Mobilità

Otto ore di bici obbligatoria per ottenere la patente di guida

Otto ore di bici obbligatoria per ottenere la patente di guida

E se per prendere la patente fosse obbligatorio passare prima qualche ora in bicicletta?

A prima vista può sembrare un’idea assurda, ma è proprio ciò che propone il collettivo Bel Parcheggio con la sua ultima petizione: introdurre otto ore di guida in bici obbligatorie nei corsi delle autoscuole.

L’obiettivo è semplice ma ambizioso: far capire a chi si prepara a guidare un’auto cosa significa vivere la strada dal punto di vista di chi pedala. Un’esperienza diretta che, secondo i promotori, potrebbe insegnare più di molte lezioni teoriche: perché solo chi ha provato a muoversi in bicicletta nel traffico sa davvero quali sono i rischi e le criticità di questo mezzo di trasporto.

Imparare a pedalare come aiuto per gli automobilisti

Vivere la strada dalla prospettiva del ciclista cambia tutto. Ci si accorge di quanto possa spaventare un sorpasso troppo ravvicinato, di come le buche o le portiere aperte senza guardare siano rischi quotidiani, e di quanto sia prezioso un metro e mezzo di distanza. Forse, si arriva persino a mettere in discussione legislazioni in vigore che anziché proteggere i ciclisti li mettono ancora più a rischio.

Per non parlare del fatto che, per alcuni, potrebbe essere l’occasione per salire in sella per la prima volta: è sbagliato dare per scontato che tutti siano capaci di andare in bicicletta, e spesso chi non ha mai imparato non riesce a trovare l’occasione di farlo. Questo potrebbe essere un ottimo modo per permettere a chiunque di accedere a un nuovo mezzo di trasporto, scoprendone i vantaggi in termini di libertà, autonomia e benessere.

In questo senso, “imparare a pedalare” non è solo un fatto tecnico: è una forma di empatia urbana, e un modo per riconquistare spazio e indipendenza.

Formazione e cultura della mobilità attiva

La proposta di introdurre ore di guida in bicicletta nei corsi per la patente va nella direzione di formare conducenti più consapevoli e meno aggressivi, capaci di comprendere cosa significhi davvero condividere la strada. Ma non solo: significa anche ricordare che l’auto non è l’unica opzione possibile per spostarsi.

Questo approccio si inserisce in un discorso più ampio: la costruzione di una cultura della mobilità attiva, oggi ancora troppo marginale nella formazione stradale italiana. Mentre l’insegnamento alla guida resta prevalentemente centrato sull’automobile, altre città europee stanno sperimentando percorsi educativi che mettono al centro la convivenza tra utenti diversi della strada, riconoscendo il valore di camminare e pedalare non solo come scelte ecologiche, ma come strumenti di benessere collettivo.

Chiamata all’azione e possibili sviluppi

Ovviamente questa proposta è anche una provocazione, un modo per rimettere al centro una domanda: che tipo di automobilisti vogliamo formare? Non si tratta tanto di aggiungere un obbligo burocratico, quanto di lanciare un messaggio culturale.

Le biciclette hanno lo stesso diritto delle automobili di occupare la strada, e un cittadino dovrebbe poter scegliere tra la bici e l’auto senza paura o preoccupazioni. È necessario che chi guida capisca cosa significa essere vulnerabile: l’unico modo per farlo davvero è mettersi nei panni di chi la vive quotidianamente.

Per sostenere l’iniziativa si può firmare la petizione su Change.org a questo link

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Commenti

  1. Giuseppe ha detto:

    Solo una precisazione. Io non intendevo, con il mio commento, imporre qualcosa a qualcuno. Esiste una realtà che, per fortuna a mio avviso, vede sempre di più convivere auto e bici? Regolamentazioni e strutture a parte. Mi sembra di sì. Esiste il problema della pericolosità per i più fragili di questi due? Purtroppo i numeri dicono di si. Ed allora non ci vedo niente di male a spiegare, quando non sai ancora che utente della strada diventerai, se a 4 e/o a 2 ruote, la maniera corretta di comportarsi in occasione di questi incontri. Nell’interesse reciproco. Chi vorrà prediligere l’uso delle 4, piuttosto che delle 2 ruote, potrà liberamente farlo. E viceversa. Probabilmente, entrambi, con qualche nozione in più da riportare in pratica. Tutto qua. Ciao.

