[Aggiornamento 23/12/2025: è stato individuato il responsabile che ha esploso i colpi]
C’è una linea che non andava superata. È stata superata. Sabato 21 dicembre, in Val d’Adige, un automobilista ha affiancato un gruppo di ciclisti in allenamento della SC Padovani Polo Cherry Bank e ha sparato due colpi di pistola.
Contro persone. Contro ragazzi. Contro atleti che stavano semplicemente facendo quello che fanno migliaia di ciclisti ogni giorno: pedalare su una strada pubblica.
Dalle parole ai proiettili
Possiamo anche discutere per ore se quei colpi fossero veri o a salve. Ma fermiamoci un attimo: qual è il livello di odio che porta qualcuno a mimare un’esecuzione contro chi va in bicicletta? Perché è questo il punto.
Non è una bravata. Non è una “ragazzata”. Non è una goliardata. È un gesto violento, deliberato, simbolico e terribilmente chiaro.
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Da anni su Bikeitalia raccontiamo un clima sempre più avvelenato contro chi pedala. Commenti sui social che invocano investimenti “per sbaglio”. Battute su ciclisti “da schiacciare”. Insulti urlati dai finestrini. Clacson usati come armi. Sorpassi fatti apposta per spaventare.
Abbiamo sempre detto che le parole costruiscono la realtà. E ieri quella realtà ha preso la forma di una pistola puntata da un’auto in corsa.
Focus ➡️ “Odio social contro i ciclisti: scatta la denuncia“
La ricostruzione dei fatti
I ragazzi della Sc Padovani Polo Cherry Bank si stavano allenando in modo organizzato, seguiti dalle ammiraglie, su una strada ampia, scelta apposta per ridurre i rischi. Indossavano abbigliamento visibile, avevano le luci accese, rispettavano le regole. Hanno fatto tutto “nel modo giusto”. Eppure qualcuno ha deciso che non bastava. Che non avevano diritto nemmeno a esistere su quella strada.
Il video di ExtraCiclismo che documenta l’accaduto
Qui non c’entra lo sport, qui non c’entra il ciclismo agonistico: qui c’entra la convivenza civile.
Perché se accettiamo che si possa sparare – anche solo “per finta” – contro chi va in bici, allora abbiamo già perso tutti. Oggi è toccato a un gruppo di atleti. Domani a chi accompagna un figlio a scuola. Dopodomani a chi va al lavoro in bicicletta.
Il messaggio è chiaro e spaventoso: sei più debole, quindi posso farti paura. Posso decidere io se vivi tranquillo o no.
Perché non bisogna minimizzare
E no, non basta dire “per fortuna non si è fatto male nessuno”.
Perché la fortuna non è una politica di sicurezza.
Perché non possiamo continuare a contare i morti mancati.
Perché ogni volta che minimizziamo, stiamo dicendo che va tutto bene così.
Serve una presa di posizione netta. Delle Istituzioni, delle forze dell’ordine, della politica. Ma anche – e soprattutto – di chi guida ogni giorno: serve dire forte e chiaro che la strada non è proprietà di chi ha il motore più grosso.
Diciamo basta alla violenza contro i ciclisti
Serve ricordare che chi va in bicicletta è una persona, non un ostacolo, non un fastidio, non un bersaglio.
Quello che è successo in Val d’Adige non è un fatto isolato. È il punto più estremo di una cultura che tolleriamo da troppo tempo. E se oggi non ci indigniamo davvero, domani rischiamo di leggere titoli ancora peggiori.
Questa volta è andata bene, ma non chiamatela fortuna: chiamatela “ultimo avvertimento”.
