Rubriche e opinioni

Odio social contro i ciclisti: scatta la denuncia

Odio social contro i ciclisti: scatta la denuncia

In Rete qualcuno augura la morte a chi sceglie la bici. Ogni giorno. La Fondazione Michele Scarponi dice basta: azioni legali contro chi semina odio attraverso i social media. Perché la strada è di tutti, e sulla strada non c’è spazio per l’odio.

C’è un veleno che scorre silenzioso tra le righe dei post, tra i commenti lasciati di fretta sotto un video, tra le condivisioni rabbiose di una notizia qualsiasi che ha per protagonisti loro: i ciclisti. Quelli che ogni giorno salgono in sella per andare a lavorare, per accompagnare un figlio a scuola, per allenarsi, per vivere meglio.

Quelli che purtroppo, sempre più spesso, diventano bersagli.

Nei mesi scorsi, la Fondazione Michele Scarponi ha raccolto decine – centinaia – di esempi. E no, non sono semplici “battute di cattivo gusto”. Sono odio. Diretto. Esplicito. Violento. Eccone alcune:

  • «Io li sfioro apposta, così capiscono che la strada è nostra».
  • «Quando vedo un gruppo di ciclisti mi viene voglia di investirli».
  • «Un ciclista in meno è sempre una buona notizia».
  • «Se muoiono, un motivo c’è. Che stiano fuori dalle scatole».

Parole così non sono solo inaccettabili: sono pericolose.

Investimento ciclista automobilista
L’odio contro i ciclisti dilaga online: la Fondazione Michele Scarponi passa all’azione

Perché dietro a ogni commento di questo tipo c’è un pensiero che si insinua, si normalizza, si diffonde. E poi si trasforma. In una manovra azzardata. In una precedenza negata. In un clacson che diventa aggressione. In un’auto che passa troppo vicino.

Parole che uccidono due volte: prima in rete, poi sulla strada.

Un gesto concreto per difendere la dignità di chi pedala

La Fondazione Michele Scarponinata in memoria dell’indimenticato campione ucciso dalla persona alla guida di un furgone mentre si allenava in bici – lavora ogni giorno per una mobilità più sicura, giusta e umana. E oggi fa un passo in più.

Per la prima volta in Italia, una Fondazione sceglie di agire legalmente contro chi incita all’odio contro i ciclisti.

Sì, hai letto bene. Da oggi, ogni post, commento o contenuto social che diffonde odio verso chi pedala verrà monitorato. E, nei casi ritenuti penalmente rilevanti, denunciato.

Si tratta di reati come:

  • diffamazione
  • istigazione a delinquere
  • apologia di reato
  • incitamento all’odio

Perché la libertà di parola non è il diritto di odiare. Non è il diritto di augurare la morte. Non è il diritto di trasformare un cittadino che sceglie la bici in un bersaglio.

Tu puoi fare la differenza

La Rete è il luogo dove si forma l’opinione pubblica. E dove può anche essere trasformata. Per questo la Fondazione invita chiunque legga, veda, intercetti contenuti di odio contro i ciclisti, a non voltarsi dall’altra parte.

📩 Invia uno screenshot (se possibile corredato di link al contenuto diffuso io online) all’indirizzo:
[email protected]

Ogni segnalazione sarà trattata nel pieno rispetto della privacy e analizzata da un team di legali esperti. E se necessario, si andrà in Tribunale.

Perché difendere i ciclisti non è solo promuovere sicurezza stradale. È affermare un principio semplice, ma potente: nessuno ha il diritto di disprezzare, minacciare, odiare un altro essere umano per come sceglie di muoversi.

E perché – come ricordava spesso Michele – la strada è di tutti. Ma su quella strada non c’è spazio per l’odio.

Sostieni la Fondazione Michele Scarponi

La Fondazione Michele Scarponi si impegna ogni giorno per promuovere una cultura della mobilità più sicura e rispettosa, a partire dalla tutela degli utenti più fragili della strada. È possibile contribuire a questa missione attraverso diverse forme di sostegno.