  2. Christian ha detto:

    Magari li farei camminare anche un pò. Ovviamente attraversando sulle strisce pedonali avanti e in dietro. Un paio di volte in otto ore si dovrebbe farcela, una o due macchine dovrebbero fermarsi.

  3. Luca ha detto:

    “Non si può obbligare una persona a fare una cosa solo perché alla collettività può essere utile”

    Carbrain societies:
    1 siamo indirettamente obbligati a: prendere patente, comprare e mantenere auto che tolgono spazio per camminare e vivibilità urbana con evidenti e comprovate conseguenze per tutti tra costi, inquinamento, morti e feriti = OK, che auto posso comprare?
    2 introduciamo 0.00001% del proprio tempo ad essere altri utenti della strada che esistono e che quindi vanno protetti per essere persone consapevoli dei danni provocati dai comportamenti sbagliati del mezzo dominante = siamo matti!!! non possiamo obbligare questo, è dittatura!!

  4. Mauro ha detto:

    Ma per piacere, aumenterebbe solo i costi della patente di guida, non serverebbe a nulla ed inoltre lo vedo davvero dittatoriale: io per conseguire la patente di guida dell’automobile devo essere COSTRETTO ad andare o imparare ad andare in bici? Ma stiamo scherzando? Se una persona non vuole andare su 2 ruote ma solo su 4 arriva una legge al limite della dittatura ad impormelo? Io sono un ciclista ma spesso mi domando: è giusto che uno stile di vita o una passione di alcuni debba diventare un incubo per altri? Vedo più costruttivo aumentare le ciclabili, insistere fin da giovani sull’educazione stradale ed aumentare le contravvenzioni, magari proporzionalmente al reddito in maniera tale da “educare” in egual maniera sia il “povero” che il “ricco” con multe che ti ricordi fin quando campi!

  5. Luca ha detto:

    OBBLIGATORIE per le patenti professionali, cominciamo da li, che potrebbe essere possibile ottenerla come cosa.
    Chi guida taxi, autobus, camion ecc. ecc. ecc. DEVE sapere cosa vuol dire stare in sella in mezzo al traffico.

  6. Giuseppe ha detto:

    Mah…. potrebbe certo rappresentare uno strumento in più per aumentare la consapevolezza, ma potrebbe anche essere intesa come una inutile perdita di tempo soprattutto per chi, dopo, non userà mai una bici e, presto, si dimenticherà di quelle 8 ore. E cmq penso che l’argomento dovrebbe integrare anche la didattica spiegata nelle autoscuole, per restare più impressa. Una didattica che spiega sia come si usa la macchina, sia come si usa la bici per strada, secondo codice e leggi. Senso civico e rispetto, prescindono dal mezzo scelto per spostarsi. Vengono prima. Quindi io sono d’accordo, ma aggiungerei qualcosa sul fronte auto, fermo restando che il ciclista indisciplinato va ripreso e, se del caso, sanzionato. E quindi, per esempio, durante le prove pratiche di guida, simulerei degli incontri per strada con dei ciclisti messi lì apposta, provocando volutamente alcune situazioni ricorrenti auto/bici (sorpasso, affiancamento, incrocio, stop al semaforo e partenza, apertura portiera, etc.). Dalla gestione di queste situazioni da parte del “patentando”, l’istruttore di guida ricaverà elementi in più, nella valutazione complessiva delle abilità propedeutiche al rilascio della patente. Come si faceva un tempo, non so se è ancora così, con la prova parcheggio, o la partenza in salita. Ciao.

  7. Alessandro ha detto:

    Come si dice dalle mie parti, ed in questo caso calza a pennello “cosa c’entra il culo con le quarant’ore?”. Non c’entra niente l’essere automobilisti o motociclisti che non vanno in bici per guidare come bestie? Alla guida di mezzi motorizzati spesso diventano bestie anche tanti ciclisti, che altrettanto spesso guidano a bestia anche le bici, non rispettando nessun codice. Per curare un popolo incivile servono dure sanzioni. In Italia serve la disciplina, fin da piccoli. Quindi studio, tanto studio, poi istruire al rispetto di tutto e di tutti ed eliminare il ruba ruba generale. Poi le cose si sistemano da sole ed andare in bici non sarà più un problema.