[Fonte]




















Io penso che la questione della mancanza di rispetto verso chi usa la bici sia una delle tante manifestazioni dell’inciviltà del nostro Paese. Qualche giorno fa leggevo i reportage di un cicloturista italiano che ha girato in tanti paesi, molti anche fuori Europa. Ebbene, costui ha scritto che ha deciso di non usare più la bici in Italia a causa della mancanza generale di rispetto di troppe persone alla guida di mezzi motorizzati verso i ciclisti, il che rende pericoloso l’uso delle 2 ruote sulle nostre strade. Come educazione, mancanza di rispetto e del senso di bene comune, credo che siamo indietrissimo, come testimonia anche tutta la spazzatura che si trova ai bordi delle strade extraurbane, evidentemente lanciata fuori da veicoli in marcia. Non so come potremo mai uscirne, dato che la mancanza di valori si trasmette di generazione in generazione.
Il problema a mio avviso è da ascriversi ad un quadro generale, dove molti maggiorenni sono bambini travestiti da adulti .
Una regressione infantile totale.
Non riescono neanche per un momento ad immaginarsi nei panni dell’ altro . Il ciclista ,per loro , è ciclista e basta , H24 e 365 giorni all’ anno , non pensano che finito di pedalare uno possa guidare un’auto, un camion o essere agente di Polizia.
Bambini capricciosi ,che vivono nell’eterno presente credendosi Dio.
Credono di vivere nella giungla , ma poveri loro se fosse realmente così !
Uno dei problemi, e non da poco, è la monocultura dell’automobile nella quale sono immerse anche le nostre FdO, un caso unico a livello europeo. C’è qualche timido segnale contrario da parte di alcune polizie municipali ma se no è il deserto assoluto. E infatti vedi scene strazianti di pantere della Polizia che controllano le viuzze dei centri storici perché sia mai che gli agenti girino in bici elettrica. Insomma, dei veri e propri dissociati. Un altro soggetto che vive una realtà totalmente dissociata e che invece tanto potrebbe dare per lo sviluppo di abitudini ciclabili è Poste Italiane. Anche qui siamo un caso unico in tutta Europa.
Buongiorno, continuo a leggere alcuni commenti di persone che pretendono di insegnare il codice della strada senza conoscerlo. Sono d’accordo a sanzionare i ciclisti e i pedoni indisciplinati, ma sono altresì disgustato dal vedere una mancanza pressochè totale di applicazione delle sanzioni, elencate nel codice della strada, da parte delle forze dell’ordine alla gran parte degli automobilisti distratti dalle faccende domestiche eseguite alla guida di un’auto. Sospendere la patente e multare l’automobilista al telefono dovrebbe essere la prassi da perseguire con più accanimento, non come sanzione accessoria ad altre infrazioni. Ormai è comprovato dai dati delle assicurazioni che la causa primaria di incidenti è la distrazione causata dai telefoni. Eppure ormai da anni le auto e i camions sono dotati di dispositivi vivavoce che non molti usano. L’intolleranza e la maleducazione sono ormai la prassi sulle strade italiane. Ho percorso decine di migliaia di km in bici e in furgone, in Italia e all’estero, ma una cattiveria e un’indisponenza verso gli altri utenti della strada( non solo verso i ciclisti) come in Italia non è riscontrabile in nessun altro paese europeo.
Bikeitalia, anche i giornali scrivono “investito da un’auto”. La cosa è sbagliata perché toglie responsabilità a chi guida e la assegna a un oggetto. Siete stati proprio voi a farmi rilevare e a riflettere su questo modo sbagliato di dare le informazioni in un articolo di alcuni anni fa
[Gentile Salvatore, lo sappiamo benissimo e siamo sempre di quell’idea. Non a caso nel primo paragrafo dell’articolo abbiamo scritto: “Sabato 21 dicembre, in Val d’Adige, un automobilista ha affiancato un gruppo di ciclisti in allenamento della SC Padovani Polo Cherry Bank e ha sparato due colpi di pistola”. In nessuna parte dell’articolo scriviamo che la pistola ha sparato da sola, perché la responsabilità è chiaramente della persona che ha premuto il grilletto – Bikeitalia.it]
Certo che esiste pure e soprattutto un problema di mentalità e senso di comunità (senso civico in generale) molto carente in Italia,lo ripeto sempre anch’io, andatevi a leggere una volta di più le recenti statistiche degli ultimi anni sugli incidenti subiti dai ciclisti, in proporzione a quanti ne girano da noi, rispetto ad altri paesi europei. Quando sono stato anche di recente in Olanda, Germania (ecc) TUTTI rispettano pedoni e ciclisti e lasciano loro la precedenza, così come NESSUNO si sogna di NON rallentare e NON lasciar attraversare chi aspetta sulle strisce pedonali, e anche il nostro Cds lo impone chiaramente anche se qui qualcuno non lo conosce (o finge di ignorarlo).