Una delle più semplici ed efficaci è la destinazione del 5×1000: è sufficiente apporre la propria firma nella dichiarazione dei redditi e indicare il Codice Fiscale della Fondazione Michele Scarponi ETS: 93154670421.

Ogni contributo aiuta a sostenere progetti educativi, campagne di sensibilizzazione e azioni legali a difesa della sicurezza stradale.

Maggiori informazioni al link: https://fondazionemichelescarponi.com/come-donare/

[Fonte]

Commenti

  1. Giuseppe ha detto:

    Torno ancora su queste pagine. Chiedo scusa, ma anche sul mio cellulare iniziano a comparire video messaggi da parte di persone, anche con un linguaggio non proprio da educande, forse per bisogno di dare così maggior peso alle proprie parole, che espongono commenti, giudizi ed opinioni sui ciclisti, abbastanza spiacevoli. E quindi devo farlo. Fermo restando quanto ho già detto in tema di responsabilità da parte nostra, nei casi di condotta non rispettosa del codice della strada e di tutti i suoi utenti, voglio riportare solo un frammento dell’ultimo di questi video. Al di là di espressioni ironiche su gambe depilate, tutini aderenti, cestini per bici da donna, ciclisti categoria radical chic in quanto rispettosi dell’ambiente (???), questa persona si soffermava sul colore fluo del nostro abbigliamento o parti di esso, collegando evidentemente il colore ad un giudizio negativo sulla persona che lo indossa. Ora, a parte che il fluo è un colore. Può piacere o no, esattamente come il giallo, il blù o l’arancione. Ma dico io: ti sei chiesto, al di là del dato estetico, perché il ciclista indossa quel colore? Forse per proteggersi dalle scariche elettriche, dai fulmini, dalle trombe d’aria? Eppure è lo stesso colore che, per esempio, sono obbligati ad esporre gli addetti ai lavori autostradali o l’automobilista, o il motociclista (che in un secondo video lui stesso ha ammesso di essere) che si ferma in panne in corsia d’emergenza. Ma non credo che questa domanda lui se la sia fatta. E credo che se gliel’avesse fatta Mike Buongiorno, forse avrebbe scelto la busta numero due. Ciao.

  2. Giuseppe ha detto:

    Ho già commentato un po’ di tempo fa. Oggi torno a farlo per un episodio che mi è capitato un paio di mesi fa e, di nuovo, appena 30 minuti fa. Stavolta aiutato dal testo di una canzone di Max Pezzali. La sua fa: stessa storia, stesso posto, stesso bar. La mia invece: stessa storia, stesso posto, stesso rischio. Storia e posto uguali infatti. Una passeggiata rilassante in bici, la storia; una statale come tante, il posto. Purtroppo anziche’ il bar, che per fortuna ho potuto cmq raggiungere dopo, stesso rischio per me di poter essere investito da un’auto. Unica differenza: il mio senso di marcia. E siccome il tratto stradale in questione non è in pianura, una volta in salita e l’altra in discesa. Ma il film è uguale. Io che rispetto la mia destra e la macchina che fa lo stesso, ma sempre con la mia di destra. Evidentemente la mia destra deve essere affascinante ed attrattiva, alla stessa stregua di quei cartelloni pubblicitari raffiguranti Belen Rodriguez, tanto ipnotici per quei malcapitati automobilisti. La strada in questione è abbastanza larga, adesso anche riasfaltata e bene ed è rettilinea e senza traverse. Una condizione che non dovrebbe obbligare chi guida, tanto una bici, quanto un’auto, a decisioni obbligate e/o affrettate per qualche imprevisto. Anche la presenza in senso a me contrario, la seconda volta, di una quindicina di ciclisti, pur se non tutti in fila indiana, ma cmq ben visibili ed in salita rispetto a me, per cui ad una velocità che ne avrebbe consentito il sorpasso da una macchina agevolmente e presto, una volta libera la corsia opposta, non è servita. Quel sorpasso, come il primo, tra due macchine, andava fatto, lì e subito, incuranti di ogni conseguenza. Mi è andata bene e posso raccontarlo. Succederà ancora? Verosimilmente si. Non fosse altro perché questi episodi non sono per me certo i primi; li ho trovati più “interessanti”, per le loro similitudini, ma non credo che mi demotiveranno dall’andare in bici. Del resto consigliare ad un appassionato di non uscire perché c’è troppo caldo o è troppo rischioso, è come dire ad un giocatore di poker di smettere, perché potrebbe perdere. In entrambi i casi, non vi ascolterà. Solo che a poker il rischio estremo è la perdita. In bici, la possibilità di non tornare più a casa. Non dobbiamo passare dalla parte del torto per comportamenti superficiali o incauti. Ma è importante dare voce, a tutti i livelli, alle nostre istanze. Come e dove è possibile ed opportuno. Grazie.