  8. Marco Giordani ha detto:

    proporrei le stesse ore per chi normalmente va in bicicletta e non rispetta precedenze, semafori, segnali di illuminazione, marciapiedi, e solo perché hanno la bici da corsa, ..nemmeno le piste ciclabili.

    sarà pubblicata???

  9. Stefano ha detto:

    Andare in bici è una lotta continua con gli automobilisti che non vanno o non sono andati mai in bici……ma in tanti anni che ci vado , ho notato che l’accanimento è molto maggiore per i ciclisti in bici e tenuta da corsa con caschetto quando sono + di 1

  10. Andrea ha detto:

    Non si può obbligare una persona a fare una cosa solo perché alla collettività può essere utile, cosa che questa persona non farebbe mai, se lasciato libero di scegliere, deve venire da se stessi, altrimenti non serve a nulla,sono un ciclista, tutti giorni, semplicemente le strade italiane fanno schifo, piene di buche, tagli di lavori, toppe d’asfalto con gobbe, mancanza di segnalazione luminose per lavori stradali.
    e piste ciclabili, che nessuno ha chiesto.

    [Questo commento è stato moderato prima della pubblicazione – Bikeitalia.it]

  11. Bruno Capuana ha detto:

    IO VADO IN BICI 🚲 DA CORSA DA UNA VITA ALMENO 400 MILA CHILOMETRI PERCORSI TRA STRADE DA TERZO MONDO E AUTOMOBILISTI CHE NON TI RISPETTANO È UN CONTINUO PERICOLO BISOGNA AVERE UN EQUILIBRIO È UNA PADRONANZA FUORI DAL COMUNE

  12. Antonio Alessi ha detto:

    prima di tutto contro anziani per il rinnovo ogni anno ,poi si potrebbe essere un’idea fare capire chi prende patente provare con un po’ di bici così capisce cosa vuol dire stare attenti quando si passa un ciclista

  13. Riccardo Zanetti ha detto:

    Lo proporrei anche per i rinnovi patente

  14. Martina ha detto:

    Condividiamo il più possibile, questa petizione merita di essere diffusa e raggiungere più persone possibili!

  15. Giorgio ha detto:

    Sarebbe cosa sicuramente positiva, anche il sensibilizzare i ciclisti, al fine di capire l’importanza di indossare indumenti molto visibili, munirsi di luci efficaci e abbandonare l’abitudine di vestirsi di nero o grigio. Sono si, colori eleganti ma non adatti per chi va in bicicletta!

  16. Laura Zaniboni ha detto:

    Proporrei la stessa cosa per chi progetta la viabilità nei nostri paesi.

  17. Stefano ha detto:

    Be con una HERO(percorso lungo)sei già a posto,fai tutte le 8 ore in colpo solo……

  18. Andrea Varalli ha detto:

    Mi sembra un’idea ottima. Anche per chi magari non andrà mai in bici, sarebbe comunque una conoscenza utile per imparare a gestire un veicolo e capire meglio come funzionano le strade.

    Tuttavia, non ci si dovrebbe fermare al solo conseguimento della patente: servirebbe un “richiamo” periodico, anche solo teorico, ogni uno o due anni. Un aggiornamento focalizzato soprattutto sulla sicurezza o sulle novità della viabilità — come le rotatorie, ad esempio, che molti automobilisti più anziani non hanno mai studiato a scuola guida.

    La popolazione andrebbe rieducata sulle conseguenze della disattenzione. In altri Paesi, come negli Stati Uniti, mostrano immagini forti di incidenti, un modo crudo ma efficace per far capire quanto la guida irresponsabile possa essere devastante conefamiglie distrutte e guidatori finiti in prigione.

    In Italia, invece, l’auto è vista solo come un mezzo per arrivare il prima possibile da qualche parte; non la associamo al pericolo, vediamo solo ostacoli che rallentano il nostro percorso — le regole, gli altri veicoli, i limiti.

    In fondo, non sarebbe cosi complicato introdurre un piccolo corso di aggiornamento obbligatorio di questo tipo, solo un paio d’ore ogni uno o due anni. Magari con un breve test finale: l’esito potrebbe perfino incidere sul costo dell’assicurazione: meno hai capito, più paghi.

  19. Felice Pedalo ha detto:

    Firmata: più che favorevole e la estenderei anche a chi si deve occupare di mobilità urbana (politici, tecnici etc)

  20. severino ha detto:

    mi sembra un’ottima idea e come tale generalmente non vede la luce!
    Speriamo nel miracolo.

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