Quando comunque si passa a minacciare, anche esplicitamente, l’incolumità altrui, NON si possono aspettare generazioni, si deve denunciare e le autorità italiane devono intervenire, nazionali e comunali e, se non locali, anche europee, come già accaduto in altri ambiti con relative infrazioni quando NON è stata tutelata la salute pubblica per ragioni speculative e commerciali in certe aree del paese devastate dall’inquinamento.
Le stesse mobilitazioni pubbliche, ben organizzate a tema, sono un momento di presa di coscienza e sensibilizzazione della collettività e rientrano in pieno in un processo di evoluzione socio-culturale.
Ma ribadisco e l’ho segnalato anche alla fine del mio ultimo commento, con questi governanti che peggiorano il Cds su alcuni aspetti fondamentali (potenza e velocità autoveicoli per neopatentati ad es.) e a cui NON interessa niente dell’ambiente ciclisti e pedoni e che appoggiano in pieno il sistema autocentrico, non ci si può aspettare nulla di rilevante e utile in materia. Sono stati votati da milioni di italiani, perciò li rappresentano. Leggetevi anche qui in giro e in altre testate social e forum bici alcuni commenti che persino in un caso simile, così deplorevole, spostano il focus contro le bici e altro per sminuire in ogni modo possibile la gravità dell’accaduto. E succede sempre.
Infine, assolutamente corretta la segnalazione che spesso rimarco pure io sull’assenza di controlli capillari sul territorio con relative e puntuali sanzioni per i trasgressori. Ragion per cui alcune regole, in particolare i limiti di velocità, vengono quasi regolarmente e pericolosamente ignorati dagli automobilisti italiani, dove abito io minimo 7-8 autoveicoli su 10 nel Terraglio viaggiano a traffico scorrevole sui 75-80 dove il limite stabile è 50 km/h, tutti i giorni
Niente polizia stradale, nessuna multa, nessuna decelerazione minima nemmeno in prossimità dell’ Astori. Fate voi.
Avete scritto nel titolo e nel testo “E ieri quella realtà ha preso la forma di una pistola puntata da un’auto in corsa.”
Per favore cominciate a dire le cose correttamente (lo so vi è scappato, però un errore si può sempre correggere), non è l’auto che ha puntato la pistola ma la persona che la guidava.
Possiamo discutere in eterno sulle cause che scatenano gesti sempre più aggressivi, violenti, minacciosi, ma la causa alla base di tutto è l’assenza delle forze dell’ordine. In città non si vede più un vigile. Sulle strade si possono percorrere migliaia di chilometri senza incontrare una pattuglia di polizia o carabinieri. In pratica tutto ormai è lasciato alla libera iniziativa dei singoli di comportarsi bene o male, applicare le regole o ignorarle, comportarsi da persone civili o meno, essere violenti o pacifici. In un Paese ad alto tasso di individualismo, di inciviltà, di trasgressioni sia volute deliberatamente sia per ignoranza, le forze dell’ordine dovrebbero vigilare in maniera capillare, oserei dire ossessiva, e invece hanno abbandonato il loro ruolo. Città e strade andrebbero presidiate ininterrottamente con capillarità, mentre invece sono luoghi dove vige la legge della giungla, prevalgono arroganza, inciviltà, violenza verbale e fisica, dove vince appunto chi ha il mezzo più grosso.
Ci sono tante associazioni con li scopo di migliorare i comportamenti sulle strade volti a fare emergere la consapevolezza che ci sono utenti deboli, pedoni e ciclisti, che hanno diritto a percorrere le strade in sicurezza. Ebbene tutte queste associazioni, con in primis la FCI, sembrano andare in ordine sparso e ognuna per sé.
