L’asfalto che brucia. Salite infinite dove la bici scorre a fatica. Vette mitiche. Ribaltoni già consumati in passato. I Pirenei sono sempre infidi e insidiosi. Le Alpi posseggono un’aura più nobile, ma laggiù, su quelle montagne che dividono Francia e Spagna, i Tour de France si possono vincere o perdere. Vi si può rimanere intrappolati o spiccare il volo verso la gloria. È su questo terreno che Tadej Pogačar e Jonas Vingegaard misureranno le loro ambizioni nel corso della seconda settimana del Tour. Per capire se il danese potrà veramente insidiare lo sloveno nella strada che porta a Parigi. O se invece la superiorità del campione in carica, finora manifesta, emergerà subito dalle prime montagne.
Il trittico dei Pirenei al Tour

Il trittico, sulla carta, è da brividi. Giovedì il primo atto con arrivo a Hautacam (13,5km al 7,8% di pendenza media), in una tappa con 3800 metri di dislivello. Chi vince qui, in genere, ha buone probabilità di vincere il Tour. È accaduto a Bjarne Riis nel 1996, a Vincenzo Nibali nel 2014 e proprio a Jonas Vingegaard nel 2022 (Pogačar secondo a 1’04).
Venerdì sarà il giorno della delicatissima cronoscalata a Peyragudes: 10,9km di prova contro il tempo con 8km secchi di salita all’’8 medio, di cui gli ultimi due terribili.

Le fatiche, però, non sono finite, perché sabato ci sarà il tappone pirenaico per eccellenza: 182km da Pau a Superbagneres, con 5000 metri di dislivello per una frazione che presenterà in rapida successione Tourmalet, Aspin, Peyresourde e arrivo a Superbagneres. 45km di salita che promettono di sconvolgere la classifica del Tour.
Le squadre al servizio di Pogačar e Vingegaard

Questo il menù, poi ovviamente toccherà agli attori. Pogačar sembra inscalfibile e inattaccabile. Vero. Non sembra mai in crisi. Vero. Ma due giornate storte in carriera gli sono costate due Tour. Vingegaard spera proprio in questo e sul fatto che, adesso, si va in teoria sul suo terreno preferito. La montagna. Quella fatta di salite lunghe ed estenuanti. Dove, cruciale, sarà l’apporto della squadra. Se Kuss, Jorgenson, Van Aert e Simon Yates saranno all’altezza, Jonas potrebbe fare fuoco e fiamme. Anche perché la UAE ha dovuto dire addio a Joao Almeida, costretto al ritiro dopo la caduta nella tappa che arrivava sul Mûr-de-Bretagne. Il portoghese sarebbe dovuto essere l’ultimo uomo di Pogi in salita, ma adesso le cose cambiano. Wellens, Soler, Adam Yates e Sivakov saranno chiamati a un super lavoro per tamponare i probabili assalti dei calabroni della Visma.
Gli altri contender, onestamente, sembrano destinati a un ruolo da comprimari, a meno che Evenepoel non peschi dal cilindro qualcosa di magico. I Grandi Giri si vincono e si accendono sulle grandi montagne. Chi avrà il cuore più caldo saprà dominare anche i torridi Pirenei…
La prima settimana: le pagelle del Greg

MILAN 9: il gabbiano Jonathan si è sbloccato. L’Italia non vinceva una tappa al Tour da 2177 giorni (Nibali a Val Thorens nel 2019) e il friulano ha riportato un po’ di entusiasmo ai nostri colori. In più, dettaglio non banale, sembra ben avviato verso la conquista della maglia verde della classifica a punti. Unico neo: ha perso due volate su due contro Merlier. Ma non si può essere perfetti. ORGOGLIO
SOUDAL QUICKSTEP 10: tre tappe vinte in 9 giorni. Il Tour, in qualche modo, è già eccezionale per i lupi del Wolfpack. Che hanno solo due star, Evenepoel e Merlier, e a loro si aggrappano. I campioni non tradiscono, in barba a tante squadre che stanno lì a guardare invidiosi. LETALI
TOUR DE FRANCE 10: impressionante la quantità di gente che aspetta ogni giorno il passaggio dei corridori sulle strade di Francia. Colori, coreografie, bande musicali, tributi di ogni genere. Il Tour è la corsa dell’anno e ogni giorno i francesi ce lo ricordano bene. Sanno vendere e valorizzare il loro prodotto come non mai, esaltando la loro…GRANDEUR
GIRMAY 4: dalla maglia verde dello scorso anno (vinta imponendosi in tre tappe) all’anonimato totale. Tante chiacchiere, poca sostanza. Il Bini di questo Tour è solo un…LONTANO PARENTE

VAN DER POEL 10: la classe al potere. Ok la maglia gialla, ok la vittoria di tappa, ma la folle fuga con il suo compagno Rickaert nella tappa di Chateauroux ha qualcosa di incredibile e vale da sola il voto più alto in pagella. 173 km di fuga su una tappa di 174, venendo ripreso a 750 metri dal traguardo e sfiorando un capolavoro di cui si sarebbe parlato per sempre. Gesti e pensieri che possono uscire solo dal corpo di un…FUORICLASSE
















le telecronache credo debbano tecniche ,ricche di cronaca, culturali ,farcite di curiosità socio umane.voi fate tutto questo.ma fate anche i cronisti tifosi.cosi facendo parlate sempre di pochi soggetti
sconfinando nel discriminatorio noioso.
grandissimo Luca Gregorio. di una simpatia e competenza assolute. e molto imparziale. a differenza di Riccardo Magrini.