  3. Claudio Meregalli ha detto:

    L’odio contro i cicilisti è generato dall’invidia di chi, in coda sulle strade urbane, si vede sorpassare dai ciclisti che pedalano beati sulla ciclabile scorrevole. Alla prima occasione utile in cuor suo giureranno di fargliela pagare perché non ritengono giusto che loro stiano in coda e i ciclisti no.
    Peccato che la loro ignoranza gli impedisca di capire che il traffico sono loro stessi con cui quindi dovrebbero prendersela.
    Con 39 milioni di auto su una popolazione di 59 milioni non abbiamo spazio per farle circolare. Forse se la benzina salisse a 10 € al litro e gli 8 € in più venissero usati per il trasporto pubblico le cose potrebbero cambiare con buona pace per tutti, ciclisti compresi…

  4. Giorgio Zanotti ha detto:

    Mi capita spesso, pur pedalando con bdc in solitaria e quindi stando a destra della corsia di marcia senza ostacolare gli altri utenti della strada, di venire sorpassato in velocita’ da automobili e piu’ spesso camion o TIR con distanza laterale di qualche centimetro ;ma guai a compiere qualche gesto di protesta perche’ nel 50% dei casi chi mi sorpassava con tanta fretta frena apposta di colpo e ripetutamente davanti a me e poi accosta con il chiaro intento di bloccarmi , ma in tal caso bisogna essere lesti : o si sale sul marciapiede se disponibile e si scappa ,oppure nel mentre che l’autista fa per scendere, sorpassarlo velocemente e imboccare se possibile una via laterale o dirigersi verso il centro paese .In un altro caso un autista di furgone ,deliberatamente ha sterzato verso di me con il chiaro intento di investirmi. Il consiglio che posso dare dopo molti anni di bicicletta e’ quello di segnalare con le braccia qualsiasi cambio di direzione anche se puo’ sembrare superfluo e , in caso di precedenza del ciclista, fare un gesto di stop con il braccio all’autista che deve fermarsi : ho constatato che questo aiuta molto a farsi rispettare e ridurre i contenziosi ,nonostante ci sia sempre una percentuale che non accettera’ mai di fermarsi per un ciclista.

  5. Gianni Faraone ha detto:

    Ottima iniziativa. Parlo sia da ciclista, che quando è su strada ne vede di tutti i colori, che da automobilista, rispettoso dei ciclisti che ho davanti o vicino. Il ragionamento è questo :
    un ciclista è praticamente disarmato e basta sfiorarlo per stenderlo ; un automobilista è praticamente a bordo di un carro armato e basta strusciare, anche lievemente, una bici , e può finire molto male per il malcapitato ciclista.
    E’ pur vero che ci sono alcuni ciclisti che non si comportano proprio bene, occupando troppa sede stradale, ma questo non autorizza nessun automobilista a stenderlo.
    In Italia ancora non si è ancora assimilata quella cultura di educazione stradale propria di altri paesi, vedi Spagna, Germania, Francia, Paesi Bassi dove la bicicletta è un normale mezzo di locomozione, ed il ciclista un normale utente della strada, al pari dell’automobilista.
    Il Codice della strada ha ancora insufficenti norme per regolamentare la circolazione dei “Velocipedi” e, quelle che ci sono non vengono rispettate.
    La strada è di tutti e percorrerla in sicurezza, rispettando le norme, si può con qualsiasi mezzo autorizzato.
    Sono stato un pò logorroico ma, spero, chiaro .

