La vittoria numero 100 della sua carriera non poteva che avvenire sulle strade del Tour de France. E con la maglia di campione del mondo addosso. E mettendosi alle spalle il suo rivale numero uno nelle classiche di un giorno, Mathieu Van der Poel, e il suo rivale numero uno nei giri a tappe, Jonas Vingegaard. Tadej Pogačar è un predestinato. E il grande regista del ciclismo (chissà dov’è e chissà chi è?) non poteva pensare a una pellicola migliore per il numero uno al mondo. Che è entrato nel club dei centenari a Rouen, la città dei cento campanili (toh che caso!) e terra natale di Jacques Anquetil, uno dei grandi fuoriclasse della storia del ciclismo e vincitore di 5 Tour de France.
Segnali troppo eloquenti per pensare a un banalissimo caso. “Pogi” è il manifesto del ciclismo attuale. Un corridore universale. Che si impone su tutti i terreni e da due anni a questa parte è diventato ingiocabile per i suoi avversari.

Finora le sue 100 vittorie sono state così distribuite: 57 tappe (di cui 7 a crono), 25 corse di un giorno (fra cui 4 Lombardia, 3 Liegi, 2 Fiandre, 2 Strade Bianche e un Mondiale) e 18 corse a tappe totali. È arrivato a questo traguardo a 26 anni: quarto più giovane a riuscirci nella storia dopo Giuseppe Saronni, Eddy Merckx e Freddy Maertens. Mostruoso. Se ci aggiungiamo che quest’anno ha già fatto registrare 12 successi e 17 top 3 in 27 giorni di corsa ci rendiamo ancora meglio conto della maestosità di questo corridore. Che va forte da febbraio ad ottobre, è simpatico e rispettato da tutto il gruppo e ha portato un nuovo senso dello show.
Alla conquista del quarto Tour
In tutto questo, Tadej sembra già veleggiare verso la conquista del suo quarto Tour de France. Sono passate 5 tappe, ma il vantaggio è già di 1’13 su Vingegaard, l’unico che concretamente ha armi e classe per poterlo insidiare. La Grande Boucle è lunga e faticosa, aperta a insidie e ribaltamenti, ma il Pogačar visto da un anno e mezzo a questo parte sembra essersi dotato di una corazza granitica che non lo fa mai incappare in una mezza giornata storta. Scoraggiando i rivali e rendendo quasi “noiose” e scontate le sue vittorie. Una situazione che, però, Tadej si è guadagnato sul campo, facendo un salto di qualità come corridore. Cambiando allenatore (il geniale Javi Sola) e abitudini alimentari, iniziando a “fare la vita” al duecento per cento. Risultato? Se già prima era una spanna sopra gli altri, adesso viaggia su un’altra galassia e, mediamente, con lui in gara si corre per il secondo posto.

Estremizzando il concetto, oggi Pogačar sembra poter perdere solo da un van der Poel al top della forma nelle classiche (o su certi arrivi di tappe) e da Evenepoel a cronometro. Oltre, ovviamente, dai velocisti nelle volate, ma questo non bisognerebbe nemmeno specificarlo. Questa, comunque, è un’altra cifra della sua grandezza. Tadej sembra in grado di continuare a migliorare, nonostante sia già ad un livello etereo.
Pogačar domani
Le sfide nei prossimi anni quali potrebbero essere? Pogi è attento a record e numeri. E allora cercherà sicuramente di vincere una Vuelta di Spagna per chiudere il discorso della tripla corona (il club dei corridori che hanno vinto almeno una volta in carriera tutti e tre i grandi giri). Continuerà l’assalto alle due Classiche Monumento che gli mancano, Sanremo e Roubaix. E, probabilmente, vorrà arrivare almeno a 6 Tour de France (che sarebbe record), cercando di battere pure Cavendish come numero di tappe vinte alla Grand Boucle (al momento siamo 35-18 per Cav). Oltre a fare incetta di titoli Mondiali, visto che fino al 2027 incluso i percorsi sono molto adatti alle caratteristiche dello sloveno.
Aldilà di quello che vincerà e a cui punterà, i rivali e i tifosi si pongono poi in fin dei conti solo una domanda: quanto durerà il regno incontrastato del “Cesare” del ciclismo?

















Così incredibile, che non è credibile