Sarebbe invece il caso che si unissero nel gridare in modo forte e fermo che così non può continuare. Sarebbe ora che chiedessero senza se e senza ma che polizia, carabinieri, vigili devono tornare sulle strade ogni giorno e non soltanto nei pressi degli stadi quando ci sono partite di calcio (in quelle occasioni guarda caso compaiono come i funghi dopo la pioggia).
[“Una pistola puntata da un’auto in corsa” (sottinteso “impugnata da chi ha esploso i colpi”) – Bikeitalia.it”]
Certi gesti vanno sempre condannati, ma aggiungo che sono stato costretto nel tempo a fare le mie uscite in bici da solo. Non sopportavo più la prepotenza del “gruppo”. Chi camminava su strada extraurbana in doppio, chi a tutta velocità attraversava il semaforo rosso, chi inveiva contro l’automobilista senza motivo, e quindi ti ritrovavi a rincorrere per recuperare, a gridare per farli rientrare incuranti del pericolo e con lo stomaco a pezzi per il nervoso.
Questa è la realtà, si pretende il rispetto delle regole, ma il più delle volte non è reciproco.
Mi sfugge il motivo per il quale l’autotrasportatore “ciclista” o chiunque altro su un mezzo a motore dovrebbe avere più diritto di utilizzare una strada rispetto a chi quella strada la percorre con la propria bici. Non pagano forse entrambi le stesse tasse che servono per costruire e manutenere quella strada? E se il ciclista fosse un miliardario che paga molte centinaia di migliaia di euro di tasse in più rispetto all’automobilista con reddito minimo, chi avrebbe più diritto di occupare quella strada? Potremmo utilizzare, come metro di giudizio, la fretta. E sicuramente l’autotrasportatore mi spiegherà perché la sua fretta è più importante di quella del lavoratore dietro di lui che con la sua auto sta andando a un appuntamento di lavoro importante. Autotrasportatore che, ovviamente, non può mettersi sulla destra della carreggiata per far passare gli altri mezzi “che hanno più fretta”, come fanno invece i ciclisti rischiando la vita per assecondare la fretta degli altri. A proposito: un ciclista professionista che si allena in strada non è forse anche lui un lavoratore? O vogliamo arrogarci il diritto di imporgli anche su quali strade pedalare (sperando che in quelle non incontri altri che hanno fretta)? E perché, a questo punto, non imporre – per esempio – anche agli autotrasportatori di percorrere strade dove intralciano meno?
Potrei continuare all’infinito. Il problema, nelle strade come in tante altre situazioni della vita quotidiana, è che qualcuno pensa sempre di avere più diritto di altri, non si sa bene per quale motivo. Forse, semplicemente, perché – come diceva Alberto Sordi ne Il Marchese del Grillo – “io sono io e voi non siete un c***o”. Nell’attesa di trovare una soluzione al diritto di ognuno di prevaricare sugli altri, si può sempre usare un’arma da fuoco per farsi spazio. Con buona pace dell’automobilista che, domani, procedendo ai 40 km/h su una strada con limite di 70 km/h, si vedrà raggiungere dai proiettili della pistola di un altro automobilista che lo sorpassa perché ha fretta. Si chiama legge del più forte ed è in vigore nella giungla.
Da ciclista e automobilista, se un automobilista ha difficoltà a gestirsi in strada in presenza di ciclisti tanto da odiarli è il caso che si astenga dalla guida. Trovo che negli ultimi anni la patente la prendono tutti anche chi in strada non si sa muovere.