  6. Pozzi Giuseppe ha detto:

    Lodevole iniziativa, complimenti e tutto il mio sostegno. Però…..!
    C’è sempre un’altro lato della medaglia. Proprio stamattina mentre come mio solito andando al lavoro ( 10 km in bicicletta) e immerso nella consueta libertà di pensiero aiutato dalla pedalata su strade rurali, pensavo come avviare il discorso ai partecipanti della prossima e prima uscita cicloturistica. La decisione è stata nel spiegare il comportamento del ciclista per una miglior sicurezza e comportamento per evitare quanto avete appena scritto.
    Evitare le principali strade con traffico è la prima e importante considerazione da sottoporsi. Mettere nelle condizioni ad un auto ma peggio ancora un mezzo pesante a manovre azzardate per un sorpasso su strade senza spazio o percorso ciclabile è motivo di un aumento di odio reciproco.
    È vero, siamo una nazione con mancanza di cultura urbana riguardo alla ciclabilità, ed è proprio per questo che dobbiamo considerare l’insieme delle cose e comportarci di conseguenza.

  7. Fulvio ha detto:

    bella iniziativa. cosa che avevo pensato immediatamente dopo il periodo covid 19, da li le cose sono molto peggiorate sulla strada e sui social riguardo all’odio verso le persone che utilizzano la bici e sottolineo persone, non ciclisti, siamo prima di tutto delle persone, dopo si è ciclisti, pedoni, automobilisti, ecc, ecc. sta a noi essere persone rispettose delle regole, vale per chi pedala in sella a una bici, , guida un auto, camion, moto ecc. Quelli che provano odio verso qualcuno sulla strada sono coloro che le regole non le rispettano.
    un aneddoto accaduto pochi minuti fa, rientrando a casa sulla mia bici, lungo la strada macchine e moto parcheggiate che invadono la corsia di marcia un automobilista mi sorpassa a tutti i costi nonostante stesse sopraggiungendo un veicolo dal senso opposto, mi fa il pelo con lo specchietto, dopo 100 metri si ferma in mezzo alla corsia, scende e si va a prendere le sigarette… un classico quotidiano. proporrei una dash cam obbligatoria sulle bici e che ci fosse la possibilità di denunciare questi fatti e far saltare qualche patente, in pochi mesi sono più che certo che le cose cambiano

  8. Franco Nannarelli ha detto:

    Finalmente…è veramente “sgradevole” leggere certi commenti sui social. Commenti che dovrebbero essere condannati anche da chi non è ciclista. Denunciare e emarginate è la strada giusta.

  9. Giuseppe ha detto:

    Argomento spinoso. Si fa certamente bene a parlarne ed iniziative come questa della Fondazione Scarponi, vanno plaudite e sostenute. Chi va in bicicletta almeno una settimana quotidianamente, si è di certo imbattuto con un clacson che si intromette, anche senza motivo, nel ticchettio armonico di un mozzo posteriore, o con un paraurti che vuole fare troppa amicizia con le nostre caviglie. Ma, a parte questo, credo che è giusto riconoscere le nostre colpe (e, non in tanti casi, per la verità, ma capita di vederne), come ammettere che il senso civico si apprende ben prima di iniziare a macinare chilometri, come in tante altre cose. La strada probabilmente è un termometro che misura il livello di apprendimento e messa in atto che ognuno possiede di questa materia. Questa dell’odio sul web per i ciclisti, non la conoscevo. Almeno nei termini descritti. Sulle cause, a cominciare dai comportamenti su strada, mi sono interrogato. Avrei anche delle risposte; ma, alla fine, ne vengo fuori solo con una parola: incomprensibile.

