dalla squadra di Carapaz nel primo km delle Finestre e poi enigmatica nelle scelte personali del messicano e in quelle suggerite (sempre che ci siano state) dall’ammiraglia.

Così Yates piange di gioia a Sestriere dopo un Giro corso da ragioniere. Senza mai farsi vedere troppo, ma serbando il colpo giusto per la giornata decisiva. E affondando Carapaz e Del Toro, forse più forti ma prigionieri del loro giochetto. Anche se, lucidamente parlando, a Carapaz non si può imputare mezzo errore. Anzi, semmai va ringraziato per aver acceso la miccia molto presto, regalando agli appassionati un finale memorabile.

Questo Giro d’Italia, in fondo, ha emesso verdetti importanti. Il ritorno della Visma ad alto livello, facendo tornare a brillare due stelle come Yates e Van Aert. Lo status di grande squadra della Lidl-Trek (6 tappe vinte), trascinata dallo strapotere di Mads Pedersen (poker di tappe in saccoccia più la maglia ciclamino). E una Uae fortissima e infarcita di talenti, ma che senza Pogačar non è stata capace di dimostrarsi la solita schiacciasassi.

Per i calabroni gialloneri si tratta del loro ottavo Grande Giro da quando è cominciata l’era Jumbo-Visma. Un successo che fa tanto morale anche guardando al prossimo Tour de France, dove Vingegaard sarà chiamato alla grande impresa di arginare l’alieno Pogačar.

Il Giro ha parlato anche un po’ italiano. Una sola vittoria di tappa, quella in parata vinta da Scaroni davanti a Fortunato, ma tanti piazzamenti nelle tappe e due posti nobili in classifica. Damiano Caruso quinto a 37 anni suonati e Giulio Pellizzari sesto ad appena 21 anni e dopo aver passato due settimane a fare da gregario a Roglic. Senza dimenticare la maglia azzurra di miglior scalatore dominata proprio da Fortunato e Tarozzi che ha vinto la classifica del km Red Bull. Insomma, sprazzi di ottimismo in attesa della crescita ulteriore di ragazzi come Tiberi e lo stesso Pellizzari.

In assoluto è stato un bel Giro. Combattuto, conteso fino all’ultimo respiro e corso a velocità folli. Ci restano storie e personaggi, pubblico appassionato e cartoline da conservare nel cuore. Del resto è questa, nonostante gli anni che passano, la magia della corsa rosa…

Le pagelle del Greg

SIMON YATES 10 e lode: scientifico nell’aspettare il momento giusto in cui colpire. Il colle delle finestre sarebbe potuto diventare il suo incubo per la vita. Lo esorcizza con una prestazione furba e mostruosa. A 32 anni dimostra maturità e coraggio, prendendosi anche i complimenti da un rinato Van Aert (voto 8). KILLER

DEL TORO 6,5: è la media fra il 9 delle prime 19 tappe e il 4 di quella decisiva. La gamba c’è. Tampona e rintuzza ogni rasoiata di Carapaz, ma si disinteressa di Yates e non collabora con l’ecuadoregno per cercare di salvare la maglia rosa. Lascia tutti basiti. Poi sprinta senza senso negli ultimi 200 metri. ACERBO

CARAPAZ 8: corre da vincente, anche se alla fine non vince. Fa tutto quello che può per far saltare Del Toro, poi finisce le energie per contenere Yates. È quello che ha dato più spettacolo e ci ha provato ogni volta. Facciamogli una statua. SAN RICHARD

GEE 7: col suo ritmo va ovunque. Non chiedetegli attacchi strani o altro, ma un quarto posto al Giro è comunque tanta roba. METRONOMO

CARUSO 9: fate voi un quinto posto a 37 anni, contro gente di questo livello. Il ragusano dimostra di essere a questo livello pazzesco anche se non è più un ragazzino. Clonatelo. ESEMPIO

PELLIZZARI 7,5: è un po’ mancato nelle ultime due tappone di montagna, ma almeno ci ha portato una ventata di aria fresca. Bel sorriso, bel carattere, belle gambe. Lo rivogliamo qui da capitano dal primo giorno. SPERANZA

UAE 4: fortissimi, tostissimi, leader della corsa. Sì, in teoria. In pratica il loro è un Giro molto incomprensibile, in cui non danno la sensazione né di compattezza né di armonia. Pogačar è il collante, ma se manca si balla in maniera diversa. SUPPONENTI

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Commenti

  1. Carlo Alberto ha detto:

    Una notazione a margine della tappa di sabato, che non riguarda la corsa ma piuttosto l’attenzione che c’è in Italia per il ciclismo e i ciclisti. Sabato sono andato al Colle delle Finestre e come me moltissimi altri appassionati hanno scelto il treno per avvicinarsi alla base della salita, peccato che la disponibilità dei posti per le bici fosse quella di un normale treno modello “Rock”, che ne ha già più dei 4 normalmente disponibili, ma pur sempre pochi. Il capotreno, giustamente preoccupato perché erano ostruite le porte , non voleva far partire il convoglio. Alle stazioni successive continuavano a salire ma nonostante tutto siamo arrivati. Rivedendo la registrazione ho poi visto apparire nuovamente il treno con i colori del Giro, di cui Trenitalia è sponsor, per la photo opportunity con la carovana nel passaggio in bassa valle di Susa! Sarebbe stata un’ottima iniziativa di marketing metterlo a disposizione per gli appassionati anziché farlo girare inutilmente vuoto, dimostrazione plastica dell’attenzione di facciata dell’azienda verso il trasporto sostenibile e l’intermodalità bici/treno

  2. Roberto Francesco Bosu ha detto:

    Luca Gregorio è l’anima di questo sport, competente all’eccesso, persona straordinaria e allo stesso tempo divertente( quando ci vuole)con lui non ti annoi , ti fa vivere il ciclismo come non mai..Ti fa vivere la tappa come se fossi lì..
    Grande…

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