vedo commenti giusti e sensati da ambo le parti ,può essere che il personaggio esasperato ogni giorno del rientro a casa e dopo tanti tentativi tra cui finestrini giù e improperie senza risultati sia passato a questi fatti ,non giustifico ma …
in questo caso tutto e’ corretto come deve essere ,seguiti da ammiraglie che avvisano automobilisti,ma diversamente vedo molti pecoroni che non si rendono conto di essere su strada frequentata in maggioranza da auto ,vedo atteggiamenti molto aggressivi del ciclista come dell’automobilista ..strisce pedonali ?? beh sembra una sfilata non un attraversamento pedonale su strada,gente col cellulare e rimbambita ,persone che manco si fanno lo scrupolo di essere investite ,(sono sulle strisce ho ragione )…solo persone di una certa età si rendono conto,ringraziano e accellerano il passo ..come detto da alcuni solo qui in Italia non c’è lo spirito ,la cultura dello sport ,…ciclabili fatte per il consenso della giunta comunale ma poi senza manutenzione e fanno schifo,automobilisti imbranati ,ciclisti come pecore ,….in altri stati meno velox ridicoli ,rispetto per ciclisti e motociclisti ,questo perché siamo egoisti e irrispettosi del bello che ci regala la vita : le passioni ,solo perché non possono permetterselo o per invidia e superficialità,in Francia sono tutt’altra cosa ,molto rispettosi sulla strada e le vacanze non in hotel ma campeggio ,ed è tutto direi .
dimenticavo ,sono anche un ciclista ..
Mi sono sempre domandato perchè, se un’automobilista o commionista, che incontrano un Trattore che viaggia a più o meno alla velocità di un gruppo di ciclisti, diciamo 30/35 km/h non pensano di stingerlo per buttarlo fuori strada o sorpassano in curva e altre manovre assurde, ma frenano, e si accodano e non si mettono a suonare clacson e maledire con improperi degni di trogloditi. Mi piacerebbe sentire le giustificazioni…
Buondì.
Io sono pendolare in bici per andare al lavoro e appena non sono al lavoro me ne vado in giro con le borse o lo zaino sempre in sella.
Ho passato anche parecchio tempo in Germania che è un altro mondo… si può andare fino al mare del Nord senza mai passare su una strada. Quando capita ti ci trovi, sei rispettato, ma devi stare nelle aree assegnate.
Mi ricordo che una volta imbucai una ciclabile sul lato opposto a quella del mio senso di marcia, pensando che fosse indifferente. Sono stato chiaramente e sonoramente redarguito da una signora che arrivava dal giusto senso di marcia.
In primavera sono stato in Istria e al mio ritorno a Trieste, che già mi sembrava un posto relativamente tranquillo per i ciclisti, ho avvertito chiaramente il marasma veicolare tipico della nostra nazione e la pedalata spensierata è diventata una pedalata con occhi da ogni lato sia per evitare le auto che per cercare dove fosse la ciclabile perduta. Poi è bastato ripassare il confine perchè le auto si fermassero vedendomi molto prima che io arrivassi dalla ciclabile che incrociava le rotonde.
In estate ho fatto il giro della Corsica: mi capitava spesso di essere affiancato da gruppetti di due, tre, quattro auto che mi si mettevano dietro in attesa della fine della curva per superarmi.
…mi rincresce dirlo ma tutte le volte che qualcuno mi ha superato in una curva cieca o all’interno di un gruppetto accodato, l’auto che mi sfiorava o non rallentava aveva sempre targa italiana.
E la sensazione avuta è che semplicemente non si ponessero il problema. É proprio una cosa oramai intriseca in chi si mette al volante.
Non commento l’episodio specifico di cui sopra perchè non c’è nulla da dire su di esso.
Credo sia ben evidente che è un problema di educazione civica.
Qui da noi non esiste. Indipendentemente da essere in sella, su un sedile o in qualsiasi altra situazione.
É sempre tutto un “pressappoco”, “ma si, ma tanto è uguale”, un mettere in caciara, ognuno con la propria verità.
I dibattiti sono tutti un insulto ed un denigrare e non c’è mai un ascolto dell’altro.
Con questo modo di fare si arriva agli episodi di cui sopra.
Manifestare, fare leggi quando servano, non portano a molto se non c’è un sentito comune.
La parola “comune” la uso in senso di “comunità”.
In uno paese di individui non esiste la comunità.