  10. Coc Hane ha detto:

    … vengono i brividi pensare che si debba fare ciò, arrivare a tanto. Comunque è bene. Giusto! Bravi.
    Personalmente, durante i miei rarissimi spostamenti in macchina, semplicemente, metto a disposizione di tutta l’utenza, l’esperienza maturata sulla bici. Semplicemente guido come ho dedotto si debba fare dopo aver percorso tutta la mia vita in bicicletta. Sono cosciente del pericolo che rappresentano quasi due tonnellate di caldaia, lamiere, sospensioni, tergicristacci e chi più ne sa più n’aggiungla. Lo dico sempre a chi ho a bordo perché non di rado, prima di addormentarsi sul sedile a fianco o dietro, il passeggero non potrà fare a meno di dirmi che sono prudente, troppo prudente. Che guido in modo pacifico e dio rispondo che ho imparato in bicicletta a condurre la vettura.

    [Questo commento è stato moderato prima della pubblicazione – Bikeitalia.it]

  11. FULVIO TRIVELLIN ha detto:

    Non si può non essere d’accordo: in Francia, ad esempio, c’è maggior rispetto dei ciclisti. Penso anche altrove. Tuttavia mi permetto un paio di distinguo nella speranza che la vocazione tendenzialmente censoria delle redazioni in genere consenta lo stesso di pubblicare questo intervento.
    Primo: mi pare di assistere al vociare assordante di troppe minoranze qui in Italia e altrove, che reclamano diritti prima di aver letto o capito che ci sono anche dei doveri da parte loro e che non si può pretendere tutto e basta.
    Secondo: tra questi doveri ci sarebbe non solo quello del casco ma pure quello di andare sulle corsie per i ciclisti laddove esistenti, anziché sentirsi i “professionisti del sabato e della domenica” e invadere le strade, anche avendo di fianco la ciclabile, come vedo che accade spessissimo, il sabato e la domenica appunto, dalle mie parti (val Chisone, prov. di Torino) e non solo.
    Pertanto, reclamare diritti individuali similmente a troppe minoranze vocianti quando non si ottemperano ai minimi doveri mi pare la solita manfrina di chi pretende e basta, tanto è più facile lamentarsi che mettersi in discussione e seguire le regole.
    Dopodiché chi corre a piedi, chi passeggia uno a fianco all’altra, chi porta il passeggino in coppia affiancata, chi si ferma in gruppo e chiude la ciclovia, ecc. dovrebbe spiegarmi cosa ci sta a fare sulle ciclabili.

    [Gentile Fulvio, abbiamo ritenuto di pubblicare il suo commento polemico in versione integrale perché non è nostra intenzione censurare la libertà di espressione ma precisiamo che contiene diverse inesattezze, a partire dal dovere di indossare il casco (non è così, in quanto non è un obbligo previsto dal Codice della Strada). Sul tema della condivisione dello spazio pubblico, dei diritti/doveri e della priorità delle responsabilità a seconda del mezzo che si utilizza consigliamo la lettura di questo articolo di Matteo Dondé > https://www.bikeitalia.it/2021/05/05/condividere-lo-spazio-pubblico-diamo-strada-alle-persone/ – Bikeitalia.it]

  12. Fabrizio ha detto:

    Ottima iniziativa purtroppo sono cose tutte vere io personalmente quando parto da casa abitando attaccato al confine con la Slovenia la maggior parte delle uscite le faccio oltre confine dove sono decisamente più rispettosi dei ciclisti e al rientro ci vuole massima attenzione in quanto non vi è rispetto per noi ciclisti

  13. Raigal55 ha detto:

    Davvero una lodevole iniziativa cui auguro successo! Bravi! Associerei qualche articolo indirizzato ai colleghi ciclisti che qualche volta sono imprudenti in strada. Non credo molti, ma da formare. Buone pedalate a tutti!

  14. Marco ha detto:

    Meraviglioso, complimenti a chi ha avuto il coraggio e la voglia di metterci la faccia e agire!

  15. Alessandro D’Andrea ha detto:

    [Questo commento non è stato pubblicato > https://www.bikeitalia.it/linea-guida-moderazione-commenti-su-bikeitalia-it/ – Bikeitalia.it]

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