Si è gli uni contro gli altri a prescindere dalle leggi.
Son cose che si sistemano in generazioni.
Purtroppo.
Chi si esaspera facilmente non dovrebbe avere accesso alle armi. Un’automobile è un’arma. Bisogna saperla guidare e bisogna saper sopportare i compresenti sulla strada.
Vivo a Caserta e qui da noi la bici da corsa è quasi una religione tante sono le persone che vanno in bici. Purtroppo però sistematicamente mi capita di incontrare sulla mia strada,mentre sono in auto,gruppi numerosissimi di ciclisti, spesso 15 e anche più che occupano interamente la corsia mettendosi in 2 o 3 parallelamente rallentando il traffico fregandosene del fatto che si trovano su strade spesso molto trafficate,quando il codice della strada prevede che viaggino esclusivamente in fila indiana uno dietro l’altro. Purtroppo i ciclisti se ne fregano totalmente e continuano a fare i loro comodi su strada. Per quanto mi riguarda a chi viaggia parallelamente sulla strada intralciando il traffico sequestrerei la bici immediatamente e la ridarei al proprietario solo dietro pagamento di una sanzione amministrativa elevatissima! Le regole per una civile convivenza tra automobilisti e ciclisti esistono, e vanno rispettate. Per i ciclisti la regola prevede che viaggino uno dietro l’altro e già così sono un pericolo molto serio per la circolazione,ma se si rispetta questa regola nessun problema con chi va in bici e i loro diritti vanno rispettati.Ma se ci si mette parallelamente in due o più,come sistematicamente succede, rallentando il traffico automobilistico allora sono per il sequestro immediato della bici e verbale al conducente. Buona giornata a tutti
Sono stradista ormai da piu” di 50 anni
ricordo l’epoca in cui spesso si veniva incoraggiati dagli automobilisti mentre ci si allenava poi il famoso Forza Gimondi al passaggio .Da circa 20 anni si percepisce sempre piu’ forte l’astio verso il ciclista anche se viaggia da solo e quindi non occupa spazi contestabili.Spero di sbagliarmi ma di questo passo non vedo futuro per il ciclismo su strada come lo intendiamo oggi ,forse puo’ proseguire su circuiti chiusi ,mai pero’ sulle ciclabili attuali,puo’ proseguire su pista e come MTB o GRAVEL.
Buongiorno, e buon Natale a tutti.
Vivo in provincia di Roma e in zona è accaduto che di domenica mattina, verso le 8.30 del mattino, due auto hanno chiuso un gruppo di 5 ciclisti e li hanno picchiati usando anche i tirapugni. Uno dei ciclisti che ci ha raccontato l’ episodio ha detto fortunatamente non hanno tirato fuori dei coltelli. A mio avviso chi ha usato la pistola l’ ha fatto per fare spaventare i ragazzi è un divertimento del c…o, ma non credo ci fosse l’ idea di fare male. L’ agguato accaduto qui mi ha veramente allarmato.
Daniele
Premesso: sono un cicloturista che macina ogni settimana chilometri in MTB. Ma sono anche, per lavoro, un autotrasportatore. E io mi metto nei panni di chi la strada la deve usare per il motivo principale: il lavoro! E chi la usa per allenarsi o divertirsi non dovrebbe intralciare gli altri, soprattutto in certi orari e su certe strade. Altrimenti poi capitano episodi deplorevoli da condannare come quello di questo vostro articolo.
Condivido ovviamente sia il biasimo e l’indignazione per l’episodio raccontato, sia la preoccupazione per l’ostilità manifesta di alcuni cittadini, automobilisti in particolare, nei confronti dei ciclisti (e non di rado anche dei pedoni).
Siamo un paese dove alcuni nei social istigano a delinquere contro chiunque vada in bici in alcune città e uno pseudo giornalista, che dovrebbe soggiornare nelle patrie galere anche per altri episodi precedenti, aveva anche esplicitamente dichiarato di voler “ammazzare” i ciclisti compiacendosene.
Recentemente c’è stata la famigerata manifestazione fallita e tragicomica degli automani contro le ciclabili e le città a 30 km/h di cui si è parlato anche qui, terminata nella buffonata demenziale che tutti conosciamo.
Se non verrà migliorato assolutamente nulla in ambito normativo e infrastrutturale in gran parte dell’Italia, auspico seriamente procedure d’infrazione europee e una futura mobilitazione nazionale CONTRO le auto da parte di tutti gli italiani ciclisti e pedoni, che devono rischiare la vita ogni giorno persino quando attraversano sulle strisce pedonali.
E’ strapieno di automobilisti che circolano senza alcuna necessità reale anche per brevi tratti di strada, e che causano DANNI conclamati di ordine sociale, sanitario e di sicurezza tutti giorni, da decenni, in ogni grande città come in ogni piccolo centro urbano e anche nelle periferie di molti comuni, dove si verificano spesso incidenti catastrofici generati quasi sempre da gravissime violazioni del Cds, fra cui sistematico eccesso di velocità.
Ho segnalato per anni al mio comune di residenza l’indisciplina criminale di automobilisti incivili che NON si fermano nè rallentano in prossimità di attraversamenti pedonali vicini anche a scuole e ospedali,con gente in attesa
Per interventi politici seri, comunque, occorrono altri governanti, di altra cultura e mentalità. E di altra civiltà ed etica.
Vado anch’io in bicicletta da anni. Ci sono però comportamenti da parte di noi ciclisti che esasperano gli animi. Non giustifico l’accaduto, anzi. Però una bella fila indiana non è difficile da realizzare e se devi parlare con il tuo amico di scampagnata non è necessario farlo dal centro della carreggiata.
[Gentile Alfredo, questa squadra di giovani atleti si stava allenando rispettando tutte le regole del caso e avevano un’ammiraglia in testa e una in coda al gruppo: il suo commento è davvero fuori luogo visto l’accaduto, parlare di “comportamenti da parte di noi ciclisti che esasperano gli animi” sotto un articolo che riporta questo episodio – a nostro avviso – fa parte del problema – Bikeitalia.it]
Non capisco. Aveva tutta la strada libera. Poteva spostarsi leggermente nell’altra corsia.
Questo è un atteggiamento di puro odio verso i ciclisti. Andrebbero perseguiti le persone che sui social alimentano l’ostilità verso gli amanti della bicicletta. È mancanza di civilta’.
Purtroppo questo paese, il mio paese, c’è un livello di arretratezza enorme.
Mi chiedo: ma la politica che fa’?
Credo sarà facile per la Polizia di Stato o i Carabinieri individuare l’auto. Personalmente, indagherei l’autore del gesto per tentato omicidio (dolo eventuale, il ciclista poteva cadere e morire). Mi auguro di leggere a giorni il risultato del lavoro delle Forze dell’Ordine.
Da noi in Abruzzo, un famoso comico nostro, dice spesso nei suoi spettacoli in vernacolo (spero che lo capiate) “LA GENDE STA SSAURITA…E PURE NA FRECAAAAAA!!!” E ha ragione da vendere. Io ho rischiato spesso di essere investito da gentaglia che crede di essere Schumacher quando è in macchina, che non conosce nemmeno il codice della strada o si limita a farselo da se!
Buonasera,
quello che si è verificato in val d’Adige, come ai tanti atti e comportamenti violenti nei confronti di chi fa sport in bici, è l’ultimo caso di iuna mancanza di rispetto e cultura verso questo sport.
Si è stanchi di vedere queste cose, si vedere incidenti mortali da parte di padri di famiglie, figli e nonni che amano e praticano questo sport.
Le istituzioni politiche devono incominciare a fare qualcosa di concreto, devono controllare verificare e accertare chi assume comportamenti irrispettosi nei confronti di chi fa questo sport.
Il ministro allo sport deve incominciare a fare qualcosa, fosse successo contro i calciatori avrebbero già preso provvedimenti
Un cittadino amante e praticante di questo sport.
Serve una denuncia alle autorità giudiziarie.